Posted: Fri Jan 21, 2011 7:33 pm
Sei stata bravissima,hai fatto un travaglio lunghissimo e sei stata fortissima e davvero bravissima.. mi hai fatta emozionare,auguroni a te e al tuo piccolo!!!druuna wrote:Domenica 2 gennaio 2011 – giorno -1
H 6:00 comincio a sentire delle contrazioni un po’ dolorose contrariamente a quanto successo fin ora. Sembrano avere una certa regolarità ogni 15-20 min.
Davide torna dal turno di notte, ma non gli dico niente per paura che poi non dorma. Mi alzo e le contrazioni continuano, ma se mi distraggo me ne accorgo meno.
H 20:00 le contrazioni si fanno un po’ più dolorose e più regolari ogni 12-13 minuti, Davide non sa se andare al lavoro o meno. Gli dico di andare, che tanto c’è tempo… almeno immagino che ci voglia ancora parecchio tempo anche perché prevedere la tempistica è impossibile…
Verso le 23:30 le contrazioni si ravvicinano ulteriormente ogni 7-8 minuti e si fanno più dolorose. Chiamo l’ostetrica di turno in sala parto per avere istruzioni: “Signora questa non mi sembra la voce di una che è in travaglio… faccia un bagno ben caldo… anche di un’ora”. Così faccio.
Lunedì 3 gennaio 2011 - giorno 0
H 00:00 Le contrazioni in acqua mi sembrano più sopportabili. Mi metto a letto e verso le due esce il famoso tappo mucoso. Passa un po’ di tempo e le contrazioni si ravvicinano ancora ogni 5-6-7 minuti, ma a volte anche ogni tre. Chiamo Davide al lavoro che torna subito a casa e andiamo in ospedale verso le tre e mezza. Mi fanno il tracciato, ma dicono che le contrazioni non sono buone: non regolari e leggere (leggere??? Sti caxxi… fa un male cane…) “Eh signora ma se son dolorose queste…” incoraggiante…
L’ostetrica mi consiglia durante la contrazione di soffiare come se volessi gonfiare un palloncino… “Ma non ha fatto il corso?” “Si ma non mi ricordo niente…” e comincio a soffiare come un mantice…
Alla visita il collo è completamente appianato e pervio al dito, ma mi rimandano a casa a “fare il bagno”.
“Se perdi le acque ritorna che ti ricoveriamo”.
Mi girano le scatole a 2000 ma capisco che hanno ragione: a casa o in ospedale il tempo deve comunque passare…
Sono quasi le 5 quando faccio un altro bagno… per salvare la mia pelle dalla disidratazione metto nell’acqua l’avena colloidale… e perché no? Un po’ di bagno oleato… creando però in questo modo una specie di melma modello “scialbo da muratore”, che renderà sì la mia pelle morbida, ma mi costringerà dopo a dover lavare accuratamente la vasca con le contrazioni in atto…
Mi rimetto a letto, il dolore è forte e ad ogni contrazione soffio… soffio…
Alle sei si rompono le acque, ma aspetto: stavolta non mi devono rimandare a casa…
Arrivano le 8:40 e ripartiamo per l’ospedale. Dico a Davide che il dolore è insopportabile e che voglio il cesareo… “Si adesso ci parliamo…” dice lui.
Arriviamo in sala visita annessa alla sala parto, c’è un medico giovane e una giovane ostetrica Marianna, che si rivelerà poi essere il mio angelo…
Mi fanno le domande per riempire la cartella, ma non ce la faccio a rispondere… devo soffiare…
Quando riesco a parlare esordisco con un “Io vorrei fare il cesareo…” Sorridono.
“Noooo… lei è da parto naturaleeee… e poi perché vuole il cesareo?”
“Perché io sono una primipara-attempata e non ce la faccio: voglio il cesareo”
Mi fanno mettere sul lettino e alla visita “Collo morbido, completamente appianato e tre cm di dilatazione… Complimenti lei è in travaglio”
“Dottore… bellissima la sua lezione di anatomia al corso pre parto… Mi fa il cesareo?”
“Mah questo mi sembra un vago-tentativo-di-corruzione... ma siamo incorruttibili”
“Ma io sono una primipara-attempata-psicotica… ed è meglio il cesareo…”
“Non mi sembri psicopatica” dice Marianna…
“Non hai ancora visto niente…” rispondo col ghigno alla Jack Nicholson…
“Allora voglio la parto-analgesia…” (non mi arrendo… è proprio vero che in certi frangenti fra paura e dolore si arriverebbe a vendere la mamma…)
“Mi dispiace ma... non c’è…” dice il giovane medico…
“Ma come non c’è??? Ma al corso pre-parto il primario di Anestesia e Rianimazione ha detto che è garantita dalle 8 alle 20 dei giorni feriali…”
“Si lui lo dice, ma in realtà non c’è mai un anestesista libero… quindi in realtà non c’è… e adesso vada pure a protestare… anzi…”
“Allora posso almeno fare il travaglio in vasca?”
“Ehm… no… manca ancora un collaudo e non la possiamo usare…”
“Eccheccaxx…” mi cadono le braccia… mentre mi rassegno…
Mi fanno accomodare in sala travaglio, una camera con tre letti, e Marianna si adopera affinchè rimaniamo da soli. Mi attacca il monitoraggio. I dolori sono forti, ma le contrazioni non si ravvicinano e quindi in pratica non si va avanti… in più quello stronzo di monitor le rileva come contrazioni debolucce…
Marianna dice: “Si, secondo il monitor non sono tanto forti… ma a me basta guardarti per vedere che invece lo sono” Non so se è la verità o una pietosa bugia, ma mi sento capita, e questo mi incoraggia e fa sì che mi venga naturale affidarmi a lei… La famosa relazione di fiducia… ecco come questa giovane stupenda ostetrica, con mille accorgimenti, con la sua dolcezza e sensibilità unite all’esperienza e grande professionalità riesce ad abbattere le mie difese di primipara spaventata e a portarmi esattamente dove vuole lei… ed è quello di cui ho esattamente bisogno in quel momento.
Non vedo l’ora di togliermi il monitoraggio e di potermi alzare dal letto perché stando in piedi mi sembra di tollerare meglio le contrazioni…
Passano un paio d’ore, ma le contrazioni ancora non si ravvicinano e non aumentano di intensità. Marianna ci manda a fare la doccia, io seduta su uno sgabello e Davide che mi controlla: figata l’acqua, si sta meglio sotto l’acqua, ma dopo un’ora la situazione non avanza.
Torniamo in camera e Marianna mi dice che presto saremo andati in sala parto “A fare cosa?” mi domando visto che siamo ancora indietro…
La sala parto si chiama “Sala Provenza” ed ha una parete con una gigantografia di un campo di lavanda: è bellissima e riesco ad apprezzarla nonostante i dolori…
Verso le 14:50 Marianna mi attacca la flebo di ossitocina per velocizzare un po’… la mette a 30.
Le contrazioni cominciano a ravvicinarsi e ad aumentare di intensità… fa un male cane… mi sembra di non poterlo sopportare… dicono che bisogna accettare il dolore ed abbandonarsi ad esso… che la paura e l’opporsi al dolore fanno produrre adrenalina che blocca il tutto… Sì la teoria la so… è metterla in pratica che è tutto un altro paio di maniche…
Al corso pre-parto l’ostetrica Graziella diceva di vocalizzare per aiutarci a respirare… e comincio a “cantare”… probabilmente mi son fatta tutta la Traviata, la Tosca, l’Aida e anche Madame Butterfly… ma tutte insieme!!!
Alle 15 cambio di turno: vengo affidata ad un altro angelo: Carmen, un’ostetrica più anziana.
Anche stavolta sono fortunata, Carmen sa esattamente come prendermi anche se ho ricominciato a rompere con la storia del cesareo… ma ho paura, sento male e come diceva il famoso primario anestesista (‘tacci sua), una donna in travaglio arriverebbe a vendere sua madre…
Le contrazioni sono sempre più forti e più vicine, Carmen aumenta la velocità dell’ossitocina a 60 (scoprirò poi che bisogna arrivare a 180 sich!) e mi sembra di non farcela più… riesco solo a travagliare in piedi, ma allo stesso tempo le gambe non mi reggono… sono in crisi, mi sembra di non farcela più e mi dispero perché non so come farò ad andare avanti… e soprattutto quanto ancora deve durare…
Ogni tanto, quando trovo un goccio di fiato che non mi serva a soffiare o cantare, la ritento col cesareo… ma (giustamente) nessuno mi ascolta.
Sento Carmen dire a Davide “A volte vorrei essere io al loro posto, almeno saprei come fare…”
Alle 16.35 Carmen mi visita: ok dilatazione completa, possiamo passare alla fase espulsiva.
Un attimo di tregua, mi metto sul lettino e Carmen mi dice: “Io ti guiderò e ti dirò cosa fare e come fare… ma a spingere tocca a te. Se fai come ti dico facciamo presto altrimenti ci vorrà più tempo… mi raccomando dipende solo da te”:
Arrivano le contrazioni e comincio a spingere… ma non è il modo giusto (e te pareva?). Le spinte non sono abbastanza lunghe, ma mi manca il fiato e tutti lì a dire “Ma noooooo…” come se non volessi farlo… sono distrutta, ma mi concentro e spingo… brucia da morire… tutto mi sarei aspettata tranne bruciore. Vedo le persone intorno a me preparare il campo sterile e arrivare ginecologa e pediatra… guardo tutti con circospezione… mi chiedo cosa vogliano visto che a parer mio siamo ancora indietro…
Spingo e sento la testina di Fabio venire avanti e tornare un pochino indietro…
Adesso c’è bisogno di tutta la mia concentrazione Carmen mi dice “O ce la metti tutta o mando via tutti e ti lascio lì due ore da sola…” sta cercando di tirare fuori la mia rabbia e insieme ad essa le mie ultime forze.
Spingo, spingo e spingo come mai avrei pensato di poter riuscire a fare… e come Dio vuole la testa di Fabio esce (con un giro di cordone al collo, ecco perché faceva avanti e indietro), e con un’ultima spinta alle 17.18 anche il corpo è fuori…
Lo avvolgono in un panno caldo e me lo mettono sul petto fra le mie braccia e magicamente lui smette di piangere… Eccolo il mio ometto… il mio amore grande… e guardo l’altro mio amore grande che ha il volto rigato di lacrime… Io piango di un pianto asciutto (sono disidratata) ma liberatorio: il mio bimbino finalmente è lì con me… con noi…