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Posted: Thu Feb 10, 2011 1:10 pm
by France
LauraDani wrote:no, non dico che ne risente di meno, è ovvio
però continuo a pensare che il discorso di enza cercasse di mettere a fuoco una conseguenza della crisi magari meno evidente di quelle lampanti relative alla materialità quotidiana
non credo fosse una gara a chi sta peggio

Ha detto "in rapporto il benestante ha dovuto abbassare di più la testa perché ha dovuto ridurre di tanto le proprie aspettative"

Pensa a quello che non ce la fa più a fare la spesa di quanto diminuisce le sue aspettative...

Posted: Thu Feb 10, 2011 1:15 pm
by LauraDani
lei ha scritto: "in rapporto" e penso intendesse alla situazione precedente

per questo, ripeto, non credo si facesse una classifica (ma magari mi sbaglio e sto travisando il suo pensiero)

Posted: Thu Feb 10, 2011 1:44 pm
by Rie
La crisi c'è eccome.
Ma è anche vero che le risorse del bilancio familiare a volte si distribuiscono in maniera tale da farla risultare ancor più pesante perché non si vuole ridurre il proprio tenore di vita, con una corretta scala di valori fra ciò che è fondamentale e ciò che non lo è.

Sul lavoro, con stupore constato come spesso mi tocchi avere a che fare con cessioni del quinto dello stipendio di operai che pretendono di possedere beni che a volte non si concede neanche il loro presidente, o almeno non così nuovi e così belli. A credito. In rincorsa. Qualunque cosa pur di non rinunciare.

Non sminuisco, certo, i problemi oggettivi dei lavoratori e l'alibi delle aziende che usano la crisi come paravento per tagli evitabili.
Nè la fatica di arrivare a fine mese per molte famiglie.
Ma mi sembra di averne viste alcune che senza l'onda lunga del benessere diffuso da chi magari poi creava buchi nei conti pubblici (penso agli anni 80, in cui davvero stavamo in media meglio, noi della cosiddetta classe "media", ma era un'illusione...) non sanno da che parte girarsi, e a volte si girano da quella sbagliata.


Avete presente il movimento per la decrescita felice?
http://decrescitafelice.it/
Una volta ne ho sentito parlare un esponente, e la sua visione critica della nostra società mi ha aiutata a capire che, forse, crisi a parte il problema è nel sistema e in quelli che noi consideriamo elementi irrinunciabili del nostro quotidiano.
A costo di non avere di che parage l'avvocato in una causa di lavoro...

Io per prima faccio mea culpa.
Ci sono cose a cui sono tenacemente attaccata e fatico a "decrescere felicemente".
Ma a tutto c'è un limite e andare a mettere in difficoltà l'avvocato che lavora per noi, se le risorse si possono trovare con qualche sacrificio fattibile, mi pare troppo.