Rie wrote:Se sei d'accordo possiamo fare così: ci provo appena sono libera (ora sono in ufficio e scrivo di frodo :) ) e poi ti contatto per vedere se è esaustivo o manca qualcosa?
troppo buona! sei sicura di volerti smazzare sta pizza? altrimenti se mi dai qualche giorno posso provare a rimettere insieme io...
Io ne ho parlato triliardi di volte ma ti riscrivo qui due righe. Dopo una gravidanza serena e un parto un po' traumatico (per me) perchè non me l'aspettavo così intenso, veloce e doloroso, l'inizio è stato sereno. Si è subito formato un legame fra me e mia figlia. Dormiva sul mio petto, perché così vedevo che era molto più serena, mi sono presa cura di lei fin da subito grazie con l'aiuto delle infermiere del nido, la attaccavo al seno ogni volta che lo cercava. I problemi inizialmente sono stati fisici. Non ho saputo intervenire efficacemente sulle ragadi, e non ho avuto un reale aiuto in merito. L'unico mio punto di riferimento, ostetriche e infermiere, continuavano a dire solo "se si attacca bene non deve far male", ma quando era il momento di attaccarla non c'era mai nessuno e anche quando c'erano non hanno saputo aiutarmi in modo concreto. Così le poppate sono diventate un vero e proprio incubo per me. E dato che all'inizio sono lunghe e frequenti (e è giusto sia così) le prime settimane sono state compromesse da questo. Correlato o meno, non so, il fatto che la bimba non cresceva abbastanza mi ha gettata nello sconforto, caricando tutto il periodo successivo di tensione, anche a problema risolto. Dopo le prime settimane poi la bimba si è fatta molto inquieta. Io non potevo farci niente. Dormiva poco e solo in braccio, chiedeva sempre il seno per consolarsi, piangeva dalle 11 di mattina all'una di notte, esclusi i piccoli sonnellini e le poppate e pochi altri momenti. Piangeva anche in giro in carrozzina e in auto, strillava disperata. Soffriva di reflusso in pratica, ma il pediatra non ha voluto prenderlo in considerazione ed è stata curata solo a due mesi e mezzo, quando l'ha vista un'altra pediatra. Pian piano le cose sono migliorate ma ho vissuto con difficoltà tutto il primo anno, sempre concentrata su di lei, sempre in tensione, come se essere madre non fosse una cosa che richiede impegno e dedizione, certo, ma tutto sommato semplice e naturale. Ho veramente faticato a riallineare me stessa con la "me stessa madre", diciamo che mi ci sono voluti un paio di anni per ritrovare l'equilibrio. Io penso che sia stato a causa di questo inizio difficile che non mi aspettavo, del fatto di essermi sentita impotente su questi problemi che si sono presentati. Ero impreparata anche sulle possibilità di chiedere aiuto (adesso ad esempio mi è chiaro chi e come potrei contattare, allora no), pensavo che l'aiuto iniziale in ospedale, e poi l'assistenza del pediatra, sarebbero stati sufficienti e così non è stato. Non ero preparata alla fragilità emotiva del post partum (evidentemente aveva troppa fiducia in me stessa) e quindi anche ai problemi relazionali che mi si sono presentati (ad esempio vivere male i consigli altrui, che leggevo come accuse.. anche lo fossero state realmente, accuse, giudizi, in un altro momento le avrei affrontate diversamente). Il fatto di non aver vissuto precedentemente da vicino questo tipo di esperienza (parenti o amici) e di non avere un confronto con altre mamme che avessero vissuto difficoltà analoghe sicuramente ha contribuito negativamente. Mi sentivo come fossi l'unica in quella situazione e come se il tempo non passasse mai!