Al tuo piccolo se chiede perchè di sguardi stupiti o similari spiegherei che quello che per lui è normale perchè lo vive ogni giorno per altri è "strano".
Non perchè siano cattivi ma perchè quello che non si conosce spesso può apparire strano o far paura anche se non ce n'è nessun motivo.
Farei l'esempio proprio di situazioni che a lui appaiono strane perchè non le conosce.
Per il resto credo che tutto debba partire da bambini.
Da piccola mi ricordo che ero incuriosita da tante cose.
Fra cui anche dalla disabilità.
Ma non era una curiosità morbosa.
Il signore in carrozzina mi incuriosiva ne più nè meno della proboscide dell'elefante (tanto per dire)
Era una curiosità benevola.
ma le reazioni cambiavano.
Perchè se chiedevo "perchè l'elefante ha quella proboscide così lunga?" ricevevo ovviamente risposte più o meno accurate.
Se chiedevo "perchè quel signore non cammina e va sulla carrozzina?" il tono cambiava.
Se la persona era davanti mi dicevano che sono domande che non si fanno.
Se no spesso (dai nonni non dai genitori) arrivava il "poverino".
In questo modo aumentavano in me la curiosità ma allo stesso tempo mi insegnavano che era una cosa strana.
E mi portavano ad osservare di nascosto a essere ancora più curiosa.
le cose sono cambiate andando alla "scuola media statale per ciechi"
perchè li lo "strano" lo vivevo ogni giorno.
Un po' per i ciechi presenti nella scuola (pochi ma ovviamente c'erano)
Un po' perchè altre ali dell'edificio erano occupati da una comunità diurna per ragazzi disabili mentali e fisici.
Ragazzi che giocavano con noi in cortile in modo tale che alla fine si imparava a vedere il ragazzo e non il suo problema.
La diversitÃ
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- lenina
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“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.” (Ettore Petrolini)
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Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"
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in tutto ciò a me la disabilità soprattutto infantile interessa come argomento mi incuriosisce ma non per pietà, il mio interesse sta proprio nella forza di bimbi e famiglie nel vivere scontrandosi con i limiti che spesso più che legati alla disabilità in se sono legati a una società che non sa accogliere ciò che va fuori dagli schemi..
Mi sono fatta l'idea che di solito il problema più che della persona portatride di disabilità sia di chi gli sta intorno (non chi gli è vicinissimo di solito più chi lo incrocia senza avvicinarsi davvero)
Che la pietà che gira intorno alla disabilità non sia dettata dal pensare veramente "poverino" ma dal pensare "io come farei?".
Mi sono fatta l'idea che di solito il problema più che della persona portatride di disabilità sia di chi gli sta intorno (non chi gli è vicinissimo di solito più chi lo incrocia senza avvicinarsi davvero)
Che la pietà che gira intorno alla disabilità non sia dettata dal pensare veramente "poverino" ma dal pensare "io come farei?".
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“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
Carlos Gonzales.
Tratto da "Besame Mucho"
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Mamma di Lorenzo: 04/12/2007 e di Marzia (ex parassitina poi BIMBA BUFFA ora BIMBA PAZZA) 27/12/2010
“…Anche se, adottando certi metodi, i nostri figli, forse, mangerebbero meglio o dormirebbero di più, ci ubbidirebbero senza lamentarsi o starebbero un po’ più zitti, noi non li possiamo usare. E non necessariamente perchè questi metodi siano inutili o controproducenti, nè perchè causino traumi psicologici. Alcuni dei metodi che criticheremo in questo libro sono efficaci, e forse qualcuno sarà anche innocuo. Ma ci sono cose che, semplicemente, non si fanno”.
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ciota81
sono dieci minuti che penso a come risponderti, ma non riesco a mettere due parole in fila.ci provo, se poi sono poco chiara mandami a stendere, ok??
allora, io lavoro con i diversi. ci sono dei disabili, degli extracomunitari, delle famiglie di delinquenti, insomma, i diversi. e in tutta onestà posso dirti che quelli con cui faccio più fatica a relazionarmi sono proprio i disabili. ti spiego perchè, ma ti assicuro che la pietà non c'entra nulla. non faccio fatica con i bambini disabili, ma con i loro genitori. questo perchè passo per quella fredda, insensibile, senza cuore. un po' è una corazza che mi metto, se non uscirei pazza, ma soprattutto perchè odio immensamente quelli che fanno le vocine ine ine ai bambini disabili, che li trattano da cretini, magari trattando da bambino piccolo un disabile che ha 40 anni!!!( per farti un esempio, io adesso non lavoro più coi disabili adulti ma solo con bambini). ecco io proprio non ci riesco! lo trovo una mancanza di rispetto enorme, per loro e per i genitori. non posso negare che ci sino dei problemi! per cui per me è rispetto, ma sovente per il mondo è essere senza cuore! per cui piuttosto che fare le vocine etc io mi sto zitta . lavoro con questi bambini soprattutto col non verbale, ma non sempre è possibile. bho ecco non so se mi sono spiegata
allora, io lavoro con i diversi. ci sono dei disabili, degli extracomunitari, delle famiglie di delinquenti, insomma, i diversi. e in tutta onestà posso dirti che quelli con cui faccio più fatica a relazionarmi sono proprio i disabili. ti spiego perchè, ma ti assicuro che la pietà non c'entra nulla. non faccio fatica con i bambini disabili, ma con i loro genitori. questo perchè passo per quella fredda, insensibile, senza cuore. un po' è una corazza che mi metto, se non uscirei pazza, ma soprattutto perchè odio immensamente quelli che fanno le vocine ine ine ai bambini disabili, che li trattano da cretini, magari trattando da bambino piccolo un disabile che ha 40 anni!!!( per farti un esempio, io adesso non lavoro più coi disabili adulti ma solo con bambini). ecco io proprio non ci riesco! lo trovo una mancanza di rispetto enorme, per loro e per i genitori. non posso negare che ci sino dei problemi! per cui per me è rispetto, ma sovente per il mondo è essere senza cuore! per cui piuttosto che fare le vocine etc io mi sto zitta . lavoro con questi bambini soprattutto col non verbale, ma non sempre è possibile. bho ecco non so se mi sono spiegata