ki09 wrote:...o se lavoro 8 ore devo far mangiare la famiglia e tenere pulito casa di tempo per mio figlio non ne ho...
ecco, io cucino poco (ed è un mio rimpianto) e la mia casa è un cesso
ma, appunto, quando non lavoro cerco di stare con mia figlia, e pazienza il resto
alemia wrote:però, io da figlia, ho sempre avuto la sensazione piacevole di sapere che mia mamma c'era...
ma io l'ho detto: credo che anche la quantità conti, e molto
però, ad esempio, mia madre era la classica mamma casalinga, c'era sempre, ma la mia sensazione non era quella di una madre presente per me
Lella wrote:....anche la quantità faccia qualità...
infatti io il secondo figlio non l'ho fatto (e mi sa che ormai...), perchè con tutta la "qualità" del mondo, un minimo di "quantità" ci deve essere.
veruz wrote:la situazione ottimale per molte sarebbe lavorare, com tempi accettabili(part time) quando il figlio non è più tanto piccolo.
Io non sono una grande giocatrice di cubi ma ogni tanto lo faccio, spesso invece andavo in giro com giovanni al mercato, dagli amici, ai laboratori..
ma vedi, forse per molte madri è così, forse no
però non è un discorso che c'entra con il bisogno del bambino
io non mi sentivo in colpa se portavo la Dani in ufficio quando era neonata, come non penso che mamma gatta si senta "in colpa" quando lascia i micini in tana perchè va a caccia.
Per me era lo stesso, questa è la vita che faccio e che posso fare, e non credo che ci sia niente di male
Sono anche convinta che per mia figlia stare con me, seppur in ufficio, fosse meglio che in luogo "più idoneo" con altri
Al bambino serve la presenza, che non coincide però sempre con l'essere fisicamente in casa
Fare la casalinga, a mio modo di vedere, è un lavoro tanto quanto il mio in ufficio
Dunque, una madre lavora dentro o fuori le mura di casa.
Quella che lavora in casa è più presente fisicamente, e dunque ovviamente per i figli sarà meglio avere la mamma sottomano piuttosto che no, ma conosco mamme casalinghe che arrivano a sera più demolite di me!
Nat wrote:la quantità è importante soprattutto i primi anni di vita (il primo soprattutto) poi man mano che crescono diventa sempre più una questione di qualità...
dici Nat? io invece temo di no: penso a quando Daniela dovrà fare i compiti, a quando vorrà andare a danza o a nuoto, e secondo me allora sarà difficile conciliare i tempi del lavoro con quelli della sua crescita.
madda77 wrote:...Ma se metto un attimo in disparte la mia persona, non posso non riconoscere che l'IDEALE PER LORO sarebbe avermi a casa, fisicamente vicino, per poter godere di attenzioni continuative, rassicuranti, fondamentali nel loro percorso di crescita.
Purtroppo (o per fortuna) loro hanno QUESTA mamma e possono godere di quello che QUESTA MAMMA è nelle condizioni concretamente di offrire.
Di qualcosa ci stiamo privando, sia io che loro e devo avere almeno l'onestà di ammetterlo (seppur rimango convinta che sia la soluzione giusta per noi).
Sul punto, comunque, secondo me sono a dir poco illuminanti le considerazioni di Gonzales suln "tempo di qualità" espresse in Besame Mucho: per me sono state una pugnalata ma ho dovuto ammettere che erano inesorabilmente VERE!
ti quoto
per me il mito della mamma sempre presente, sempre sorridente, sempre "a contatto" con i figli, sempre sulla loro lunghezza d'onda è un mito
Le nostre nonne non si ponevano minimamente il problema del tempo di qualità: si prendevano il neonato nella cesta e andavano per campi
Quando il bimbo camminava, stava in cascina con i vari bambinetti di varie età, e se la smazzava
Le nostre mamme stavano per lo più a casa, perchè così era, senza se e senza ma: ma ognuna di loro, secondo me, stava con i propri figli secondo le proprie attitudini, indipendentemente dal tempo a disposizione