Posted: Thu Dec 01, 2011 3:32 pm
A parte che ho sempre detto di non amare la classificazione calcistica delle mamme, sono sicura di non avervi fatto alcun riferimento o allusione, neppure per sbaglio.Teresa wrote:No, non diciamo la stessa cosa, semplicemente perché chi lavora per necessita merita un rispetto diverso.
Non riesco a metterlo sullo stesso piano mio.
Meritano un rispetto sacro, sono mamma di serie A.
Hanno bisogno di lavorare per vivere. Se queste donne sono convinte che la qualità la faccia da padrone, che ben venga.
Cosa c'entra il rispetto, poi?
le mamme a cui mi sono riferita sono di mia personale conoscenza e lavorano non per dovere ma per piacere (ed anche in questo NON C'E' NULLA DI MALE, tanto più che rientro nella categoria!)
Il mio appubnto era riferito al fatto che davvero CREDONO che per i loro figli siano più che sufficienti attenzioni un paio d'ore prima di andare a nanna, perché è solo la qualità che conta, ed in virtù di questa loro filosofia si riempiono la giornata, oltre che di lavoro, anche di interessi, hobby, cura di sè.
Non avvertono proprio la questione di una componente (la quantità appunto) mancante o drasticamente annullata.
L'ho preso come esempio estremo per significare che in QUESTA DISCUSSIONE non ho sentito dire da nessuna che la quantità non valga una cippa, ma tutte, con toni e modalità diverse (e, soprattutto, con una serenità d'animo diversa), la consideriamo un valore importante, tanto quanto la qualità (o giù di lì) ma non imprescindibile.
Ed è in questo senso che osservavo come "la posizione di fondo" fosse pressochè analoga.
Tu stessa hai parlato di Travaglio superato, ammettendo di aver attraversato un periodo in cui il problema te lo sei posto.bè io devo ancora arrivarci, per cui le mie riflessioni possono sembrare più "calde".
ma lungi da me aver voluto fare differenziazioni o, peggio, aver voluto mancare di rispetto a qualcuna.
Che poi, a volerla dire tutta, sono convinta che proprio la categoria delle mamme che lavorano non per scelta, avvertono il problema in misura maggiore, e siano poi quelle che meno decantano (o anche se lo fanno, meno ci credono) gli effetti divinatori e pienamente compensatori del tempo di qualità.
Io per prima non ci credo WE da quello che scrivi non ci credi neppure TU), ma ciononostante sono convinta di aver fatto la scelta giusta decidendo di lavorare e pur potendo scegliere il contrario (per cui figurati se mai mi sognerei di stigmatizzare chi neppure l'ha avuta una scelta)!