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marte71

Post by marte71 »

Teresa wrote: Poi fra trent'anni sapremo, magari quando mi guarderà anche lei con gli occhi di una madre,
ma tesoro anche molto prima ;-) ieri sera sono stata ad una conferenza sulla preadoloscenza...ne vedremo delle belle, ragazze mie! :ghgh:
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Cosetta
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Post by Cosetta »

Teresa wrote:Cosetta parlo della percezione che ho di Carla e del mio rapporto con lei e offro il mio parziale punto di vista.

Se paragoni la mia aspettativa a quella di una madre che pretende che suo figlio neonato si allacci le scarpe, mi arrendo.
Non provo nemmeno a ragionare.

Ti prego.
Se hai un po’ di stima della mia intelligenza e- soprattutto (piu’ importante in questo contesto)- della mia empatia di madre con le mie figlie, risparmiami questi paradossi perche’ mi scoraggiano.

E’ la storia, a mio avviso, della luna e del dito.
Non sto dando dello stolto a nessuno, ma sto solo dicendo che qualcuno mette a fuoco il segreto (e forse fa bene) qualcun altro, come me, mette a fuoco le basi di quello che e’ il rapporto tra noi e loro.

Per me Carla (e lo dico con orgoglio) e’ una bambina in grado di capire che mantenere l’impegno (questo e’ il segreto) significava TUTELARE la bambina di cui si stava parlando.

Non e’ una questione di “segreti di famiglia” di lupi mannari, di streghe o di stringe di scarpe.
E’ una questione che ci siamo parlate da “grandi”, guardandoci negli occhi, facendo un ragionamento semplice, ma delicato.

Come detto inizialmente, io le ho confidato un segreto, chiedendo un suo impegno nel custodirlo, per portarla ad avere un atteggiamento diverso nei confronti di una sua amica che aveva un problema serio.

In lei ha agito (e in parte lo capisco) piu’ il bisogno di dire a questa amica in comune “quel” problema, che non mantenere l’impegno che guardandoci negli occhi ci eravamo date.

Punto. Ci saranno altre occasioni, altre milioni di occasioni, in cui ci riguarderemo e ci “riconfideremo”. Stara’ chiaramente alla mia sensibilta’ e alla mia intelligenza non metterla in difficoltà,
ma sono certa che lei ha capito il senso, come sono certa che la prossima volta (e ci sara’ una prossima volta), manterrà la parola data.

io di mio cercherò di non alzare troppo le aspettative su mia figlia, e leggerò volentieri il libro suggerito da Sinanna, ma dentro di me, ce lo siamo detti mille volte, parto da una base un po’ piu’ ottimistica e credo (o fortemente spero) che Carla si stia creando gli strumenti giusti per distinguere il “bene” dal “male” e che quindi le richieste della sua mamma sono richieste diverse.

Gli altri, tutti gli altri… sono, appunto altro da noi.
Credo che su queste cose non convergeremo mai.
Non credo che il paradosso sia così assurdo, perché sempre di capacità si tratta. In questo caso, di trattenersi, su una cosa che l'ha colpita, con una delle persone che le sono più vicine, evidentemente.
Ed evidentemente questa capacità non ce l'aveva.
Perché chiederglielo? Per metterla alla prova? (perché evidentemente non era questo gran dramma, che l'impegno non fosse mantenuto, altrimenti forse non avresti rischiato)
E adesso gliel'hai insegnato, facendole vedere la tua incazzatura e la tua delusione? (certo, senza mai che l'affetto sia in discussione... poi mi insegnerai come fai a mettere questo punto fermo, e non lo dico polemicamente ma sinceramente, perché evidentemente io non ne sono capace, perché molto facilmente Irene se mi vede arrabbiata sentenzia che non le voglio più bene...)

Non so, a me non sembra questa la via. A me sa ancora di chiedere di più di quello che in quel momento il bambino può darti e forzarlo, in un certo senso, a raggiungerlo.

Tornando alle scarpe, che è un puro esempio, non imparo perché altrimenti la mamma è delusa (o fa fatica, in questo caso), ma perché io voglio essere autonomo.
In questo caso, in fondo, la lealtà era verso l'amica, e non verso di te. Ma lei ha dovuto rendere conto a te della sua azione. Se invece, come capiterà, si fosse trattato di una cosa accaduta fra amiche, magari non adesso ma fra un anno o due, secondo me sarebbe stato un insegnamento spontaneo e scevro da questa cosa della reazione materna che io, purtroppo, sento molto sia come figlia (avendo una madre che pretende da me che aderisca a un suo modello e mi fa una colpa di ogni cosa che non è una colpa ma è solo diversa da quello che crede dovrebbe essere) e come madre (perché purtroppo Irene sente molto, e vorrei lo sentisse di meno, il peso del mio giudizio).

Ecco, ovviamente il mio punto di vista è condizionato dalle mie vicende personali, quindi lo dico così, per esprimere liberamente i miei pensieri, ma senza pretese di entrare nel merito del vostro rapporto, che chi meglio di te può conoscere?
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Post by Cosetta »

AH, e come dessert del ragionamento, grazie alla contaminazione reciproca che ci arricchisce sempre, ho, al contrario, deciso di provare a responsabilizzare di più Irene nella speranza che questo le faccia percepire la fiducia che ho in lei.
Ti bacio Terè.
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