Posted: Fri Feb 12, 2010 8:04 pm
premetto che non sapendo di che si parla in qualche punto la traduzione potrebbe essere troppo letterale....
Si tratta di un articolo in cui si parla di un nuovo libro in uscita della Badinter, di cui però è noto solo il titolo, per cui l'autore riassume il pensiero dell'autrice a partire da un altro suo libro (almeno è quanto ho capito dal link inserito)
"Facciamo la scommessa di conciliare tutto: la nostra vita professionale e le nostre maternità, la nostra vita di coppia e l'implicazione di volersi senza errori nell'educazione dei nostri figli, ma a quale prezzo?
Che una di noi fallisca in uno dei suoi campi ed eccoci in piena tempesta.
La corrente che valorizza la famiglia tradizionale critica le donne che lavorano (l'esempio della Germania è probabilmente il migliore di questa corrente). Quelle che hanno scelto di restare a casa sono al limite catalogate "senza interessi, senza avvenire o senza esistenza propria". Le donne donne che hanno scelto di non avere figli sono qualificate come "nullipare" (in senso letterale).
Quale che sia la scelta che si è fatta, è sempre più o meno rimessa in questione, è resa fragile dalle scelte fatte da altre persone...
Sì, ciò che emergerà principalmente nel prossimo futuro saranno delle critiche virulente sul fatto che Elisabeth Badimer rimette (di nuovo) in questione il ritorno in auge del naturalismo - scelta che fa onore al famoso istinto materno, la realizzazione della donna nella sua maternità.
Noi abbiamo coscienza delle nostre scelte familiari o professionale e dei conflitti, dei vincoli che comportano nella nostra vita qutidiana o nella nostra ineriorità, ma ciò che Elisabeth Badinter spera di non dimenticare, e direi nemmeno noi, è che negli ultimi 20 anni le donne sono le più toccate dalla precarietà, le più toccate dalla disoccupazione, e che esiste sempre un'ineguaglianza impressionante degli stipendi tra uomini e donne a parità di mansione (20% di differenza) e che la crisi economiche che stiamo attraversando di decennio in decennio non sistemano questa situazione, la nostra situazione in assoluto non si evolve.
Anche se possiamo non essere d'accordo con tutto ciò che propone l'autore, si vede nel suo proposito la volontà di contestare, di estirpare alcune incoerenze per progredire, fare riflettere per andare più lontano."
Si tratta di un articolo in cui si parla di un nuovo libro in uscita della Badinter, di cui però è noto solo il titolo, per cui l'autore riassume il pensiero dell'autrice a partire da un altro suo libro (almeno è quanto ho capito dal link inserito)
"Facciamo la scommessa di conciliare tutto: la nostra vita professionale e le nostre maternità, la nostra vita di coppia e l'implicazione di volersi senza errori nell'educazione dei nostri figli, ma a quale prezzo?
Che una di noi fallisca in uno dei suoi campi ed eccoci in piena tempesta.
La corrente che valorizza la famiglia tradizionale critica le donne che lavorano (l'esempio della Germania è probabilmente il migliore di questa corrente). Quelle che hanno scelto di restare a casa sono al limite catalogate "senza interessi, senza avvenire o senza esistenza propria". Le donne donne che hanno scelto di non avere figli sono qualificate come "nullipare" (in senso letterale).
Quale che sia la scelta che si è fatta, è sempre più o meno rimessa in questione, è resa fragile dalle scelte fatte da altre persone...
Sì, ciò che emergerà principalmente nel prossimo futuro saranno delle critiche virulente sul fatto che Elisabeth Badimer rimette (di nuovo) in questione il ritorno in auge del naturalismo - scelta che fa onore al famoso istinto materno, la realizzazione della donna nella sua maternità.
Noi abbiamo coscienza delle nostre scelte familiari o professionale e dei conflitti, dei vincoli che comportano nella nostra vita qutidiana o nella nostra ineriorità, ma ciò che Elisabeth Badinter spera di non dimenticare, e direi nemmeno noi, è che negli ultimi 20 anni le donne sono le più toccate dalla precarietà, le più toccate dalla disoccupazione, e che esiste sempre un'ineguaglianza impressionante degli stipendi tra uomini e donne a parità di mansione (20% di differenza) e che la crisi economiche che stiamo attraversando di decennio in decennio non sistemano questa situazione, la nostra situazione in assoluto non si evolve.
Anche se possiamo non essere d'accordo con tutto ciò che propone l'autore, si vede nel suo proposito la volontà di contestare, di estirpare alcune incoerenze per progredire, fare riflettere per andare più lontano."