Se c'è un momento difficile nell'allattamento, specie quando si avvia, molto meglio il peridon o il Plasil (entrambi farmaci antivomito con effetto collaterale di aumentare la produzione di latte) che l'aggiunta, per dire.
Io ho preso il Plasil, visto che l'allattamento stentava a avviarsi e non si capiva bene perchè. Di fatto la bimba non aumentava di peso e alla doppia pesata il latte totale era un po' scarsino.
Qui parla di uno studio fatto sul domperidone (Peridon)
http://it.health.yahoo.net/p_news.asp?id=6970
dice come agisce e che nel latte ne passano piccole quantità.
L mia pediatra mi diceva che loro in pediatria alle mamme ricoverate coi bimbi, che spesso per lo stress e stanchezza avevano un calo di latte, davano sempre il Plasil di default e non hanno mai avuto problemi nei bimbi.
Peridon in allattamento
- Cosetta
- Admin

- Posts: 8322
- Joined: Mon Jul 22, 2013 4:13 pm
Vi riporto un pezzo perchè è interessante
"Produrre il latte è una capacità fisiologica normale dell’organismo femminile, e solo una bassissima percentuale di donne presenta problemi. Per comprendere quando utilizzare un farmaco per aiutare la produzione di latte è appropriato e presenta buone probabilità di riuscita, bisogna essere in grado di valutare correttamente l’andamento di un allattamento, in primo luogo discriminando le cause frequenti di scarso apporto di latte al neonato (come una gestione errata dell’allattamento, un bambino che poppa poco efficacemente, l’introduzione di giunte e l’uso di biberon e ciucci) da quelle rare, come la scarsa produzione di prolattina. Solo in quest’ultimo caso l’uso di farmaci per stimolare la produzione può avere buone probabilità di successo.
La prolattina, puntualizza Hale, non induce la produzione di latte, bensì la permette. Questo significa che questo ormone costituisce il “trigger” necessario ai lattociti per produrre il latte, ma che non c’è una relazione dose-effetto; sono infatti sufficienti quantità di prolattina anche appena sopra il livello basale per ottenere, in assenza di fattori inibitori come gli ormoni placentari (estrogeno e progesterone), la piena produzione di latte. La prolattina presenta un picco poche ore dopo il parto, per poi abbassarsi relativamente e tararsi a un certo livello determinato dalla frequenza ed efficacia con la quale il seno viene drenato del latte. Fondamentali sono in questo senso le prime 4-6 settimane di allattamento, che servono a calibrare la produzione di tutto il periodo della lattazione. Dopo questo primo periodo, il tasso di prolattina cala in modo significativo, mantenendosi però sempre a livelli superiori a quello precedente la gravidanza. Ciò è sufficiente a mantenere un’adeguata produzione di latte nella donna, purché l’allattamento venga comunque effettuato con la necessaria frequenza, seguendo la richiesta del bambino.
Incrementare la produzione. Qualora in un determinato momento della lattazione la prolattina sia al di sotto del livello basale, è possibile che la donna non stia temporaneamente producendo una quantità adeguata di latte per il suo bambino. Questo accade, una volta esclusi i casi in cui una semplice correzione dei ritmi o modalità di allattamento è sufficiente a risolvere il problema, in una proporzione stimata intorno allo 0,1 per cento delle nutrici. In tali situazioni un aiuto farmacologico, che può anche essere temporaneo, può aiutare. Il farmaco più noto per favorire indirettamente la lattopoiesi è il domperidone, sostanza utilizzata per le sue proprietà di antiacido. Il domperidone è un antagonista periferico della dopamina e pertanto agisce indirettamente sulla produzione del latte. Gli effetti collaterali sono modesti e il suo passaggio nel latte è contenuto; inoltre è scarsamente assorbito dall’intestino del lattante. Secondo gli studi presentati da Hale, al dosaggio di 10 mg 3 volte al giorno la concentrazione nel latte è stata di circa 2,6 μg per litro; la prolattina è stata incrementata in media da 12,9 a 119,3 ng per millilitro, rendendo quindi possibile la produzione di adeguati quantitativi di latte. Nonostante il farmaco sia stato di recente oggetto negli Stati Uniti di alcune controversie, Hale ne ribadisce l’efficacia e la sicurezza nelle donne che allattano, e sottolinea come sia solo opportuno accertarsi che i livelli di prolattina di una nutrice siano inadeguati, prima di prescriverne l’utilizzo."
"Produrre il latte è una capacità fisiologica normale dell’organismo femminile, e solo una bassissima percentuale di donne presenta problemi. Per comprendere quando utilizzare un farmaco per aiutare la produzione di latte è appropriato e presenta buone probabilità di riuscita, bisogna essere in grado di valutare correttamente l’andamento di un allattamento, in primo luogo discriminando le cause frequenti di scarso apporto di latte al neonato (come una gestione errata dell’allattamento, un bambino che poppa poco efficacemente, l’introduzione di giunte e l’uso di biberon e ciucci) da quelle rare, come la scarsa produzione di prolattina. Solo in quest’ultimo caso l’uso di farmaci per stimolare la produzione può avere buone probabilità di successo.
La prolattina, puntualizza Hale, non induce la produzione di latte, bensì la permette. Questo significa che questo ormone costituisce il “trigger” necessario ai lattociti per produrre il latte, ma che non c’è una relazione dose-effetto; sono infatti sufficienti quantità di prolattina anche appena sopra il livello basale per ottenere, in assenza di fattori inibitori come gli ormoni placentari (estrogeno e progesterone), la piena produzione di latte. La prolattina presenta un picco poche ore dopo il parto, per poi abbassarsi relativamente e tararsi a un certo livello determinato dalla frequenza ed efficacia con la quale il seno viene drenato del latte. Fondamentali sono in questo senso le prime 4-6 settimane di allattamento, che servono a calibrare la produzione di tutto il periodo della lattazione. Dopo questo primo periodo, il tasso di prolattina cala in modo significativo, mantenendosi però sempre a livelli superiori a quello precedente la gravidanza. Ciò è sufficiente a mantenere un’adeguata produzione di latte nella donna, purché l’allattamento venga comunque effettuato con la necessaria frequenza, seguendo la richiesta del bambino.
Incrementare la produzione. Qualora in un determinato momento della lattazione la prolattina sia al di sotto del livello basale, è possibile che la donna non stia temporaneamente producendo una quantità adeguata di latte per il suo bambino. Questo accade, una volta esclusi i casi in cui una semplice correzione dei ritmi o modalità di allattamento è sufficiente a risolvere il problema, in una proporzione stimata intorno allo 0,1 per cento delle nutrici. In tali situazioni un aiuto farmacologico, che può anche essere temporaneo, può aiutare. Il farmaco più noto per favorire indirettamente la lattopoiesi è il domperidone, sostanza utilizzata per le sue proprietà di antiacido. Il domperidone è un antagonista periferico della dopamina e pertanto agisce indirettamente sulla produzione del latte. Gli effetti collaterali sono modesti e il suo passaggio nel latte è contenuto; inoltre è scarsamente assorbito dall’intestino del lattante. Secondo gli studi presentati da Hale, al dosaggio di 10 mg 3 volte al giorno la concentrazione nel latte è stata di circa 2,6 μg per litro; la prolattina è stata incrementata in media da 12,9 a 119,3 ng per millilitro, rendendo quindi possibile la produzione di adeguati quantitativi di latte. Nonostante il farmaco sia stato di recente oggetto negli Stati Uniti di alcune controversie, Hale ne ribadisce l’efficacia e la sicurezza nelle donne che allattano, e sottolinea come sia solo opportuno accertarsi che i livelli di prolattina di una nutrice siano inadeguati, prima di prescriverne l’utilizzo."
- Cosetta
- Admin

- Posts: 8322
- Joined: Mon Jul 22, 2013 4:13 pm
Detto questo, se puoi spiegarci meglio la situazione forse insieme possiamo valutare meglio quale può essere il problema.
Io non so se avevo la prolattina bassa, però so che qualche giorno di Plasil ha risolto il problema e, come dicevo, secondo me è meglio che iniziare subito con le aggiunte.
Però ci sono altri comportamenti e prodotti che aiutano (dormire un po' di giorno, bere molto, prodotti a base di erbe come il Nursing o tisane alla galega).
Io non so se avevo la prolattina bassa, però so che qualche giorno di Plasil ha risolto il problema e, come dicevo, secondo me è meglio che iniziare subito con le aggiunte.
Però ci sono altri comportamenti e prodotti che aiutano (dormire un po' di giorno, bere molto, prodotti a base di erbe come il Nursing o tisane alla galega).