Posted: Fri Nov 18, 2011 4:34 pm
Siamo nel mondo dell'immagine, in cui esisti solo "se puoi essere visto", ergo, più gente ti vede, più fortemente puoi sentire la tua stessa esistenza.
E' chiaro che in questo estremo c'è molto di patologico, in quanto manca del tutto il concetto di "comunità" che, attraverso il dialogo, la lunga frequentazione e soprattutto l'ascolto (ahimè, qualcuno lo pratica più?) dovrebbe garantirti la corretta conoscenza di ciò che sei e fornirti un adeguato "specchio" al tuo essere, che così acquista dimensione e consistenza e ti garantisce un sano sviluppo psichico ed emotivo.
Tutto ciò si realizza necessariamente attraverso un processo lento e graduale, contesto che oggi è negato perchè sentito come arretrato e nemico della produttività, del progresso consumistico.
Siamo pertanto alla negazione della complessità dell'essere umano, e quindi alla negazione dell'umano in genere.
Come surrogato di quello che dovrebbe essere un sano sviluppo dell'essere, ecco spuntare l'effimero apparire, a tutti e dovunque, secondo un meccanismo che non è governabile dagli attori che vi si ficcano dentro.
Insomma, diventiamo preda della macchina, o meglio, dell'abusato termine della tecnologia, per perdere definitivamente proprio ciò che volevamo affermare, cioè la nostra irripetibile individualità.
Oddio, spero di non essere andata troppo lontano, se ho sforato, perdonatemi!
Baci a tutti!
E' chiaro che in questo estremo c'è molto di patologico, in quanto manca del tutto il concetto di "comunità" che, attraverso il dialogo, la lunga frequentazione e soprattutto l'ascolto (ahimè, qualcuno lo pratica più?) dovrebbe garantirti la corretta conoscenza di ciò che sei e fornirti un adeguato "specchio" al tuo essere, che così acquista dimensione e consistenza e ti garantisce un sano sviluppo psichico ed emotivo.
Tutto ciò si realizza necessariamente attraverso un processo lento e graduale, contesto che oggi è negato perchè sentito come arretrato e nemico della produttività, del progresso consumistico.
Siamo pertanto alla negazione della complessità dell'essere umano, e quindi alla negazione dell'umano in genere.
Come surrogato di quello che dovrebbe essere un sano sviluppo dell'essere, ecco spuntare l'effimero apparire, a tutti e dovunque, secondo un meccanismo che non è governabile dagli attori che vi si ficcano dentro.
Insomma, diventiamo preda della macchina, o meglio, dell'abusato termine della tecnologia, per perdere definitivamente proprio ciò che volevamo affermare, cioè la nostra irripetibile individualità.
Oddio, spero di non essere andata troppo lontano, se ho sforato, perdonatemi!
Baci a tutti!