viola 52 wrote: Che situazione complessa, visto che non me la sento di bocciare in toto la posizione del sindaco leghista e le legittime paure dei padoani.
Voi come la pensate su questo tema, sicuramente delicato, ma che mette in discussione il principio primo, del recupero sociale di chi ha sbagliato e poi pagato con la pena detentiva.
Paola M. wrote:Prima di leggermi tutto il resto e analizzare la questione dal punto di vista umano vorrei che si facesse un distinguo ben preciso in questa vicenda. Si sa che io non sono per nulla affine alla politica leghista MA in questo caso le remore del fatto che il figlio di Reina rimanga al nord hanno una matrice "storica". Il diffondersi della mafia al nord avviene proprio nel periodo dei soggiorni obbligati voluti dallo stato, tanto più che questo signore Riina non si è mai pentito né tanto meno ha mai rinnegato le sue origini, la sua attività mafiosa all'interno dell'organizzazione del padre.
infatti Paola, come io stessa dicevo, pur non approvando in pieno la politica leghista, capisco la posizione del sindaco.
Anche qui abbiamo avuto un caso simile, in cui il reato di associazione a delinquere è stato reiterato con il coinvolgimento di altre persone del posto.
Ma si può sentenziare, senza pena di dubbio, che chi ha sbagliato non possa riscattarsi?
E' questo il dilemma su cui volevo riflettere con voi.
Io confesso, che quando mi sono trovata a contatto con ex carcerati, ospiti delle case famiglia in cui opera mia figlia, se la loro imputazione era di omicidio, facevo un po' fatica a rapportarmi, e se pur cercassi di non darlo a vedere, il mio non riuscire a rilassarsi, trapelava, tant'è che mia figlia mi ha spesso rimproverata per questo.
