9-12-2010 Giovanni in fuga dallo spazio arriva tra noi
Posted: Thu Dec 09, 2010 10:22 pm
La dpp è fissata per il 15 dicembre ma io so che Omar nascerà prima.
Gli chiedo solo la cortesia di aspettare che passi l'8 dicembre perchè voglio trascorrere gli ultimi 4 giorni di feste da sola con Diego e perchè vorrei che la mia mamma, che lavora durante le feste, riuscisse a raggiungermi.
L'ultimo mese di gravidanza vivo una condizone che rasenta l'ansia/depressione pre-parto.
Qualche notte prima della nascita faccio questo sogno: Omar mi mostra il volto, occhi enormi e profondissimi tipo cartone animato giapponese, sulla bocca un lenzuolo con scritto SPACE.
Il 7 e l'8 dicembre mi sento diversa, mangio e dormo tantissimo.
L'8 sera a mezzanotte cominciano le prime contrazioni, faccio un bagno lunghissimo, sono emozionata, segno su un bigliettino l'ora delle contrazioni sono molto ravvcinate ma irregolari. Alle 4,00 chiedo a Diego di accompagnarmi in ospedale, quello in cui ho fatto il corso preparto.
Mentre mi avvicino all'H dopo aver parcheggiato faccio pipì per strada tra un auto e l'altra e penso che sono anni che non mi succede una cosa del genere..dai tempi delle nottate passate a ballare prima di farmi la doccia e andare a lavorare.
Mentre mi avvicino all'H sono su di giri, cammino spedita tra una contrazione l'altra e dico a Diego che vorrei incontrare Cuffaro e riempirlo di botte, schiaffi e calci.
Mi tengono in H due ore, l'ostetrica assonnata mi dice che il bimbo dorme, che queste sono le contrazioni giuste ma....non se ne parla che tra molte ore, di tornare a casa....
Che sconforto...io soffro moltissimo,così mi spavento...non resisterò ore e ore.
Chiedo se è normale soffrire già così tanto e lei mi risponde che dipende dalla soglia del dolore..non mi sento considerata.
Esco e chiamo i miei genitori, chiedo loro di prendere il primo autobus e raggiungermi, il loro viaggio dura almeno 2 ore.
A casa altro bagno ma alle 9,00 imploro Diego di correre in H ma cambio meta, ho sofferto abbastanza penso..ho le contrazioni ogni 3 minuti VOGLIO l'epidurale.
In questo grande ospedale mi accolgono come un'eroina: al primo parto ho fatto buona parte del travaglio a casa e mi caricano di brutto.
Poi mi assegnano l'ostretica nazista che non mi considera affatto,io sono sdraiata a terra, non riesco ad alzarmi e lei per parlarmi non si abbassa mai,io le vedo solo i piedi, la detesto.
Vuole che Diego attraversi la città per andare a recuperare degli esami del sangue quando basterà poi chiedere un fax..
Mi ricordo di una tipa che su un forum scrisse ironicamente che durante il travaglio implorò l'ostetrica di ammazzarla strangolandola con il filo della flebo e mi chiedo se davvero vorrei morire. NO, l'idea della morte non deve nemmeno sfiorarmi, io devo lottare, io ho a che fare con la vita, anche la macabra visione del volto di Dell'Utri che mi appare per un secondo mi fa paura.
VIA..via da me tutto ciò che ha a che fare con il marcio di questa vita.
Implorerò l'epidurale ma non urlerò mai, sarò sempre silenziosa, intenta a respirare, concentrata a raccogliere le forze per affrontare ogni 3 minuti quel baratro inenarrabile, aggrappandomi con i miei occhi agli occhi di Diego che sarà, anche questa volta, forte e dolce, il mio alleato fedele, la sola persona a cui posso affidare questo dolore e questa paura.
Ecco perchè non ho avuto l'epidurale, troppo silenziosa..
Ogni tanto mia mamma fa capolino, l'ostetrica(non la nazi, una bionda dolce con gli occhi grandi) capisce che con lei però mi trattengo, non voglio farla soffrire e quindi l'accompagna fuori e fa tornare Diego.
L'osterica mi chiede come si chiama il piccolo, dico Giovanni..che strano, è stato Omar per mesi e ora...ma questa è un'altra storia..
Dopo 7 ore di travaglio attivo in cui mi addormento stremata tra una contrazione e l'altra, in cui vomito e resto col culo all'aria in mezzo ad un corridoio affollato di gente e una di spinte in cui le gambe ormai non riesco nemmeno più a tenerle su chiedo, con il poco fiato che mi rimane: "non me lo potete aspirare per favore"?
Mi dicono che forse Giovanni è una bimba perchè si dimostra particolamente forte e il suo cuore non perde il ritmo mai.
Io dico a Diego che comincia a non importarmi più nulla...che non ce la faccio più. Do per scontato che il mio piccolo sta bene. Sono incosciente. Comincio a pensare solo a me e alla mia sopravvivenza.
Alle 16,10 nasce Giovanni.
Quando scivola via e me lo mettono sul petto io vedo e bacio la sua testolina che ogni volta che bacio, oggi, mi assale l'emozione. Ritrovo quegli occhioni, proprio quelli del sogno, che mi fissano.
Resto incantata, lo annuso e vivo IL momento, quel momento per cui vale la pena di vivere le pene di tuta una vita.
Quell'odore dolce, quell'odore inspiegabile, ineffabile, che sa di irraggiungibile, quell'odore che viene dallo spazio e che mi fa diventare madre tutto di colpo.
Quell'odore e quegli occhi, quel calore, mi fanno affilare le unghie e digrignare i denti.
Sono una madre tigre, sono pronta a dare la vita, ora, per mio figlio.
Lo terrò addosso a me giorno e notte in ospedale, lo spronerò ad attaccarsi sussurrandogli all'orecchio "Forza Giovanni" per tre giorni.
Il suo odore mi guiderà per tutto quel primo lungo duro primo periodo di vita di mio figlio Giovanni fuggitivo dallo spazio.
Gli chiedo solo la cortesia di aspettare che passi l'8 dicembre perchè voglio trascorrere gli ultimi 4 giorni di feste da sola con Diego e perchè vorrei che la mia mamma, che lavora durante le feste, riuscisse a raggiungermi.
L'ultimo mese di gravidanza vivo una condizone che rasenta l'ansia/depressione pre-parto.
Qualche notte prima della nascita faccio questo sogno: Omar mi mostra il volto, occhi enormi e profondissimi tipo cartone animato giapponese, sulla bocca un lenzuolo con scritto SPACE.
Il 7 e l'8 dicembre mi sento diversa, mangio e dormo tantissimo.
L'8 sera a mezzanotte cominciano le prime contrazioni, faccio un bagno lunghissimo, sono emozionata, segno su un bigliettino l'ora delle contrazioni sono molto ravvcinate ma irregolari. Alle 4,00 chiedo a Diego di accompagnarmi in ospedale, quello in cui ho fatto il corso preparto.
Mentre mi avvicino all'H dopo aver parcheggiato faccio pipì per strada tra un auto e l'altra e penso che sono anni che non mi succede una cosa del genere..dai tempi delle nottate passate a ballare prima di farmi la doccia e andare a lavorare.
Mentre mi avvicino all'H sono su di giri, cammino spedita tra una contrazione l'altra e dico a Diego che vorrei incontrare Cuffaro e riempirlo di botte, schiaffi e calci.
Mi tengono in H due ore, l'ostetrica assonnata mi dice che il bimbo dorme, che queste sono le contrazioni giuste ma....non se ne parla che tra molte ore, di tornare a casa....
Che sconforto...io soffro moltissimo,così mi spavento...non resisterò ore e ore.
Chiedo se è normale soffrire già così tanto e lei mi risponde che dipende dalla soglia del dolore..non mi sento considerata.
Esco e chiamo i miei genitori, chiedo loro di prendere il primo autobus e raggiungermi, il loro viaggio dura almeno 2 ore.
A casa altro bagno ma alle 9,00 imploro Diego di correre in H ma cambio meta, ho sofferto abbastanza penso..ho le contrazioni ogni 3 minuti VOGLIO l'epidurale.
In questo grande ospedale mi accolgono come un'eroina: al primo parto ho fatto buona parte del travaglio a casa e mi caricano di brutto.
Poi mi assegnano l'ostretica nazista che non mi considera affatto,io sono sdraiata a terra, non riesco ad alzarmi e lei per parlarmi non si abbassa mai,io le vedo solo i piedi, la detesto.
Vuole che Diego attraversi la città per andare a recuperare degli esami del sangue quando basterà poi chiedere un fax..
Mi ricordo di una tipa che su un forum scrisse ironicamente che durante il travaglio implorò l'ostetrica di ammazzarla strangolandola con il filo della flebo e mi chiedo se davvero vorrei morire. NO, l'idea della morte non deve nemmeno sfiorarmi, io devo lottare, io ho a che fare con la vita, anche la macabra visione del volto di Dell'Utri che mi appare per un secondo mi fa paura.
VIA..via da me tutto ciò che ha a che fare con il marcio di questa vita.
Implorerò l'epidurale ma non urlerò mai, sarò sempre silenziosa, intenta a respirare, concentrata a raccogliere le forze per affrontare ogni 3 minuti quel baratro inenarrabile, aggrappandomi con i miei occhi agli occhi di Diego che sarà, anche questa volta, forte e dolce, il mio alleato fedele, la sola persona a cui posso affidare questo dolore e questa paura.
Ecco perchè non ho avuto l'epidurale, troppo silenziosa..
Ogni tanto mia mamma fa capolino, l'ostetrica(non la nazi, una bionda dolce con gli occhi grandi) capisce che con lei però mi trattengo, non voglio farla soffrire e quindi l'accompagna fuori e fa tornare Diego.
L'osterica mi chiede come si chiama il piccolo, dico Giovanni..che strano, è stato Omar per mesi e ora...ma questa è un'altra storia..
Dopo 7 ore di travaglio attivo in cui mi addormento stremata tra una contrazione e l'altra, in cui vomito e resto col culo all'aria in mezzo ad un corridoio affollato di gente e una di spinte in cui le gambe ormai non riesco nemmeno più a tenerle su chiedo, con il poco fiato che mi rimane: "non me lo potete aspirare per favore"?
Mi dicono che forse Giovanni è una bimba perchè si dimostra particolamente forte e il suo cuore non perde il ritmo mai.
Io dico a Diego che comincia a non importarmi più nulla...che non ce la faccio più. Do per scontato che il mio piccolo sta bene. Sono incosciente. Comincio a pensare solo a me e alla mia sopravvivenza.
Alle 16,10 nasce Giovanni.
Quando scivola via e me lo mettono sul petto io vedo e bacio la sua testolina che ogni volta che bacio, oggi, mi assale l'emozione. Ritrovo quegli occhioni, proprio quelli del sogno, che mi fissano.
Resto incantata, lo annuso e vivo IL momento, quel momento per cui vale la pena di vivere le pene di tuta una vita.
Quell'odore dolce, quell'odore inspiegabile, ineffabile, che sa di irraggiungibile, quell'odore che viene dallo spazio e che mi fa diventare madre tutto di colpo.
Quell'odore e quegli occhi, quel calore, mi fanno affilare le unghie e digrignare i denti.
Sono una madre tigre, sono pronta a dare la vita, ora, per mio figlio.
Lo terrò addosso a me giorno e notte in ospedale, lo spronerò ad attaccarsi sussurrandogli all'orecchio "Forza Giovanni" per tre giorni.
Il suo odore mi guiderà per tutto quel primo lungo duro primo periodo di vita di mio figlio Giovanni fuggitivo dallo spazio.