rufy wrote:E in questa spirale di amore e di proiezioni di sofferenze ho ripensato e sperato nelle parole di Pennac, che diceva, con la sua lucida ironia, che la realta' e' piu' sopportabile del suo fantasma, anche se peggiore.
Ci devo credere.
Mai sentito parole più vere. E' così. Tante volte ho immaginato la morte e il distacco. Tante volte ho pensato che non avrei sopravvissuto ad un simile dolore. Eppure sono qui, con una grande fetta di cuore in meno, ma so ancora ridere, sperare, sognare, gioire, vivere.
In merito al tema del post, che dire? Io ero una persona diversa, fino a quando ho visto Diego in piena crisi convulsiva. Prima ero forse un po' incoscente, non mi spaventavano febbri o malanni, non ci vedevo nulla di pericoloso o funesto.
Dopo aver visto mio figlio inerme, con gli occhi vitrei, scosso da tremiti e totalmente INDIFESO ho capito quanto lacerante sia la paura di perderlo e da allora, ad ogni malanno, non posso fare a meno di provare una sottile angoscia che mi chiude lo stomaco, ho il terrore di sottovalutare qualche sintomo che possa far capire che non si tratta di semplice influenza.
Grazie a dio il mio pediatra sa il nostro vissuto, di convulsioni e morte imporvvisa e inaspettata, e non è solo pediatra ma anche psicologo (ah !!!) e mi aiuta a non aver paura.
Scaccio l'angoscia che mi prende perchè so che comunque non si può nulla contro il destino, e che non è conveniente ne intelligente condizionarsi la vita prima che le cose capitino.
Quindi, tutto quello che faccio, è amare.. amare con tutto il cuore chi mi è caro, esserci sempre al bisogno, ed essere attenta ai dettagli.
Scusate se sono stata prolissa
