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la nostra storia di una tetta esaurita

Posted: Sun Dec 05, 2010 11:44 am
by PaolaG
Al corso pre-parto e per tutta la gravidanza son stata convinta che allattare sarebbe stato normale, naturale, facile e automatico... ci raccontavano di come tutti i bambini si autoregolano, di come è bello, di che posizioni assumere, del fatto che allattare a richiesta sarebbe stata la cosa migliore. Non avevo dubbi in merito, avrei allattato!
Il 5 novembre 2009, alle 5.30 di mattina rompo le acque, vado in ospedale e, dopo 12 ore di travaglio e 9 minuti di spinte ecco il mio capolavoro...
Nessuno me lo disse, ma il piccolo aveva sofferto... lo so io ora guardando le foto, era viola... povero amore mio, tutte quelle ore con le acque rotte.... E alla nascita aveva l’ittero, basso da non aver bisogno di esser messo sotto le lampade, ma alto al punto di tenerci qualche giorno in più in ospedale
Ora, non so se queste cose hanno contribuito, o forse era solo la sua natura, ma pur essendo di 3.686 e bello forte (pensate che si è aggrappato ai capelli dell’ostetrica uscendo dalla pancia!) non riuscivo ad attaccarlo...
Lui dormiva e ho deciso di non svegliarlo e ho passato la prima notte contemplandolo, le sue dita delle mani, il suo naso, tutta quella perfezione veniva da me, ero stata proprio brava! E nonostante la mia stanchezza lo ammiravo, lo amavo, lo guardavo e lui buono dormiva... e poi dal nulla, nel sonno, iniziò a rigurgitare liquido giallastro misto a sangue. Paura, tutte quelle cose che ci avevano detto sul soffocamento, sulla SIDS, corro dalle ostetriche (le puericultrici di notte non c’erano) mi dissero: “signora è normale, avrà qualcosa nello stomaco... anche se non si attacca, è normale, se ha qualcosa nello stomaco non si attacca!”
Io l’ho tenuto accanto a me, al mio seno, al mio calore, al mio amore tutta notte. Spaventata per quei rigurgiti, dubbi perché non si attaccava... comunque la più bella notte della mia vita.
Da bambina non ho mai giocato con le bambole, non ho mai vestito o svestito una barbie, ma cambiare mio figlio, accudirlo, vestirlo è stata la cosa più istintiva e naturale del mondo, ma attaccarlo al seno proprio non mi riusciva.
La mattina seguente con l’aiuto della puericultrice lo attaccammo, facendo colare del latte artificiale sul mio seno cosi che lui aprisse di più la bocca, mi disse che se non ci fossimo riuscite avremmo valutato i paracapezzoli o il tiralatte... poi gli mise il ciuccio dicendo che non sapeva ciucciare, che il ciuccio lo avrebbe aiutato ma il reparto era pieno, la puericultrice una sola e non ha avuto più tempo per me.
Io chiamavo le ostetriche per farmi aiutare ad attaccarlo e loro mi dicevano: “è normale, imparerà signora” e me lo attaccavano loro (eravamo in 3, per farlo attaccare eh) e io chiedevo come avrei fatto a casa e la loro risposta era sempre “imparerà”... fiduciosa continuai cosi, credendo che fosse colpa mia...e che avrei dovuto solo prenderci la mano... Le chiamavo ogni volta che secondo me piccolo aveva fame quando era inquieto, quando io ero serena e pronta ad una delusione per non riuscire a farcela da sola... quando riuscivamo lo lasciavo li, al mio seno quanto lui voleva, a volte faceva male, a volte per niente, e io chiedevo in continuazione se dovesse far male o no, per verificare appunto che l’attacco fosse corretto e che lui stesse mangiando. Alcune mi dicevano che doveva far male, altre che no assolutamente, insomma non ci ho capito nulla... (ma chiamavo erroneamente le ostetriche, forse avrei dovuto chiamare la puericultrice più spesso e arrabbiarmi se non trovava il tempo per me, forse son stata superficiale)
Il giorno delle dimissioni era stato attaccato ben 3 ore, ero quindi abbastanza serena, fiduciosa che tutto sarebbe andato per il meglio. Nel foglio delle dimissioni ci diedero una indicazione di latte artificiale da usare in caso di necessità, ma io ovviamente non prestai attenzione...
All’arrivo a casa la mia tragedia personale, varcata la soglia mi sentii un muro crollare sulle spalle, scoppiai a piangere, mi sentivo strana, mi sentivo sola... mio marito ovviamente non capì, ma me lo aspettavo, era una sensazione strana, paura mista a stanchezza, solitudine e cambiamento e quindi mi feci forza e mi presi cura di piccolo presentandogli la sua casa. Dopo vari tentativi falliti, la sera riuscii miracolosamente ad attaccare Manuel, ma dopo pochi istanti che stava ciucciando arrivò probabilmente la montata lattea, uno spruzzo di latte che gli andò di traverso, lui si staccò e non ne volle più sapere. Piccolo piangeva, io mi sentivo impotente, insistevo dicendo a mio marito che era fame, di fidarsi del mio istinto, che avremmo dovuto attaccarlo e lui convito mi zittì dicendo che no, che se avesse avuto fame si sarebbe attaccato, che forse erano dolori...
Si fanno le 5 di mattina, mi attacco al telefono e chiamo in reparto, chiedendo cosa avrei potuto fare e su suggerimento della ostetrica in turno mandai mio marito in farmacia a comprare il latte artificiale e il biberon (talmente sicura di allattare che ero anche senza un biberon!)
Finalmente mangiava... il suo latte artificiale, la sua pancina si riempiva e io crollai, era colpa mia, stavo lasciando mio figlio senza latte. Povero angelo mio, quanta fame avrà avuto.
Finalmente andiamo a letto, io con mio figlio in braccio, finalmente sazio, abbastanza provata, anzi proprio a terra. La mattina dopo (veramente in poche decine di minuti era già mattina) per fortuna, avevo in programma la visita dell’ostetrica a domicilio, che tra i vari compiti, deve proprio controllare l’allattamento...
Mi alzai presto, piangendo, non riuscivo a svegliare mio marito, ero moralmente devastata, probabilmente il famoso crollo ormonale, avevo bisogno di farmi una doccia, ma Manuel senza di me piangeva, voleva stare sempre e solo in braccio. Chissà che paura ha avuto la notte prima senza mangiare, chissà come si è sentito male...
Chiamai mia madre e una mia amica, che grazie al cielo arrivarono immediatamente in soccorso, mi concessi finalmente una doccia durante la quale piansi tutte le lacrime che avevo in dotazione, e quando arrivò l’ostetrica ero pronta a chiedere tutto l’aiuto del mondo.
Controllò il seno, disse che era pieno di latte, che era un peccato dargli il LA e mandò mia madre ad affittare un tiralatte elettrico.
Cominciò così il nostro allattamento, io tiravo il latte che neanche la Lola reggerebbe un confronto, lui beveva di gusto il mio latte dal biberon, si godeva il contatto di mamma ogni secondo (dormiva sempre in braccio a me, diversamente piangeva e io lo ho assecondato pensando che un neonato non ha vizi ma bisogni)
Questo durò 2 settimane, a ritmo perfetto, anche se mi dispiaceva comunque era latte mio... mio marito mi aiutava, gli dava da mangiare, lo cambiava, io tiravo il latte ogni 3 ore, non dormivo tanto, ero molto provata ma mi facevo forza. poi chiacchierando con un amico di mio marito, venne fuori che la compagna aveva allattato 5 mesi con i paracapezzoli.. mi si accese una lampadina! Anche la puericultrice in ospedale li aveva nominati... Chiamai l’ostetrica che era venuta a casa, le dissi la mia idea e lei mi mandò subito a comprarli, suggerendomi marca e taglia.
Beh... Manuel con mia immensa gioia si attaccava e si nutriva dal mio seno. Che meraviglia, che immensa sensazione di completezza, che amore indescrivibile!
Pensavo sarebbe stato facile e invece iniziava un altro calvario... Manuel voleva stare ore ed ore attaccato al seno, se lo staccavo piangeva, si addormentava, ciucciava pochi minuti, dormiva. E non potevo staccarlo da me. Al corso ci avevano detto che in circa 40 minuti massimo mangiavano, che avrebbero fatto uno stacco di 2-3 ore tra una poppata e l’altra ma a me questi conti non tornavano.
Io però sono una testa dura. Io però sapevo che non potevo essere l’unica al mondo a star passando questo. E mi misi a cercare su internet. Ero già parte di un paio di forum di mamme, mi avevano fatto compagnia in quella gravidanza tanto problematica, cosi chiesi a loro. Non mi aspettavo tutto questo aiuto, chiacchierando mi spiegarono cosa fosse l’esogestazione, che cosa volesse dire passare da un biberon al seno, che avrei dovuto faticare, che Manuel stava recuperando il tempo perduto, che avrei potuto dare aggiunte di latte tirato ma con supporti tipo DAS o dito, che il biberon creava confusione e di contattare una consulente LLL.
Per me era arabo, non capivo di cosa stessero parlando, e le ascoltavo, ma continuavo a seguire il mio istinto materno, cioè di tenere Manuel al seno quanto desiderava, perché lui ne aveva bisogno, anche se non ne capivo le meccaniche. Stavo circa 6-8 ore con lui al seno, si staccava e dormiva circa 30 minuti nella culletta mentre io potevo finalmente farmi una doccia, e poi di nuovo al seno per ore interminabili, durante le quali ciucciava, dormicchiava, ciucciava, dormiva.. ma non potevo staccarlo e metterlo giù anche se stava dormendo, perché se no si svegliava e piangeva, dovevo aspettare che davvero volesse dormire, e allora avevo quei meravigliosi 30 minuti per me. Facevo pipì con Manuel al seno, aprivo al ragazzo delle pizze con lui al seno, dormivo con lui al seno. Mio marito? Usciva. Perché non capiva, perché mi vedeva h24 con piccolo attaccato e per lui non era normale, perché non capiva come io non avessi tempo per cucinarmi da mangiare, perché avessi quella faccia triste... perché secondo lui era meglio tirarmelo o dargli LA piuttosto che stare cosi, e allora mi ha lasciato sola, usciva sempre perché era colpa mia, chi ha voglia di vedere una con quella faccia quando arriva a casa? E come non dargli ragione? Non mi sono sentita neanche di chiamare mia madre li per li, perché so che nessuno avrebbe capito quello che stavo facendo, insomma chi sta 6-8 ore con un figlio al seno? Per tutti era ovvio che c’era qualcosa che non andava, che il mio latte era poco, non era nutriente, che era meglio dargli il latte artificiale... allora ho preferito ignorare tutti e starmene chiusa a casa mia sola e convinta che quella fosse la cosa migliore, ma mi sono decisa e ho cercato cosa fosse LLL su internet. Ho trovato il sito, ho letto poco, ma ho mandato subito una mail ad una consulente, scelta a caso dal sistema... per fortuna l’ho fatto.
Mi ha confermato quanto detto dalle ragazze sui forum, e mi ha spiegato quanto il biberon avesse reso ancora più difficoltoso a Manuel attaccarsi e nutrirsi dal seno. Accompagnata da lei per mano (via mail) e dalle mamme on line che sono state la mia compagnia e la mia forza, sono andata avanti cosi, a testa bassa, con Manuel al seno, io e lui, lui ed io, non nego che in casa avevo la latta di LA, che l’ho usato qualche sera.
Tutto questo limbo è durato 3 settimane. Sono state le più lunghe della mia vita, perché per quanto bello e meraviglioso sia allattare al seno, non dormire più di 2 ore a fila e comunque queste 2 ore dormirle con il piccolo al seno, stare tutto il giorno con mio figlio attaccato e in più non avere il sostegno di nessuno se non di sconosciute nel web, non è facile.
In più l’ovvia paura che non si nutrisse abbastanza... la doppia pesata era impraticabile, con tutte quelle ore al seno come facevo... allora la consulente mi suggerì la pesata settimanale... mi disse di eliminare qualsiasi aggiunta, di dargli solo il mio seno e vedere come sarebbe andata. Tanto Manuel era nato bello ciccio, faceva regolarmente tanta pipì e pupù, era comunque vivace, quindi anche se avesse preso poco o niente in una settimana male non avrebbe fatto.
Con mia immensa sorpresa e soddisfazione quella settimana di prova prese ben 270g. questo voleva dire che il mio latte era sufficiente, che ciucciava bene, che anche se era faticosissimo per me, per lui andava bene, e questo per me bastava.
Ce l’abbiamo fatta amore mio, ce l’abbiamo fatta! Avrei potuto sfidare a testa alta il mondo quel giorno, lo ricordo ancora.. che sensazione. Mio figlio ed io stavamo vincendo, eravamo bravissimi!!!
Poi Manuel un bel giorno ha fatto il miracolo, in circa 1 ora si saziava, si staccava e dormiva i suoi 30 minuti, ma quando si svegliava non voleva più il seno, potevamo fare un massaggio, stare un po’ sdraiati vicini sul lettone a giocare a rotolare, stare sul tappeto gioco, uscire a fare due passi, ahhh l’aria, il sole, la neve... eh si perché da quando Manuel era nato non avevo ancora messo il naso fuori casa... io avevo quel piccolo fagottino sempre al seno ed ero così stanca...
Adesso stavo finalmente iniziando a vivermi mio figlio...
Però ero immensamente stanca e immensamente sola. La sera Manuel, sarà per stanchezza mia o sua, per qualche dolorino, voleva ancora stare al seno ore ed ore. E io andai da mia madre. Dai miei genitori son stata quasi 1 mese e mezzo, tornavo a casa ogni tanto, ma quella solitudine e stanchezza mi facevano star male, piangevo e avevo bisogno, cosi ho chiesto aiuto ancora, e qualche giorno a settimana mi son fatta coccolare a casa di mamma.
La mamma è sempre la mamma.
Sarà stata anche la mia serenità e il riposo, ma Manuel diventava sempre più veloce, con il passare del tempo la poppata durava 20 minuti, poi 10 e alla fine il mio superbaby ci metteva solo 5 minuti di orologio, e prendeva sempre più di 1 kg al mese. Che soddisfazione, che bellezza.
A 3 mesi piano piano ho iniziato a fare le prove senza paracapezzoli, se ci riusciva bene, altrimenti rimettevo la farfallina in silicone e senza tanti dubbi si andava avanti cosi... nel giro di 1 settimana non li ha più voluti, e il nostro allattamento era finalmente decollato. Era ora per me di rientrare al lavoro, ma non me la sono sentita, ho fatto tutte le ferie che avevo maturato e cosi fino a 6 mesi ha preso solo latte di mamma, ho buttato la latta di LA, e i paracapezzoli sono in un cassetto, come ricordo...
Iniziare lo svezzamento è stato graduale, e ho sostituito una poppata con la pappa solo a 7 mesi. La tetta c’era ogni qualvolta lo chiedesse...
A quel punto tutti quelli che mi davano della pazza per aver tenuto tante ore al seno mio figlio hanno cominciato a dirmi che avrei tenuto Manuel al seno fino ai 2 anni se continuavo cosi, che era un tetta-dipendente, che ciucciare la notte a 10, 11 mesi non era normale (si svegliava circa 3-4 volte a notte per il seno)...
Io come prima ho ignorato tutti e sono andata avanti ascoltando mio figlio e il mio istinto, e basta.
Con il mio rientro al lavoro e lo svezzamento decollato perfettamente, Manuel prendeva il seno al mio rientro dal lavoro, e la notte. Basta, se offrivo non gradiva, quindi ho lasciato fare lui anche questa volta.
Poi un giorno non ha voluto più neppure la poppata del rientro dal lavoro, chiedeva il seno, ma poi gli dava un bacino e tornava a giocare, e la notte ciucciava solo per riaddormentarsi, ma non prendeva più nulla... se lo offrivo in altri momenti rifiutava, per cui l’ho lasciato fare.
Ha deciso lui. E a circa 11 mesi e mezzo ha smesso il seno, senza dubbi, senza ritorni di fiamma, senza lacrime, senza traumi.
Forse è dispiaciuto più a me, mi sarebbe piaciuto continuare, sarei arrivata un po’ più avanti, ma penso non ci sia distacco migliore.
E bravo il mio bambino, lui ha sempre saputo come fare, e io come mamma ho avuto solo il compito di ascoltarlo e seguirlo nei suoi bisogni.
L’istinto di mamma è la cosa più forte del mondo, e difficilmente sbaglia. A volte bisogna fermarsi, staccare la spina e semplicemente stare ad ascoltare. E se si è in difficoltà chiedere aiuto a chi ci può aiutare davvero e fidarci di quello che sentiamo nel cuore, nell’anima e nello stomaco perché è così che i nostri cuccioli ci fanno capire quello di cui hanno bisogno. Non è con le parole, ne con i gesti, è uno stupendo e nuovo modo di comunicare tra noi e loro, che nessun altro può capire e che ci regalerà le emozioni più profonde e intense della nostra vita... noi dobbiamo solo ascoltare e non farci condizionare da quello che dovrebbe essere, perché una volta mamme, capirete che non c’è nessuno schema che possa contenere i nostri figli...

Posted: Mon Dec 06, 2010 9:45 am
by lenina
Grazie per la testimonianza Paola :bacio:

Posted: Mon Dec 06, 2010 2:34 pm
by uca
Mi ritrovo tanto nella tua storia per adesso... Spero anche la mia abbia il lieto fine della tua!
Comunque, ti faccio i complimenti per la tua forza e per aver saputo andare avanti per la tua strada!