Posted: Thu Feb 05, 2009 1:55 pm
Io con Irene ero convinta che tutto sarebbe stato semplice perché naturale... purtroppo non sempre è così e un aiuto valido e competente sarebbe fondamentale, in certi casi.
In ospedale iniziarono i primi problemi, dovuti soprattutto alle ragadi.
La teoria la conoscevano bene, è sulla pratica che difettavano un po'.
"Se il bimbo è attaccato bene, non deve far male.
Se fa male, non è attaccato bene
eccetera"
Il problema è che al momento di attaccarla non veniva mai nessuno. Io sentivo che faceva male, ma non potevo staccarla e attaccarla in continuazione. Io le davo il seno come riuscivo e lei lo prendeva come poteva, e faceva male. Sangue e dolore.
Che poi il dolore io l'avrei anche sopportato, e infatti tornata a casa l'ho sopportato senza fare granché. La qualità della vita ne risentiva, perchè i momenti dell'allattamento per me erano molto delicati: volevo stare sola, non sopportavo presenze né stimoli di nessun tipo.
L'unico aiuto del pediatra fu l'ideona di allattare solo 5 minuti per seno. "Tanto, nei primi 5 minuti prendono la maggior parte del latte"
Si, poi però la bimba non cresceva, non recuperava il calo fisiologico insomma. Forse per un bimbo di pochi giorni 5 minuti erano troppo pochi? Forse non svuotava il seno, non prendeva l'ultimo latte più nutriente e non stimolava la produzione?
Adesso lo so.
In questa situazione si inseriva un leggero ittero che probabilmente ha avuto la sua parte, rendendola meno attiva, infatti dormiva molto, anche di notte.
"Se dormono vuol dire che sono sazi"
altra convinzione errata, almeno per la mia esperienza.
La situazione, insomma, era precaria per me. Ero tesa a cercare di capire se stavo riuscendo a nutrire adeguatamente mia figlia, e in crisi per il dolore derivante dall'allattamento.
Ho avuto una fortuna enorme. Il pediatra mi ha sempre tranquillizzata sulle condizioni della bimba, che a suo parere stava benissimo anche se non aveva iniziato a prendere peso, la controllava almeno due volte a settimana e soprattutto quando è stato il momento di fare qualcosa NON HA PROPOSTO latte artificiale, ma bensì un medicinale antivomito con effetto collaterale di stimolare la produzione di latte.
E comunque questo è bastato per farmi crollare psicologicamente.
Cioè io ho vissuto quel momento come un dramma.
Quando mi dicevano di stare tranquilla perché "al limite limite i bimbi crescono anche col latte artificiale" mi veniva una rabbia fuori dai modi.
Perché lo sapevo benissimo, IO sono cresciuta col latte artificiale e modestamente sono venuta sù benino, ma non me ne fregava niente. IO VOLEVO ALLATTARE MIA FIGLIA.
Deve essere qualcosa di arcaico, di animale, che non ha niente a che vedere con la nostra parte razionale.
Ho avuto un'altra fortuna: potermi affidare a una pediatra che conoscevo da tanto tempo, che per la mia famiglia era stata un punto di riferimento importante, che ha confermato l'utilità di questo medicinale e la sostanziale innocuità per la bimba e mi ha consigliato adeguatamente per il discorso delle ragadi.
Insomma, dopo aver toccato il fondo il latte è aumentato, la bimba ha iniziato a crescere e a svegliarsi più spesso e anche le ragadi sono migliorate.
L'allattamento non è stato semplice per mesi. Un paio di volte mi sono tornate le ragadi, un paio di volte un ingorgo con mastite, un problema di reflusso rendeva la bimba irrequieta anche durante le poppate che erano molto faticose per entrambe, ma almeno cresceva abbondantemente e il mio istinto ancestrale di nutrice era soddisfatto.
Tanto l'inizio è stato difficile, quando la fine è stata semplice e indolore: prima dell'anno Irene ha mostrato maggiore interesse per altri alimenti e preferenza per il biberon ed ha abbandonato le poppate gradualmente e spontaneamente.
Qualche piccolo errore, a posteriori, c'è stato perchè forse non c'era motivo per proporre latte artificiale a 7-8 mesi "per provare, ogni tanto", o per integrare con quello poppate mattutine o pomeridiane che mi sembravano scarse, comunque la sua indole era indubbiamente quella di apprezzare i nuovi alimenti e accettare facilmente i nuovi modi di somministrazione, quindi non c'è rammarico in questi miei pensieri fatti a posteriori.
In ospedale iniziarono i primi problemi, dovuti soprattutto alle ragadi.
La teoria la conoscevano bene, è sulla pratica che difettavano un po'.
"Se il bimbo è attaccato bene, non deve far male.
Se fa male, non è attaccato bene
eccetera"
Il problema è che al momento di attaccarla non veniva mai nessuno. Io sentivo che faceva male, ma non potevo staccarla e attaccarla in continuazione. Io le davo il seno come riuscivo e lei lo prendeva come poteva, e faceva male. Sangue e dolore.
Che poi il dolore io l'avrei anche sopportato, e infatti tornata a casa l'ho sopportato senza fare granché. La qualità della vita ne risentiva, perchè i momenti dell'allattamento per me erano molto delicati: volevo stare sola, non sopportavo presenze né stimoli di nessun tipo.
L'unico aiuto del pediatra fu l'ideona di allattare solo 5 minuti per seno. "Tanto, nei primi 5 minuti prendono la maggior parte del latte"
Si, poi però la bimba non cresceva, non recuperava il calo fisiologico insomma. Forse per un bimbo di pochi giorni 5 minuti erano troppo pochi? Forse non svuotava il seno, non prendeva l'ultimo latte più nutriente e non stimolava la produzione?
Adesso lo so.
In questa situazione si inseriva un leggero ittero che probabilmente ha avuto la sua parte, rendendola meno attiva, infatti dormiva molto, anche di notte.
"Se dormono vuol dire che sono sazi"
altra convinzione errata, almeno per la mia esperienza.
La situazione, insomma, era precaria per me. Ero tesa a cercare di capire se stavo riuscendo a nutrire adeguatamente mia figlia, e in crisi per il dolore derivante dall'allattamento.
Ho avuto una fortuna enorme. Il pediatra mi ha sempre tranquillizzata sulle condizioni della bimba, che a suo parere stava benissimo anche se non aveva iniziato a prendere peso, la controllava almeno due volte a settimana e soprattutto quando è stato il momento di fare qualcosa NON HA PROPOSTO latte artificiale, ma bensì un medicinale antivomito con effetto collaterale di stimolare la produzione di latte.
E comunque questo è bastato per farmi crollare psicologicamente.
Cioè io ho vissuto quel momento come un dramma.
Quando mi dicevano di stare tranquilla perché "al limite limite i bimbi crescono anche col latte artificiale" mi veniva una rabbia fuori dai modi.
Perché lo sapevo benissimo, IO sono cresciuta col latte artificiale e modestamente sono venuta sù benino, ma non me ne fregava niente. IO VOLEVO ALLATTARE MIA FIGLIA.
Deve essere qualcosa di arcaico, di animale, che non ha niente a che vedere con la nostra parte razionale.
Ho avuto un'altra fortuna: potermi affidare a una pediatra che conoscevo da tanto tempo, che per la mia famiglia era stata un punto di riferimento importante, che ha confermato l'utilità di questo medicinale e la sostanziale innocuità per la bimba e mi ha consigliato adeguatamente per il discorso delle ragadi.
Insomma, dopo aver toccato il fondo il latte è aumentato, la bimba ha iniziato a crescere e a svegliarsi più spesso e anche le ragadi sono migliorate.
L'allattamento non è stato semplice per mesi. Un paio di volte mi sono tornate le ragadi, un paio di volte un ingorgo con mastite, un problema di reflusso rendeva la bimba irrequieta anche durante le poppate che erano molto faticose per entrambe, ma almeno cresceva abbondantemente e il mio istinto ancestrale di nutrice era soddisfatto.
Tanto l'inizio è stato difficile, quando la fine è stata semplice e indolore: prima dell'anno Irene ha mostrato maggiore interesse per altri alimenti e preferenza per il biberon ed ha abbandonato le poppate gradualmente e spontaneamente.
Qualche piccolo errore, a posteriori, c'è stato perchè forse non c'era motivo per proporre latte artificiale a 7-8 mesi "per provare, ogni tanto", o per integrare con quello poppate mattutine o pomeridiane che mi sembravano scarse, comunque la sua indole era indubbiamente quella di apprezzare i nuovi alimenti e accettare facilmente i nuovi modi di somministrazione, quindi non c'è rammarico in questi miei pensieri fatti a posteriori.