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Posted: Thu Dec 01, 2011 10:58 am
by Nat
non ho letto tutto...
per me la questione cambia nel tempo
la quantità è importante soprattutto i primi anni di vita (il primo soprattutto) poi man mano che crescono diventa sempre più una questione di qualità...
i figli vanno a scuola ed aumenta la loro voglia di stare con il papà, con gli zii, i nonni, coetanei ...il tempo con la mamma si riduce per forza di cose, quindi meglio puntare sulla qualità, ma senza sopravvalutare la cosa ...
non sono mica dei piccoli principini che bisogna accudire senza mai sgarrare
se una sera sono stanca e non mi va di fare manicaretti o di inventarmi il gioco creativo...pazienza faranno altro
altrimenti dovremmo dare ragione all'articolo di libero: meglio togliere i libri alle donne così saranno più brave come mamme?
Posted: Thu Dec 01, 2011 11:12 am
by Lella
Non so Nat, a me sembra che anche durante la pre-adolescenza/adolescenza sia molto importante anche la quantità del tempo dedicato, anche per la scuola, ad esempio il passaggio tra le elementari e le medie è molto delicato, non solo scolasticamente parlando ma anche psicologicamente/emotivamente e alcune cose si colgono solo se si ha davvero tempo da dedicarli, se il tutto si concentra in serata tra cena e disbrigo di lavori domestici diminuiscono oggettivamente le possibilità, insomma è più difficile, il dialogo per forza di cose si snellisce.
Posted: Thu Dec 01, 2011 11:14 am
by madda77
Ho letto "quasi" tutta la discussione e ho avuto la sensazione che se ne stia parlando prevalentemente dal punto di vista di noi donne-mamme.
Eh si, perchè se l'angolo di visuale è quello, la necessità o il forte desiderio di lavorare ti portano a credere o a convincerti che stai riuscendo comunque a dare a tuo figlio "sufficienti" attenzioni perchè in quelle poche ore che sei insieme a lui ti imponi la QUALITA'.
Ma quelleb 2/3 ore insieme, pur di qualità sono davvero sufficienti per tuo figlio (soprattutto se infra-treenne)?
Io sono convinta e consapevole che la risposta sia NO!
Io al "mito della qualità" come valore o proposito fine a sè stesso non ci ho mai creduto ma ammetto che è l'UNICO appiglio a cui posso aggrapparmi per nion farmi sopraffare dai sensi di colpa.
Sono una mamma che lavora, contenta di farlo perchè ho la fortuna di Amare il mio lavoro....non riuscirei a stare a casa 24h e se lo facessi sono sicura che mi imbruttirei, alla lunga riverserei la mia frustrazione su di loro.
Quindi, DAL MIO PUNTO DI VISTA, la costruzione di assetti scelta (e che mi porta a stare fuori casa diverse ore al giorno) è la migliore delle variabili possibili che concretamente potevo offrire ai miei figli.
Ma se metto un attimo in disparte la mia persona, non posso non riconoscere che l'IDEALE PER LORO sarebbe avermi a casa, fisicamente vicino, per poter godere di attenzioni continuative, rassicuranti, fondamentali nel loro percorso di crescita.
Purtroppo (o per fortuna) loro hanno QUESTA mamma e possono godere di quello che QUESTA MAMMA è nelle condizioni concretamente di offrire.
Quando mio figlio aveva 7 mesi io ho ripreso il lavoro: PER ME è stao un "prendere respriro", un riappropiarmi di una mia dimensione a cui non avrei potuto rinunciare; PER LUI sono stati pianti disperati non appena mi vedeva indossare il cappotto.
Anche adesso, con la seconda, il mio lavoro mi manca e appena posso faccio una capatina in studio: per me è "salutare" e appena torno a casa sono come rinata e me la tengo felicemente addosso per tutto il resto della giornata, ma non posso negare che sia un "compromesso", l'unico concretamente fattibile PER ME, ma che, come tutti i compromessi, qualche rinuncia comporta.
Di qualcosa ci stiamo privando, sia io che loro e devo avere almeno l'onestà di ammetterlo (seppur rimango convinta che sia la soluzione giusta per noi).
Sul punto, comunque, secondo me sono a dir poco illuminanti le considerazioni di Gonzales suln "tempo di qualità" espresse in Besame Mucho: per me sono state una pugnalata ma ho dovuto ammettere che erano inesorabilmente VERE!