Lavinia ho proprio fatto questa premessa con la speranza di non ricevere un rilancio simile, ma evidentemente ho fallito (sorrido).lavinia wrote:Uhmmmm
Quindi lavoratrici o non non ci vedo differenza come ricchezza da dare ai figli,a livello di esperienza.
La pochezza di spirito e' indipendente dal fare un lavoro o meno
Ho proprio detto A PARITA' DI POTENZIALITA'
cioe' prese due me
tra la me che lavora e la me che non lavora, sono sicura che tra le due la seconda darebbe piu' stimoli.
Poi, e' chiaro, che e' un ragionamento che volendo fa acqua da tutte le parti.
perche' io parlo della "me" che non lavori oggi.
Se non avessi mai lavorato, sarei altro da me e quindi questo non ha senso.
Ragiono su quello che dice Mokina e in effetti non avevo mai considerato che una parte degli stimoli (non dico necessariamente buoni, ma pur sempre stimoli) nasce dalla nostra caratterizzazione lavorativa.
La mia professione mi ha permesso di cablare tutta la mia casa (di avere la sensibilita' insomma di posare fibra in casa) e oggi Carla (5 anni e un po') ha nella sua stanzetta un computer tutto suo, una stampante tutta sua e un collegamento ad internet.
Per qualcuno questo sara' orrore, e' chiaro, ma per me e' stato un passaggio fisiologico nel senso che chiaramente ho una visione dell'utilizzo delle risorse della banda larga contaminata dal mio lavoro.
E questo in qualche modo mi porta a contraddirmi e a concordare che in fondo la quantita' degli stimoli e' collegata sicuramente al tempo con cui stiamo con loro.
Ma la qualita' degli stimoli e' collegata al nostro modo d'essere e questo nostro modo d'essere puo' essere influenzato (arricchito o impoverito, non so...) dal nostro essere o no delle lavoratrici.
