Io sono stata a casa quando erano molto piccoli e poi ho fatto orari che mi permettevano di esserci sempre quando non avevano asilo e/o scuola.
Abbiamo fatto tantissimo assieme, per molte cose ci vuole parecchio tempo.
Ma a me piaceva, era il ruolo perfetto per me come mamma e anche come donna
il mito della qualitÃ
Moderator: Paola
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Trilli2011
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Rie wrote:Ale, anche qui... TU hai avuto quella sensazione.
E secondo me non è universale.
Io ad esempio quando ero piccola avevo la mamma che svolgeva un lavoro impegnativo, la chiamavo ridendo "alabarda spaziale" perché arrivava sempre quando facevano la sigla finale di goldrake (non ricordo a che ora fosse, ma nella brutta stagione era buio pesto per tanti giorni, saranno state minimo le 18).
Più avanti, quando è tornata a fare la maestra, gli orari erano più umani e lei era più presente.
Ma non ho avvertito discrasia e non posso dire di aver preferito la sua maggiore presenza, successiva nel tempo... anzi da adolescente credo di aver rimpianto l'alabarda spaziale ahahaha!
E poi ci sono una mia amica e mio marito con madre casalinga che l'avrebbero volentieri spedita fuori casa almeno un po', bimbi con madre lavoratrice che si sentono soli, bimbi come te con mamma a tempo pieno che li ha resi felici.
Ribadisco: per me la quantità è senz'altro un'opportunità, una ricchezza.
Ma non serve a tutti allo stesso modo, e non tutti ne traggono profitto allo stesso modo.
Riflettendoci meglio, mi rendo conto di non essere neutrale come credevo. Temo di essere parziale, di sentirmi più pro qualità, a conti fatti perché è quello il vero obiettivo da raggiungere, nel quadro dei molteplici modi di essere mamme.
Non nego che per alcune persone la quantità sia il mezzo migliore per raggiungere l'obiettivo qualità!
Ci mancherebbe: io stessa ho rinunciato alla carriera pur di avere la quantità!
Ma non la trovo essenziale, se mi guardo intorno e vedo tante ottime madri e tanti figli soddisfatti, persino io stessa nei miei ricordi di bambina, che non ce l'hanno.
Ad esempio mia madre ha rinunciato alla carriera (restando a casa) perchè, priva di aiuti, non era in grado di gestire me E il lavoro.
Figlia unica, ho avuto le sue attenzioni esclusive, una casa linda e accogliente, pranzi e cene da chef, conserve fatte in casa, maglioncini fatti con amore, tanto tempo per parlare e raccontare.
Ma anche la sensazione triste e sgradevole che a lei mancasse qualcosa. Le leggevo negli occhi il rimpianto, e mi sentivo in colpa.
Io non voglio che mia figlia provi la stessa sensazione. Lavorare è parte della mia vita, stare in mezzo ai ragazzi mi fa sentire più completa, e indubbiamente lavorare il più delle volte solo la mattina mi permette anche di dedicare ad Alice le attenzioni che merita.
- veruz
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la situazione ottimale per molte sarebbe lavorare, com tempi accettabili(part time) quando il figlio non è più tanto piccolo.LauraDani wrote:credo dipenda molto dall'attitudine personale, veruz
io la qualità del tempo che passo con la Dani il sabato e la domenica, ad esempio, la trovo buona ma difficilmente si tratta di me e la Dani sedute a terra a fare i cubi
e quoto marte, pure lavorare fa parte della vita
Io non sono una grande giocatrice di cubi ma ogni tanto lo faccio, spesso invece andavo in giro com giovanni al mercato, dagli amici, ai laboratori..