daniela73 wrote:Quoto quanto dice Ema sia nel primo che nel secondo post.
Dici che, a parte la stanchezza nei confronti di attività fisiche, il resto è normale. Ha persino fondato un giornale, se fosse svogliato o depresso non penso che userebbe le sue energie così.
Magari non è tipo da sport e crescendo (ha la stessa età di Marta) comincia a mostrare le sue vere peculiarità e magari per lui è più interessante scrivere che lanciare un pallone in un canestro. Hai mai proposto di imparare a suonare uno strumento musicale?
Te lo chiedo perchè mio nipote da piccolo "è stato costretto" a provare diversi sport ma nessuno lo convinceva, in quinta elementare ha chiesto di imparare a suonare la tromba (l'ha chiesto lui). Si è appassionato tantissimo e ora che di anni ne ha sedici suona nella banda del paese e ha deciso di studiare per fare l'arbitro...
scusa ma sono morta dal ridere ad immaginarmi tuo nipote che fischia un rigore con la tromba... :risata:
Che poi anche ANdrea (primo genito lamentoso) è pigro per lo sport, ne ha cambiati diversi, dal basket, al calcio, all'atletica, quest'anno lo abbiamo noi "obbligato" a fare nuoto perchè ha una lieve scoliosi ( e da due volte a settimana è sceso a una) ma il suo sport preferito è il divano :-D e comunque ha i suoi interessi oltre la scuola.
Forse appunto Ruggero si rende conto che non ha lo slancio sportivo del padre e della madre e se ne risente, pensa te se gli fai capire che per questo vuoi portarlo dallo psicologo!!
Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"