Ma non lo trovo così deleterio purché...
a) non le si usi per censurare il bambino richiamando l'etichetta ("sei sempre il solito", "ecco lo sapevo, da un disordinato come te non c'è da aspettarsi altro")
b) si abbia la disponibilità a cogliere anche gli aspetti che vanno contro l'etichetta, che sarà anche una categoria mentale ma non può essere una gabbia. Ad esempio, senza vergogna vi dico che dei miei due figli il maggiore è quello più solare ed estroverso, il minore quello più pacato, ma ci sono momenti di buio anche per il solare, per il pacato momenti di gioia spumeggiante e (per fortuna non troppo spesso ma quanto esilaranti ahahah!) momenti di rabbia in cui si lancia in pittoresche invettive.
Etichette negative senza redenzione non mi sembra di averne date.
Ad esempio Alex è alquanto casinista e a scuola non è un tipo obbediente e tranquillo (oh è vero! Perché non dovrei dirlo? ahaha!), ma con lui e con altri sottolineo sempre anche il lato positivo: è "geniale" nel suo essere casinista, e penso che sia lui sia altri sentano la mia profonda ammirazione per questo. Forse si vede che sono un po' destabilizzata da genio e sregolatezza, ma senza dubbio fiera. E mai suona come una condanna (tipo "sei sempre il solito casinista!")
Sulla classica domanda "è bravo", a meno che non mi si prenda dopo che Alex ha ricevuto una nota sul diario ahahaha, in genere rispondo con la visione oggettiva di mix tra pregi e difetti, a meno che l'interlocutore non sia proprio lontano dal mio modo di interpretare"è bravo". Ad esempio Federico è stato considerato "cattivo" perché non dormiva tutta la notte e quando lo allattavo poppava più spesso di quanto nonne e zie ritenessero opportuno. In tal caso, cattivi sono quelli che fanno la domanda

