Guarda ti farei rispondere da mia mamma perché non è mica indispensabile mettere in mezzo la famiglia. La maestra deve imparare a gestire la SUA classe, genitori o meno.Cielilimpidi wrote:
Le maestre.. beh, nel nostro caso hanno fatto quello che anno potuto. PErchè è vero che la scuola deve insegnare che NON SI PICCHIA ma se questo non viene insegnato in primis a casa, la scuola può fare ben poco. Quando senti una mamma che dice "Adesso vado là e le do due sberle perchè a mio figlio una nota non gliela deve dare", secondo te, il figlio che esempio riceve? Che idea si fa della scuola e dell'insegnante?
Le note secondo me sono quasi un segno di debolezza della maestra che chiama in causa i genitori per faccende relative all'ordine scolastico dove l'autorità è lei. E poi si rischia quello che dici tu, ovvero che il genitore esautora la maestra, ma anche il semplice ricorso al genitore secondo me la esautora agli occhi del bimbo.
Ti assicuro che una maestra capace non è in grado di gestire i bimbi solo in casi estremi.
Secondo me si perché non credo che il sapersi far valere nella vita abbia correlazione con questo.Verissimo. In un mondo perfetto. E il nostro non lo è. Che facciamo, inseguiamo i mulini a vento oppure spieghiamo come va questo mondo imperfetto e gli diciamo che No, non si picchia. E' sbagliato, Evita certi bambini violenti, Dillo alla maestra, Scappa. Ma se sei in un angolo, che fai? Deve essere l'ultima spiaggia. Ovvio. Ma è così, il mondo va così. Poi.. anche io cerco di cambiarlo e parto dal mio orticello e se tutti facessero come me, il mondo cambierebbe davvero come dice il Buddismo ma.. c'é un MA enorme: ci si scontra con la realtà che a volte è diversa da quella del nostro orticello. Allora facciamo Gandhi e va bene, va benissimo. Mettendo in conto che a volte potremmo trovare qualcuno disposto a schiacciarci mentre ce ne stiamo seduti pacifici a cercare di cambiare il mondo. Oppure, in rare occasioni forzate, se non altro tentiamo di fermare la mano che vuole colpirci. Per me si chiama istinto di sopravvivenza. Che non vuol dire che insegno a mio figlio a menare che è quello il modo di risolvere e che il più forte vince. No. Ma se è costretto, deve sapere che è giusto difendersi. Oggi si difende per poter giocare con le sue macchinine. Domani magari dovrà difendere le proprie idee anche alzando un po' la voce. Non è sbagliato.
Il sapersi far valere arriva con la maturità, la consapevolezza di sé, la sicurezza di sé, automaticamente, non arriva perché tua madre a tre anni ti dice "reagisci a chi ti picchia".
Non c'entra proprio nulla. Anzi, come dicevo, potrebbe fare l'effetto contrario perché se mamma mi dice cosa devo fare, vuol dire che pensa che da solo non sono capace (di avere a che fare con una bimbetta di due anni, ndr!) e questo dà insicurezza.
Poi voi credete che il bimbo picchiatore "si farà valere nella vita"?
Per me qui c'è un grande equivoco di fondo.
Magari rimarrà un prepotente, un poveretto che per sentirsi qualcuno deve rubarmi il posto nel parcheggio o in fila al supermercato... ma non è certo il modo di farsi valere e urlare e picchiare non è il modo per far valere le proprie idee.
Io, per lo meno, non auguro questo ai miei figli.

