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Caterina wrote:Boh...è che io ho un'amica così...un tantinello competitiva. Ed è brutto.
Lei confronta sempre tutto, nei giochi di società si incazza come una iena, nella vita di tutti i giorni vuole sempre avere ragione, non lo so...io trovo terribile la competitività. E si vede, perché io non sono arrivata (nè arriverò mai) da nessunissima parte.
Ma proprio la competizione non fa per me, nè scelgo amici competitivi.
Cate sei terribile, ti farei delle botte di autostima a calci in chiul!
Io non sono per niente competitiva, c'è chi (mia suocera, vedi un pò) dice che mi accontento, io penso invece che la mia vita mi piace così com'è e non baratterei la mia normalità con una vita di ansie e insoddisfazioni per non essere arrivata "Uno" ( chi si ricorda Gustav Thoeni?!)
Però secondo me è diversa la competitività di chi vuol sempre essere il migliore dalla serena consapevolezza del proprio valore e soddisfazione per le proprie qualità.
La prima va evitata, ma la seconda invece mi piacerebbe che mia figlia la ottenesse.
Io lo dico sempre, mio padre mi adorava, a volte leggevo nei suoi occhi un bene che era proprio orgoglio, quando mi guardava; e grazie a questo non mi sento mai, mai inadeguata al mondo.
Il che non vuol dire che pensi di essere la migliore, o eccezionale, o stratosferica. O priva di problemi. Tutt'altro. Solo adeguata a quel che devo fare. All'altezza di quel che mi aspetta (o almeno all'altezza di provarci).
Come si fa?
Io l'ho ricevuto, il dono dell'autostima e di una più che sufficiente sicurezza di me... come fare a passarlo? Lo trovo così importante...
Clara è con noi dall'11/02/2013
"Io dico per te luna, io dico per te sole
Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole"
ribaltata wrote:Però secondo me è diversa la competitività di chi vuol sempre essere il migliore dalla serena consapevolezza del proprio valore e soddisfazione per le proprie qualità.
La prima va evitata, ma la seconda invece mi piacerebbe che mia figlia la ottenesse.
Io lo dico sempre, mio padre mi adorava, a volte leggevo nei suoi occhi un bene che era proprio orgoglio, quando mi guardava; e grazie a questo non mi sento mai, mai inadeguata al mondo.
Il che non vuol dire che pensi di essere la migliore, o eccezionale, o stratosferica. O priva di problemi. Tutt'altro. Solo adeguata a quel che devo fare. All'altezza di quel che mi aspetta (o almeno all'altezza di provarci).
Come si fa?
Io l'ho ricevuto, il dono dell'autostima e di una più che sufficiente sicurezza di me... come fare a passarlo? Lo trovo così importante...
che bello, io penso che deve essere proprio così
e si vede subito se un genitore "osanna" il figlio perchè accecato dall'amore e quello che attraverso il figlio vuole pavoneggiarsi