viola 52 wrote:Ecco questo credo sia il punto che permette a B di governare imperituro.
Perché l'operaio 1000 euro, si focalizza sull'entità della rinuncia, delegittimizzando, altre precarietà.
Lo scettro non appartiene a nessuno, perché siamo tutti nella stessa barca, e veder impoverire il tenore di vita di una classe di mezzo che adesso va scemando, non solo non permette la ripresa, ma rischia di far finire tutti nella fossa.
Forse mio marito ha ragione quando dice che la sinistra non sale, perché prova un gusto immenso a martellarsi gli zebedei.
é vero France, su un piano pratico, io ho potuto pensare meno ad un programma futuro, mi sono orientata su marche di cosmesi meno costose, prima non cominciava stagione che non mi vedesse con un nuovo acquisto di scarpe di almeno 2/3 paia e di quelle più costose, ora invece un po' campo di rendita e comunque frequento meno un certo tipo di negozi.
questo non fa di me una persona impoverita, ma certamente non permette il rilancio dei consumi con tutti gli annessi e connessi, e non so quanto possa consolare il fatto che molte classi economiche si sono avvicinate, e non perché l'operaio 1000 euro ne ha guadagnati 1500, ma perché l'impiegato 2500 euro adesso ne guadagna 1800.
Questo avvicinamento tra le classi sociali io non lo vedo, l'impiegato che passa da 2500 a 1800 si equipara all'operaio che da 1000 passa a 600 a causa della cassa integrazione o per l'assegno di disoccupazione (se ne ha i requisiti)
Se poi mi dici che sta sparendo il "ceto medio" e la società si sta sempre più dividendo tra ricchi e poveri ti do pienamente ragione, ma anche tra i cosiddetti poveri ci sono sempre delle differenze.
Ciò che non mi trovava d'accordo sul tuo ragionamento è che orientarsi su prodotti cosmetici meno costosi e rinunciare a un paio di scarpe costose equivalga ad abbassare la testa in maniera superiore a non arrivare a fine mese, non farcela a pagare le bollette, il mutuo o l'affitto e a dover rinunciare all'irrinunciabile.
MariannaMJ wrote:L'ultima frase di France mi ha fatto venire la teoria sostenuta da molti economisti secondo cui la crisi, almeno per come è nata negli USA, ha come causa la crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito in quel paese, dove i salari dei lavoratori con basso tasso di istruzione sono fermi da trent'anni, mentre l'economia è cresciuta. Per adeguare i consumi al livello di crescita economica, la metà della popolazione ha fatto ricorso al debito, alla fine diventato insostenibile. E di qui i subprime e l'inizio della crisi nel 2008.
Secondo questi stessi economisti, la soluzione della crisi deve perciò passare per politiche redistributive.
Il che tradotto nella realtà italiana vorrebbe dire cambiare il regime di tassazione dei redditi e, soprattutto, la tassazione delle rendite finanziarie.
E questo non può prescindere da una seria lotta all'evasione fiscale (e questa è l'altra faccia della medaglia descritta da France, e con cui il cerchio sembra chiudersi perfettamente).
Se spegniamo la TV e sfogliamo i quotidiani, nessuno da per passata la crisi. Anzi, se fino allo scorso anno un piccolo imprenditore tornava in banca per allungare la scadenza di un rimborso di un prestito preso già dopo il 2008, adesso quello stesso imprenditore va in tribunale a consegnare i libri contabili.
Non vorrei poi dimenticare che questo paese, l'unico credo nelle economie "avanzate", si è permesso di mantenere un Ministero quale quello dello Sviluppo Economico senza ministro e di fatto in una situazione di stallo per non so quanti mesi, atto di gravissima irresponsabilità visti i tempi.
Concordo con i tuoi pensieri