Rie wrote:Ale, anche qui... TU hai avuto quella sensazione.
E secondo me non è universale.
Io ad esempio quando ero piccola avevo la mamma che svolgeva un lavoro impegnativo, la chiamavo ridendo "alabarda spaziale" perché arrivava sempre quando facevano la sigla finale di goldrake (non ricordo a che ora fosse, ma nella brutta stagione era buio pesto per tanti giorni, saranno state minimo le 18).
Più avanti, quando è tornata a fare la maestra, gli orari erano più umani e lei era più presente.
Ma non ho avvertito discrasia e non posso dire di aver preferito la sua maggiore presenza, successiva nel tempo... anzi da adolescente credo di aver rimpianto l'alabarda spaziale ahahaha!
E poi ci sono una mia amica e mio marito con madre casalinga che l'avrebbero volentieri spedita fuori casa almeno un po', bimbi con madre lavoratrice che si sentono soli, bimbi come te con mamma a tempo pieno che li ha resi felici.
Ribadisco: per me la quantità è senz'altro un'opportunità, una ricchezza.
Ma non serve a tutti allo stesso modo, e non tutti ne traggono profitto allo stesso modo.
Riflettendoci meglio, mi rendo conto di non essere neutrale come credevo. Temo di essere parziale, di sentirmi più pro qualità, a conti fatti perché è quello il vero obiettivo da raggiungere, nel quadro dei molteplici modi di essere mamme.
Non nego che per alcune persone la quantità sia il mezzo migliore per raggiungere l'obiettivo qualità!
Ci mancherebbe: io stessa ho rinunciato alla carriera pur di avere la quantità!
Ma non la trovo essenziale, se mi guardo intorno e vedo tante ottime madri e tanti figli soddisfatti, persino io stessa nei miei ricordi di bambina, che non ce l'hanno.
Ad esempio mia madre ha rinunciato alla carriera (restando a casa) perchè, priva di aiuti, non era in grado di gestire me E il lavoro.
Figlia unica, ho avuto le sue attenzioni esclusive, una casa linda e accogliente, pranzi e cene da chef, conserve fatte in casa, maglioncini fatti con amore, tanto tempo per parlare e raccontare.
Ma anche la sensazione triste e sgradevole che a lei mancasse qualcosa. Le leggevo negli occhi il rimpianto, e mi sentivo in colpa.
Io non voglio che mia figlia provi la stessa sensazione. Lavorare è parte della mia vita, stare in mezzo ai ragazzi mi fa sentire più completa, e indubbiamente lavorare il più delle volte solo la mattina mi permette anche di dedicare ad Alice le attenzioni che merita.