Posted: Mon Sep 28, 2009 3:03 pm
Ci ho messo qualche giorno a realizzare e a trovare le parole giuste da dire....
Io la capisco questa mamma. Capisco la solitudine di una donna che cerca di fare tutto secondo la "retta via" e poi si trova sola, perchè è più facile avere come amica una che esce il sabato sera e si ubriaca, piuttosto che una che il sabato sera ti dice "devi guidare, forse è meglio che non bevi".
Io prima ero la pazza che mischiava alcol e tachipirina, un bel giorno sono diventata quella responsabile. E mi sono trovata sola.
Cosa è successo in quel periodo credo che nessuno lo sappia.
Ma so il ragionamento di una madre disperata che decide di farla finita.
Ma ricordo anche, mentre il muro si avvicinava, che pensavo sempre "E Alessia, che fine farà?". E schiacciavo il freno, quel freno "maledetto" che funzionava forse troppo bene e mi ha sempre fermata prima dell'impatto. Mai un graffio.
Arrivi ad un certo punto, poco prima del gesto estremo, che pensi ai tuoi figli, ti chiedi che fine faranno. E lì devi solo decidere se per loro è meglio vivere senza madre, magari finendo in qualche casa di accoglienza, oppure morire con la mamma.
Io all'idea che Alessia poteva crescere come me, mi sentivo morire. Non doveva crescere coi miei genitori.
Se fosse stata affidata al padre? sapeva a mala pena il nome di sua figlia.... oddio ai nonni paterni no!
Ammetto che l'idea di portarla con me, su quella macchina, mi ha sfiorato tante volte.
Cosa mi abbia fatto cambiare idea non lo so, o forse si, dorme con me tutte le notti.
Ho letto la lettera che ha scritto quella ragazza e mi sono resa conto di quanto sia stato importante conoscere Paolo.
Ma inevitabilmente, mi sono chiesta, se non l'avessi mai incontrato?
Io la capisco questa mamma. Capisco la solitudine di una donna che cerca di fare tutto secondo la "retta via" e poi si trova sola, perchè è più facile avere come amica una che esce il sabato sera e si ubriaca, piuttosto che una che il sabato sera ti dice "devi guidare, forse è meglio che non bevi".
Io prima ero la pazza che mischiava alcol e tachipirina, un bel giorno sono diventata quella responsabile. E mi sono trovata sola.
Cosa è successo in quel periodo credo che nessuno lo sappia.
Ma so il ragionamento di una madre disperata che decide di farla finita.
Ma ricordo anche, mentre il muro si avvicinava, che pensavo sempre "E Alessia, che fine farà?". E schiacciavo il freno, quel freno "maledetto" che funzionava forse troppo bene e mi ha sempre fermata prima dell'impatto. Mai un graffio.
Arrivi ad un certo punto, poco prima del gesto estremo, che pensi ai tuoi figli, ti chiedi che fine faranno. E lì devi solo decidere se per loro è meglio vivere senza madre, magari finendo in qualche casa di accoglienza, oppure morire con la mamma.
Io all'idea che Alessia poteva crescere come me, mi sentivo morire. Non doveva crescere coi miei genitori.
Se fosse stata affidata al padre? sapeva a mala pena il nome di sua figlia.... oddio ai nonni paterni no!
Ammetto che l'idea di portarla con me, su quella macchina, mi ha sfiorato tante volte.
Cosa mi abbia fatto cambiare idea non lo so, o forse si, dorme con me tutte le notti.
Ho letto la lettera che ha scritto quella ragazza e mi sono resa conto di quanto sia stato importante conoscere Paolo.
Ma inevitabilmente, mi sono chiesta, se non l'avessi mai incontrato?