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Sheireh wrote:...Sì, ci sta eccome, ma per Arianna è ancora peggio. Vado a prenderla al nido con lui in fascia e in casa qualche volta ce lo metto. Lei diventa ancora più arrabbiata, è come se sentisse che lo tengo ancora più stretto a me.
Che poi è lei che *pretende* che lo prenda su quando appena si lamenta, si arrabbia se non lo allatto quando piange, che si preoccupa quando ha mal di pancia...
Sarebbe completamente diverso, le necessità di due bimbi della stessa età sono gestibili in maniera diversa rispetto alle necessità di due bambini di età così diverse.
certo sheireh
il mio era un consiglio volto, da un lato, a risolvere certi problemi logistici
dall'altro credo che Arianna abbia 3 anni di età anagrafica, ma che lei vorrebbe essere un bambino piccolo piccolo, che sta tra le braccia di mamma, dorme con mamma ecc.
e non dico di allattarla, ma trovare lo spazio (in questo senso pensavo ai problemi logistici) di curare la arianna piccola
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
La mia esperienza personale dice che la “preferenza” va al figlio che ti arreca meno fastidio insomma, quello che è più facile da gestire. Per me è stato così con marco. Facilissimo neonato, facilissimo infante e altrettanto facile bambino. Sempre entusiasta, sempre allegro, mangione, dormiglione, se ha la febbre dorme e basta, insomma nonostante la sua vivacità un vero pezzo di pane. Dahlia è sempre stata complicata e ancoro oggi che ha otto anni perdura la sua natura di irrequietezza e di perenne insoddisfazione. Quindi amare marco è risultato sempre facile e incondizionato, amare dahlia è tutt’ora spinoso, non sai da che parte gira la luna, devi sempre essere pronta a modellarti sulle sue esigenze altrimenti la sua personalità così forte e determinata (e spesso è un bene) esplode e far rientrare l’allarme è più complicato che contenerlo
lui 31 agosto 2000 lei 21 dicembre 2003 noi 27 settembre 1997 Perdoniamoci le volte che non siamo stati noi quando c'erano le lotte dei tuoi sogni contro i miei. ma dimmi dove sei così ogni tanto mi oriento se non ti incontrerò ti cercherò tutto il tempo se mi sorriderai ritroverò l'entusiasmo e quel giorno non mi perderai più. non è farina del mio sacco ma di quello di franco fasano
Cara She,
ti rispondo di getto, e senza leggere gli altri interventi.
Anch'io ho provato (e provo) sentimenti molto simili ai tuoi.
Mi spiego meglio. Non mi sono resa conto di quanto "poco" amassi enrico fino a qndo non mi sono innamorata di Veronica (se ricordi misi un thread qui paragonando amore e innamoramento). Con lui non c'è stato colpo di fulmine, anzi, all'inizio ero angosciata, il senso di inadeguatezza era fortissimo ed è stato concausa dell'allattamento fallito. Come attenuante posso portare il parto allucinante e i giorni successivi ancora peggio. Tuttavia la verità è che, per esempio, non vedevo l'ora di lasciarlo ai nonni qlche ora, e qndo ha iniziato il nido (a 8 mesi) e io ho ripreso il lavoro, sono stata grata di averne uno e di potermi riprendere la mia vita. A volte penso che è stato solo qsto mio "allontanamento" a farmi cambiare prospettiva. Mi sono accorta che mi mancava e i suoi progressi, il suo diventare ogni giorno più "grande" hanno contribuito a forgiare un amore forte, maturo appunto. Ma non prendiamoci in giro, la passione totalizzante che provo ora per veronica per enrico io non l'ho mai provata. Si può parlare di preferenza in qsto caso? Io non credo. Io penso che i figli siano persone staccate da noi, diverse, ed è normale che istintivamente ci sentiamo più affini/vicini ad uno invece che all'altro.
Eppure...
anzi, prima di proseguire con l'"eppure" andiamo più sul particolare.
Qui non stai parlando di due figli cresciuti, ma di una bambina quasi autosufficiente, e di un neonato. Non sono paragonabili, perchè è UMANO essere concentrati sul più "debole", o meglio, su qllo che in qsto momento ha più bisogno di te. Aggiungici la crisi che arianna sta affrontando e i sentimenti di frustrazione, rabbia, protezione nei confronti del debole, che ti suscita.
Anch'io ero grata che enrico fosse al nido per potermi coccolare veronica tutto il giorno, io e lei sole in una bolla di felicità semplice, trasparente e perfetta (ricordiamoci che un neonato non fa dispetti, non si ribella, gli basta ricevere amore e latte, e sorride).
Eppure...
Eccoci arrivati.
Per me il cambiamento, GRADUALE, è avvenuto dopo il quarto mese, durante l'estate in cui siamo stati forzati ad una convivenza continua (era agosto) e senza il padre che invece lavorava.
Enrico si è stranamente tranquillizzato, forse percependo la quotidianità della vita di Veronica, così simile alla sua. E io l'ho visto grande il mio ometto, il mio principe, e mi sono innamorata di lui nei suoi primi (naturali, non indotti) gesti d'attenzione verso la sorella. Lui si è specchiato nel mio amore ed ha smesso di cacciarmi via (i primi mesi enrico non voleva saperne di me, non mi voleva accanto).
Ad oggi le crisi di gelosia sono sparite: niente più aggressività nè capricci. Mi chiede continuamente della sorella, vuole fare il bagno con lei, vuole giocare con lei. Ovviamente si incazza perchè tocca i suoi giochi, ma vedi, qsta non è gelosia, sono altre emozioni, sane e gestibili.
Oggi io lo guardo e lo amo come si può amare un marito, ossia di un sentimento maturo.
Veronica rimane la mia amante, ancora fuoco e lacrime di commozione anche solo se mi sorride (tanto che sono spaventata dal potere che avrà su di me qndo inizierà anche lei a ribellarsi per costruire la propria personalità), ma non mi sento più divisa.
E sono grata She, grata di avere avuto qsta possibilità di crescere emotivamente.