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Posted: Wed Apr 22, 2009 11:09 am
by emanuela1977
Anche se un po' in ritardo, volevo lasciare la mia testimonianza. Ho già scritto qualcosa ma non tutto. La gravidanza (tanto desiderata) è andata benissimo. Non ho mai sofferto di nausea o problemi vari. Stavo benissimo! Il parto è stata una cosa da sogno: mi sono dilatata in pochissimo tempo e dopo 5 ore di sala parto è nata Agata. L'unica cosa di negativo (poi non tanto negativo) è che mi mancavano le spinte così la ginecologa di premeva sulla pancia per incanalare Agata. Il ricordo del dolore provato era già lontano solo dopo 2 giorni. Avrei rifatto un altro figlio già dopo una settimana. Le cose sono andate bene fino ai 3 mesi dopo il parto quando ho cominciato a soffrire di depressione. Non avevo più voglia di accudire ad Agata e non volevo più quella famiglia tanto desiderata. Le cose peggioravano di giorno in giorno fino a che mio marito non mi ha accompagnato al pronto soccorso in quanto non mangiavo e non bevevo più. Nonostante tutto avevo tanto latte da allattare mia figlia. Ho dovuto smettere di allattare e iniziare con gli antidepressivi. Ero messa male e se non avessi iniziato con i farmaci non so cosa sarebbe successo. Ho fatto di testa mia: ho iniziato con i farmaci. Le cose hanno inziato a migliorare dopo un mese. Ho iniziato a prendere coraggio e a riappropriarmi della mia vita. L'anno scorso ho dimezzato la dose di antidepressivi con la mia volontà e adesso assumo un dosaggio talmente basso che il medico mi considera guarita. Di settimana in settimana calo le gocce da prendere e le cose vanno bene. Sono soddisfatta di me stessa e mi dico che mi è servita questa prova durissima in quanto ho rafforzato il mio carettere. Agata è la mia gioia più grande e guai a chi me la tocca. Sto pensando ad un fratellino/sorellina che voglio porter regalare presto al mio angioletto biondo.
Non bisogna avere paura e pensare che tutte le altre mamme sono meglio di noi. Tutte hanno i loro problemi e pensieri. L'importante è prendere coscienza che si ha bisogno di aiuto e se i casi sono gravi non si deve aver paura di ricorrere ai medicinali.
Spero di essere stata di aiuto
emanuela
Posted: Wed Apr 22, 2009 11:21 am
by Lella
Grazie Emanuela anche per il tuo racconto e ad Evelyn che è stata così esauriente e ha confermato le sensazioni comuni un pò di tutte, a me ha colpito quel sentirsi " in gabbia" che ho provato anch'io per un pò di tempo.
Posted: Wed Apr 22, 2009 3:59 pm
by franceschina
Sono ancora in tempo?
Sicuramente una gravidanza desiderata, la mia.
Anche se il mio approcciarmi alla vita sempre con la testa ha inevitabilmente coinvolto anche questa decisione, che abbiamo basato sicuramente sul legittimo desiderio, ma valutato in modo "illuminato" piuttosto che semplicemente col cuore.
Non mi sono mai sentita tagliata per fare la mamma, a dire il vero.
Non penso ai bambini come a dei dolci batuffoli, l'essere diventata mamma non me li ha resi più amabili e sono rifiorita quando io ed Elisabetta abbiamo finalmente raggiunto un dialogo "adulto" e comprensibile (ha quasi tre anni...).
In più sono una perfezionista, ipercritica ed esigente con me stessa, tanto da andare spesso oltre le mie stesse forze pur di affermare quello che sento di valere e nel modo che io credo migliore per farlo.
Altro elemento da considerare è che eravamo (e siamo) praticamente soli, io e mio marito, senza nessuno in famiglia che potesse supportarci ed aiutarci nella routine quotidiana.
Il disagio è cominciato da subito, già dal secondo giorno, in ospedale.
Elisabetta non voleva attaccarsi al seno ed io ero disperata.
Poi a casa è cominciato il senso di inadeguatezza, la sensazione di non essere all'altezza, la confusione che regnava sovrana in una casa prima maniacalmente ordinata, i vestiti sporchi, il rigurgito, i tempi che non erano più i miei e che non potevo scandire come volevo.
Insomma, piangevo sempre, e non sapevo come uscirne.
Mi dicevo di aver fatto la scelta sbagliata, di essere stata una stupida, di aver valutato male...
Poi piano piano mi sono convinta che quello che sentivo era dovuto allo scombussolamento chimico-ormonale e ai cambiamenti che la nostra vita stava subendo con l'arrivo di Elisabetta.
Sono tornata a lavoro dopo i canonici 4 mesi, senza prendermi un giorno di maternità facoltativa.
Tornavo a casa alle 12 perché volevo seguire lo svezzamento di Elisabetta, che la mattina rimaneva con la baby-sitter.
E mi dividevo letteralmente in impiegata inadeguata, madre inadeguata, moglie inadeguata...Si, perché facevo tutto in modo incompleto, col pensiero rivolto all'altra parte di me che trascuravo.
E il risultato era sempre più sconfortante.
Poi Elisabetta a 7 mesi ha cominciato con il nido. Rimanevo a lavoro fino alle 15 e cominciavo a rientrare in me.
Poi la prendevo da scuola ed era una gioia stare finalmente con lei, dopo essere riuscita anche a svolgere il mio dovere lavorativo.
Anche a casa l'equilibrio si è pian piano stabilizzato, con l'aiuto di mio marito e la sua dolce comprensione.
Ho cominciato a prendermi qualche spazio (poco) solo per me, lottando disperatamente contro il senso di colpa che mi minacciava giornalmente e dei tempi anche per me e mio marito come coppia, per ricostruire anche quella parte fondamentale del nostro vivere familiare.
Poi un trasloco, un secondo bimbo che abbiamo perso e bum! Male, peggio di prima.
Allora ho deciso di farmi aiutare e ho fatto un piccolo percorso mirato con l'aiuto di una psicoterapeuta che mi è servito moltissimo.
Oggi va meglio.
In fondo, in fondo, il mio malessere di vivere c'è sempre e credo che sempre ci sarà.
C'era prima di Elisabetta, non è passato con lei.
Ma ora so come riconoscere certi segnali che il mio corpo mi manda e corro subito ai ripari. Prima di raggiungere il punto di non ritorno e sentirmi di nuovo risucchiata nel buco nero.
Ora siamo alla caccia di un'altra cicogna.
Ho paura, ma non di quello che potrebbe succedermi dopo il parto.
Quella bestia ora la conosco e so quali sono le armi a mia disposizione per combatterla.
E so che insieme possiamo sconfiggerla.
Francesca