Posted: Fri Mar 20, 2009 4:58 pm
E' da molti giorni che leggo il titolo del post e non so se scrivere o meno.
Scrivo, per me, per liberarmi del peso che comunque gia' si e' scaricato nel tempo, ma scrivo perche possa essere una forza per chi ci sta assando.
Io, giovane donna, solare raggiante, un vulcano di ottimismo e di sana allegria.
Decidiamo di avere un figlio e la primo tentativo resto incinta.
Sono immensamente felice, ma delle analisi mi buttano nella disperazione e passo gli ultimi sei mesi della mia prima gravidanza pensando a una vita con un bambino down.
Continuo a vivere, a ridere, a ricamare il corredino, ma (ora capisco) non penso piu' a mio figlio, non penso al parto, non mi informo sul dopo, sull'allattamento ecc.
E come se oramai fossi rassegnata a un qualcosa che nemmeno io so' cosa sara'.
Nasce greta, e' sana, bella e buona, passo sei giorni in ospedale insieme ad una compagna di letto fantastica, mi sono sembrati cinque giorni in vacanza con un'amica d'infanzia.
Mi sento forte, le infermiere mi chiedono se ho gia' altri figli, vedendomi così sicura nell'armeggiare con la cucciola.
E sono felice, tutti i dubbi sono scomparsi e posso pensare a crescere una figlia che potra' correre, saltare, parlare e vivere senza problemi.
Come entro dalla porta di casa mi assale una grande paura, mi sciolgo in un pianto, interpretandolo come lo sfogo della grande ansia provata in gravidanza.
I primi giorni vanno abbastanza bene, greta ciuccia bene, il latte sembra gia' ben rodato, non mi sembra vero di accudire una neonata con così tanta facilita' e penso: se e' tutto qui allevare un bambino piccolo vedo che non e' difficile come mi raccontavano.
Mi avvicino ai 40 giorni di vita di greta e lentamente giorno dopo giorno sento di perdere il controllo della situazione, e' ormai piu' di un mese che sono chiusa in casa, a parte i controlli di routine, e' inverno,nevica da 15 giorni, non vedo anima viva per giorni interi, mio marito e' impegnato nella pulizia delle strade e lo vedo si e no 3/4 ore la notte.
Greta cambia, o cambio io, o cambia il mio latte, o sono coliche e chi lo sa' cosa veramente e' stato, ma dalle sue regolarissime 6/7 poppate nelle 24 ore comincia ad attaccarsi sempre piu' spesso, nell'arco di 3/4 giorni mi sta' attaccata al seno anche per 17 ore in una giornata, io sono sfinita, la attacco ogni volta, ma vedere la carrozzina che si muove imperteccibilmente mi fa tremare all'idea che lei voglia di nuovo il mio seno.
Piange, disperata dalle sei di sera all'una di notte e io sono sola e comincio ad avere paura di lei. E di me.
Una sera non ce l'ho fatta piu', lei piangeva, rivoleva il seno da cui si era staccata 10 minuti prima, non la sopportavo piu', mi avvicino per prenderla dalla sua carrozzina e mentre mancano sempre meno metri da lei ho paura di farle del male..... sento un'istinto violento in me....
Sono terrorizzata, la lascio lì, da sola e corro di sopra in camera mia e piango disperata.
Chiamo mio marito e gli dico di venire immediatamente a casa da me.
Mi trova trasfigurata, giuro che l'avrei fatta finita in quel momento stesso, quello che era passato davanti a me mi aveva sconvolto e non riuscivo ad accettare di aver potuto pensare di aver paura di fare del male alla mia piccola.
Nel frattempo ho perso 7 kg. in dieci giorni.
La mattina dopo sono dal mio medico, togliamo il mio latte e inzio la cura.
In quindici giorni inizio a stare meglio, ma per un'anno circa ho difficolta' a stare da sola con greta, la sera telefono continuamente a mio marito affinche' rincasi presto.
E' passata, ora greta ha tre anni, la vivo in tutta la bellezza dell'essere madre.
E' stata dura, tanto, e' stata dura accettare di aver provato certi sentimenti, di non volerla, di non riuscire a vivere una fisicita' serena nei primi mesi.
E' passata del tutto quando sono entrata qui un'anno fa (e vi leggevo senza iscrivermi) e ho trovato tante esperienze come la mia e finalmente sono riuscita a "perdonarmi", ho capito che la mia e' stata una vera malattia e che i miei sentimenti erano dovuti a questo.
Finalmente ho potuto guardare negli occhi la mia greta piangere, chiederle scusa e prometterle che sarei stata una madre solare, ottimista, serena e canterina.
Ora sono la sua mamma ed era quello che volevo essere.
Grazie noimamme.
Scrivo, per me, per liberarmi del peso che comunque gia' si e' scaricato nel tempo, ma scrivo perche possa essere una forza per chi ci sta assando.
Io, giovane donna, solare raggiante, un vulcano di ottimismo e di sana allegria.
Decidiamo di avere un figlio e la primo tentativo resto incinta.
Sono immensamente felice, ma delle analisi mi buttano nella disperazione e passo gli ultimi sei mesi della mia prima gravidanza pensando a una vita con un bambino down.
Continuo a vivere, a ridere, a ricamare il corredino, ma (ora capisco) non penso piu' a mio figlio, non penso al parto, non mi informo sul dopo, sull'allattamento ecc.
E come se oramai fossi rassegnata a un qualcosa che nemmeno io so' cosa sara'.
Nasce greta, e' sana, bella e buona, passo sei giorni in ospedale insieme ad una compagna di letto fantastica, mi sono sembrati cinque giorni in vacanza con un'amica d'infanzia.
Mi sento forte, le infermiere mi chiedono se ho gia' altri figli, vedendomi così sicura nell'armeggiare con la cucciola.
E sono felice, tutti i dubbi sono scomparsi e posso pensare a crescere una figlia che potra' correre, saltare, parlare e vivere senza problemi.
Come entro dalla porta di casa mi assale una grande paura, mi sciolgo in un pianto, interpretandolo come lo sfogo della grande ansia provata in gravidanza.
I primi giorni vanno abbastanza bene, greta ciuccia bene, il latte sembra gia' ben rodato, non mi sembra vero di accudire una neonata con così tanta facilita' e penso: se e' tutto qui allevare un bambino piccolo vedo che non e' difficile come mi raccontavano.
Mi avvicino ai 40 giorni di vita di greta e lentamente giorno dopo giorno sento di perdere il controllo della situazione, e' ormai piu' di un mese che sono chiusa in casa, a parte i controlli di routine, e' inverno,nevica da 15 giorni, non vedo anima viva per giorni interi, mio marito e' impegnato nella pulizia delle strade e lo vedo si e no 3/4 ore la notte.
Greta cambia, o cambio io, o cambia il mio latte, o sono coliche e chi lo sa' cosa veramente e' stato, ma dalle sue regolarissime 6/7 poppate nelle 24 ore comincia ad attaccarsi sempre piu' spesso, nell'arco di 3/4 giorni mi sta' attaccata al seno anche per 17 ore in una giornata, io sono sfinita, la attacco ogni volta, ma vedere la carrozzina che si muove imperteccibilmente mi fa tremare all'idea che lei voglia di nuovo il mio seno.
Piange, disperata dalle sei di sera all'una di notte e io sono sola e comincio ad avere paura di lei. E di me.
Una sera non ce l'ho fatta piu', lei piangeva, rivoleva il seno da cui si era staccata 10 minuti prima, non la sopportavo piu', mi avvicino per prenderla dalla sua carrozzina e mentre mancano sempre meno metri da lei ho paura di farle del male..... sento un'istinto violento in me....
Sono terrorizzata, la lascio lì, da sola e corro di sopra in camera mia e piango disperata.
Chiamo mio marito e gli dico di venire immediatamente a casa da me.
Mi trova trasfigurata, giuro che l'avrei fatta finita in quel momento stesso, quello che era passato davanti a me mi aveva sconvolto e non riuscivo ad accettare di aver potuto pensare di aver paura di fare del male alla mia piccola.
Nel frattempo ho perso 7 kg. in dieci giorni.
La mattina dopo sono dal mio medico, togliamo il mio latte e inzio la cura.
In quindici giorni inizio a stare meglio, ma per un'anno circa ho difficolta' a stare da sola con greta, la sera telefono continuamente a mio marito affinche' rincasi presto.
E' passata, ora greta ha tre anni, la vivo in tutta la bellezza dell'essere madre.
E' stata dura, tanto, e' stata dura accettare di aver provato certi sentimenti, di non volerla, di non riuscire a vivere una fisicita' serena nei primi mesi.
E' passata del tutto quando sono entrata qui un'anno fa (e vi leggevo senza iscrivermi) e ho trovato tante esperienze come la mia e finalmente sono riuscita a "perdonarmi", ho capito che la mia e' stata una vera malattia e che i miei sentimenti erano dovuti a questo.
Finalmente ho potuto guardare negli occhi la mia greta piangere, chiederle scusa e prometterle che sarei stata una madre solare, ottimista, serena e canterina.
Ora sono la sua mamma ed era quello che volevo essere.
Grazie noimamme.