Posted: Mon May 30, 2011 10:39 am
Al tuo piccolo se chiede perchè di sguardi stupiti o similari spiegherei che quello che per lui è normale perchè lo vive ogni giorno per altri è "strano".
Non perchè siano cattivi ma perchè quello che non si conosce spesso può apparire strano o far paura anche se non ce n'è nessun motivo.
Farei l'esempio proprio di situazioni che a lui appaiono strane perchè non le conosce.
Per il resto credo che tutto debba partire da bambini.
Da piccola mi ricordo che ero incuriosita da tante cose.
Fra cui anche dalla disabilità.
Ma non era una curiosità morbosa.
Il signore in carrozzina mi incuriosiva ne più nè meno della proboscide dell'elefante (tanto per dire)
Era una curiosità benevola.
ma le reazioni cambiavano.
Perchè se chiedevo "perchè l'elefante ha quella proboscide così lunga?" ricevevo ovviamente risposte più o meno accurate.
Se chiedevo "perchè quel signore non cammina e va sulla carrozzina?" il tono cambiava.
Se la persona era davanti mi dicevano che sono domande che non si fanno.
Se no spesso (dai nonni non dai genitori) arrivava il "poverino".
In questo modo aumentavano in me la curiosità ma allo stesso tempo mi insegnavano che era una cosa strana.
E mi portavano ad osservare di nascosto a essere ancora più curiosa.
le cose sono cambiate andando alla "scuola media statale per ciechi"
perchè li lo "strano" lo vivevo ogni giorno.
Un po' per i ciechi presenti nella scuola (pochi ma ovviamente c'erano)
Un po' perchè altre ali dell'edificio erano occupati da una comunità diurna per ragazzi disabili mentali e fisici.
Ragazzi che giocavano con noi in cortile in modo tale che alla fine si imparava a vedere il ragazzo e non il suo problema.
Non perchè siano cattivi ma perchè quello che non si conosce spesso può apparire strano o far paura anche se non ce n'è nessun motivo.
Farei l'esempio proprio di situazioni che a lui appaiono strane perchè non le conosce.
Per il resto credo che tutto debba partire da bambini.
Da piccola mi ricordo che ero incuriosita da tante cose.
Fra cui anche dalla disabilità.
Ma non era una curiosità morbosa.
Il signore in carrozzina mi incuriosiva ne più nè meno della proboscide dell'elefante (tanto per dire)
Era una curiosità benevola.
ma le reazioni cambiavano.
Perchè se chiedevo "perchè l'elefante ha quella proboscide così lunga?" ricevevo ovviamente risposte più o meno accurate.
Se chiedevo "perchè quel signore non cammina e va sulla carrozzina?" il tono cambiava.
Se la persona era davanti mi dicevano che sono domande che non si fanno.
Se no spesso (dai nonni non dai genitori) arrivava il "poverino".
In questo modo aumentavano in me la curiosità ma allo stesso tempo mi insegnavano che era una cosa strana.
E mi portavano ad osservare di nascosto a essere ancora più curiosa.
le cose sono cambiate andando alla "scuola media statale per ciechi"
perchè li lo "strano" lo vivevo ogni giorno.
Un po' per i ciechi presenti nella scuola (pochi ma ovviamente c'erano)
Un po' perchè altre ali dell'edificio erano occupati da una comunità diurna per ragazzi disabili mentali e fisici.
Ragazzi che giocavano con noi in cortile in modo tale che alla fine si imparava a vedere il ragazzo e non il suo problema.