dopo aver letto questo post, mi giravano e rigiravano in testa le parole di quel testo riportato nel post.
così ho comprato quel libro, "una madre lo sa": BELLISSIMO e VERISSIMO.
mi sono ritrovata a versare un mare di lacrime, un po' per la triste consapevolezza di ritrovarmi in certe righe, un po' per il voler cercare con tutte le forze di "riemergere" da quel senso di smarrimento, sgomento, solitudine in cui spesso mi trovo, cercando un po' di conforto in certe altre...
e poi, quant'è vero il finale del capitolo in cui "parla" quell'ostetrica che ha visto nascere tantissimi bambini, quando dice che solo le madri delle madri, al momento del parto, per prima cosa chiedono sempre come sta la propria figlia, prima del bambino appena nato...
si, perchè quando si è incinte si viene trattate come principesse, come "bicchierini di cristallo", fragili e preziosissimi...
poi, una volta nato il piccolo, ecco che pochi se non nessuno si degnano di interessarsi alla mamma, che in quel delicato momento della vita ha invece bisogno di "coccole" quanto e forse anche di più del proprio bambino...
meditate gente,meditate...(lungo)
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Karol
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belymar wrote:dopo aver letto questo post, mi giravano e rigiravano in testa le parole di quel testo riportato nel post.
così ho comprato quel libro, "una madre lo sa": BELLISSIMO e VERISSIMO.
mi sono ritrovata a versare un mare di lacrime, un po' per la triste consapevolezza di ritrovarmi in certe righe, un po' per il voler cercare con tutte le forze di "riemergere" da quel senso di smarrimento, sgomento, solitudine in cui spesso mi trovo, cercando un po' di conforto in certe altre...
e poi, quant'è vero il finale del capitolo in cui "parla" quell'ostetrica che ha visto nascere tantissimi bambini, quando dice che solo le madri delle madri, al momento del parto, per prima cosa chiedono sempre come sta la propria figlia, prima del bambino appena nato...
si, perchè quando si è incinte si viene trattate come principesse, come "bicchierini di cristallo", fragili e preziosissimi...
poi, una volta nato il piccolo, ecco che pochi se non nessuno si degnano di interessarsi alla mamma, che in quel delicato momento della vita ha invece bisogno di "coccole" quanto e forse anche di più del proprio bambino...
veroooooooooooo Dio solo sa quanto avrei voluto essere coccolata io dopo il parto.......... i pianti quando mio marito è dovuto tornare a lavorare, mia suocera era tornata a casa e mia mammaaaaaa beh lei purtroppo non e il tipo da aiutarmi in questi casi, non ci è arrivata a capire che avevo bisogno di qualcuno accanto... per fortuna c'era la mia amica che tutti i giorni mi chiamava al telefono poi pian piano tutto è passato più o meno!!
- alce
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Anche a me avevano detto che ero particolarmente a rischio per il mio "passato" di disagio mentale... mi dissero anche che non dovevo allattare... ho allattato anche se per pochissimo e non era certo quello ad abbattermi, anzi, nonostante la difficoltà mi gratificava molto... poi come dice la tua psichiatra c'è una rete che uno si costruisce negli anni in cui è stato male e soprattutto c'è una grande consapevolezza di sè!!!Lelia wrote:Tanti spunti...
Io per esempio ho il terrore della depressione post partum, nel caso decida di avere figli, perché i miei precedenti mi mettono più a rischio della norma. L'ho accennato alla mia psichiatra, che mi ha detto "vero, sei più a rischio. Ma tu hai già creato una "rete" di sostegno che, nel caso di dpp, ti salverebbe. In tanti casi la dpp diventa grave perché manca totalmente questa "rete" e i segnali non vengono capiti". Questo mi ha rassicurato, ma se ci pensate è una pugnalata.
I primi due mesi sono stati durissimi... credevo di non farcela, ho pianto e anche riso, dalla stanchezza e dall'esaurimento... Ada piangeva sempre e quando non piangeva la sentivo piangere nella mia testa... era tremendo.
Era come avere il suo pianto fisso nelle orecchie... e al buio mi sembrava avesse sempre gli occhi aperti anche se dormiva.
Una notte non ce la facevo più... Ada piangeva e io non riuscivo ad alzarmi, rimanevo sdraiata con il busto e la tenevo appoggiata tra le ginocchia piegate, la guardavo piangere e pensavo "ora le poggio una mano sulla bocca così smette...".
Istintivamente ho messo le mie mani sulle sue orecchie, come per tenermi le mani occupate, come per non farle sentire i miei pensieri o il suo pianto, come se mi stessi tappando le mie...
Mi sono spaventata di quei pensieri, ma mi sono rassicurata per averli riconosciuti, ero perfettamente consapevole di essere "fuori".
Non mi è più successo e quando vedo che non ce la faccio a reggere la fatica, la do per un'ora a mia madre, che appunto Sà! e riprendo fiato e forza.
Mi ha aiutato molto anche parlare con altre mamme, non delle amiche ma conoscenti, che mi hanno raccontato di aver passato momenti così... sono davvero tante quelle che anche per un solo secondo hanno pensato di buttare il bambino dalla finestra o di buttarsi loro...
è un tabù...
non si dice... nessuna prima me lo aveva mai detto... non avrei capito! Queste madri lo hanno detto a me, quando Ada era appena nata, mi hanno fatto capire che è una cosa che succede a molte... e che parlarne aiuta.
La cosa più bella è che effettivamente erano lì quando avevo bisogno anche solo per un econdo, delle mezze sconosciute con figli al seguito pronte a tenere in braccio Ada, urlante chiaramente, perchè a prenderla quando è bella tranquilla sono tutti disponibili (che nervoso!)...
Ecco credo sia nella natura della donna, anzi della mamma! aiutare le altre madri... i normali conflitti tra donne si stemperano e lasciano spazio a questa bellissima solidarietà ed empatia, che in questo forum sento più che mai.
Grazie a tutte, vi abbraccio.
Alice.
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