Posted: Mon Nov 19, 2007 3:28 am
Quoto in tutto e per tutto Ester, sulla questione modelli e società e sulla questione media e società, ho parlato io degli ultras e della morte del ragazzo, ma ne parlavo appunto in termini di fruizione dell'eccesso.
Perchè essere tifosi è una cosa essere fanatici è un'altra, ma anche qui come in tutte le manifestazioni pubbliche la notizia che appunto viene data e le immagini che passano non sono dei mille che hanno pianto dopo che la squadra ha perso, ma dei 10 che hanno distrutto la città e del morto che c'è scappato.
i nostri telegiornali sono un assemblaggio di pulp.
La violenza è moderna, è cultura, il modello ghandi è fuori dal giro.
Se a trent'anni stai in casa con i genitori perché non hai i mezzi economici per uscirne, non sei un bravo ragazzo che sbarca il lunario, sei un bamboccione.
I video giochi, uno dei prodotti che più passa ai bambini e agli adolescenti: ai tempi nostri c'era pacman e snake, ora i videogiochi moderni hanno trasformato la morte, l'uccidere, le armi, in un gioco.
Ammazzare il nemico è diventato NORMALE, se passa questo, (a anche i videogiochi fanno cultura) come possiamo stupirci dei baby killer?
E quali messaggi alternativi noi genitori possiamo dare se poi lasciamo che davanti alla playstation ammazzino centinaia di nemici?
Non quoto invece Ester sul fatto del tempo che gli adolescenti passano fuori dalla famiglia e quindi della non responsabilità della stessa.
La famiglia è la prima agenzia educativa, prima della scuola, prima della società, prima di tutto.
Ed è lì che si indaga quando ci si trova davanti ad un baby killer o ad un baby delinquente (parlo di ragazzi sotto i 18 anni), e SEMPRE dico SEMPRE ci si trova davanti a situazioni di diasgio: affettivo, comportamentale ecc.
Questo dai dati dei TRIBUNALI DEI MINORENNI.
Indi la famiglia è una concausa, ha una sua corresponsabilità soprattutto quando accetta comprortamenti vincenti basati sulla prevaricazione.
Così come le altre agenzie educative, la scuola altro esempio.
Noi abbiamo una scuola altamente competitiva, sin dalla prima elementare, il più bravo è quello che ha i voti più alti, non quello che si impegna di più in base alle sue possibilità, cosa che è capibile nelle specializzazioni universitarie, (che vinca il migliore), questione che è già meno formativa nell'infanzia e nell'adolescenza.
Possiamo noi genitori COMBATTERE contro questi mostri sacri? Cultura, scuola, media, giochi ecc?
In parte sì, creando modelli alternativi vincenti: il piacere dell'attesa, della lentezza, del "guadagno" con la fatica ecc..., ma poi non dobbiamo parcheggiare in seconda fila, saltare le code, e bearci di aver fregato il vigile.
Perchè essere tifosi è una cosa essere fanatici è un'altra, ma anche qui come in tutte le manifestazioni pubbliche la notizia che appunto viene data e le immagini che passano non sono dei mille che hanno pianto dopo che la squadra ha perso, ma dei 10 che hanno distrutto la città e del morto che c'è scappato.
i nostri telegiornali sono un assemblaggio di pulp.
La violenza è moderna, è cultura, il modello ghandi è fuori dal giro.
Se a trent'anni stai in casa con i genitori perché non hai i mezzi economici per uscirne, non sei un bravo ragazzo che sbarca il lunario, sei un bamboccione.
I video giochi, uno dei prodotti che più passa ai bambini e agli adolescenti: ai tempi nostri c'era pacman e snake, ora i videogiochi moderni hanno trasformato la morte, l'uccidere, le armi, in un gioco.
Ammazzare il nemico è diventato NORMALE, se passa questo, (a anche i videogiochi fanno cultura) come possiamo stupirci dei baby killer?
E quali messaggi alternativi noi genitori possiamo dare se poi lasciamo che davanti alla playstation ammazzino centinaia di nemici?
Non quoto invece Ester sul fatto del tempo che gli adolescenti passano fuori dalla famiglia e quindi della non responsabilità della stessa.
La famiglia è la prima agenzia educativa, prima della scuola, prima della società, prima di tutto.
Ed è lì che si indaga quando ci si trova davanti ad un baby killer o ad un baby delinquente (parlo di ragazzi sotto i 18 anni), e SEMPRE dico SEMPRE ci si trova davanti a situazioni di diasgio: affettivo, comportamentale ecc.
Questo dai dati dei TRIBUNALI DEI MINORENNI.
Indi la famiglia è una concausa, ha una sua corresponsabilità soprattutto quando accetta comprortamenti vincenti basati sulla prevaricazione.
Così come le altre agenzie educative, la scuola altro esempio.
Noi abbiamo una scuola altamente competitiva, sin dalla prima elementare, il più bravo è quello che ha i voti più alti, non quello che si impegna di più in base alle sue possibilità, cosa che è capibile nelle specializzazioni universitarie, (che vinca il migliore), questione che è già meno formativa nell'infanzia e nell'adolescenza.
Possiamo noi genitori COMBATTERE contro questi mostri sacri? Cultura, scuola, media, giochi ecc?
In parte sì, creando modelli alternativi vincenti: il piacere dell'attesa, della lentezza, del "guadagno" con la fatica ecc..., ma poi non dobbiamo parcheggiare in seconda fila, saltare le code, e bearci di aver fregato il vigile.