Una grandissima scommessa, vero? Alla faccia dell'indifferenza e di chi quando incontra un disabile, abbassa lo sguardo o fissa il vuoto!
Ho trovato questi articoli ormai datati:
Disabili, sfida all' emarginazione nella fabbrica della solidarietà
Varese, ex operaio dell' Alfa dà lavoro a ragazzi Down e malati di Aids
VEDANO OLONA (Varese) - Affidereste un tornio a un ragazzo disabile? C' è chi lo ha fatto e oggi fattura 20 milioni di euro all' anno. Via Careno, zona industriale di Vedano Olona: visti dall' esterno i capannoni sono tutti grigi uguali, ma dentro no. Non quello, quanto meno, della Cooperativa Solidarietà, da cui escono piccoli elettrodomestici, distributori di bibite, lampade perfettamente assemblate da una manodopera composta per due terzi (su oltre 500 lavoratori) da giovani affetti dalla sindrome di Down, disabili psichici, malati di Aids. Hanno gli occhi a mandorla, ma non sono cinesi, gli operai che montano cablaggi e stringono viti; ha gli occhi a mandorla, ma non è cinese, la giovane segretaria che si affaccia in un ufficio e dice: «Signor Lorenzo, è arrivato questo fax...». Lorenzo Crosta, 53 anni, ex operaio dell' Alfa Romeo, sovrintende a questa avventura che sembra andare contro a ogni legge dell' economia, della produttività, dell' efficienza; già, perché alla Cooperativa non tengono solo impegnati un po' di persone che altrimenti non saprebbero come tirare sera. Qui i bilanci sono quelli di un' azienda vera, la concorrenza anche, il contratto è quello dei metalmeccanici; insomma, si suda, ci si arrabbia, si gioisce né più né meno che nelle altre fabbriche. «Ma qui la gente ha il senso del perché lavora - racconta Crosta -, lo sente al tempo stesso come un dovere e come una valorizzazione. E i disabili questo lo capiscono benissimo: sanno applicarsi, sono coscienti del loro ruolo e non soffrono di stress se non vanno alle Maldive. Ricordate la nevicata del mese scorso? Le strade qui attorno erano bloccate ma non uno dei miei ragazzi è rimasto a casa. La Genesi descrive il lavoro come una maledizione ma in realtà è il contrario: è la mancanza di lavoro la maledizione dell' uomo!». Restituire dignità alle persone, tirare fuori il meglio. Lorenzo Crosta si è tuffato su questi temi nell' 87: partì con capitale sociale di 110 mila lire, alle spalle aveva gli anni alle catene di montaggio di Arese, la dura militanza nell' estrema sinistra, un sofferto ripensamento culminato nell' incontro con la persona che gli ha cambiato la vita. «Fu don Giussani, che uomo! Sono andato a trovarlo anche poco prima che morisse, si divertiva molto ad ascoltare gli aneddoti sui miei ragazzi...». Un incontro casuale? «Noi pensiamo che certi accadimenti siano fortuiti, ma non è mai così. Conobbi quelli del Movimento Popolare al termine di una furiosa litigata a un dibattito. Io vivevo la militanza politica come scontro tra diversità e invece quelli mi telefonavano per incontrarmi nonostante fossi di sinistra. A me era rimasto dentro quel senso di giustizia, del dover fare qualcosa per cambiare il mondo. E fu così che mi avvicinai ai disabili». Crosta comincia come volontario assistendo alcuni soggetti gravi: dopo mezza giornata fugge spaventato; ma poi ci riprova: comincia a seguire i ragazzi in piccoli lavori di assemblaggio e a mano a mano l' avventura prende quota. Per far comprendere il senso di quel che accade a Vedano Olona, l' imprenditore è solito raccontare l' episodio, realmente accaduto, della vite. «Era il periodo in cui il Papa aveva diffuso l' enciclica "Laborem exercens" dove si rifletteva sull' alienazione dell' uomo costretto a lavorare. Se ne parlava spesso anche tra noi e io raccontavo: "... anche noi qui vi costringiamo a mansioni ripetitive, sempre uguali". Il discorso venne interrotto da un disabile psichico che mostrò agli astanti una vite e disse: "Questa l' ha fatta un uomo..." e così proseguì davanti all' uditorio un po' attonito: "Se io non la infilo nel pezzo giusto, il frigo che costruiamo non funziona e voi non potete bere la vostra Coca Cola!". Capito qual è il senso? - chiosa Lorenzo Crosta -. Ogni ragazzo qui sente il suo lavoro in rapporto con quello di tutto il mondo, non è più dimenticato e abbandonato e recupera le potenzialità che ha in sé. Ah, se anche in Parlamento sedessero dei disabili con la loro semplicità...». Ma il momento economico non è facile per nessuno, per le fabbriche tradizionali così come quella un po' speciale della Cooperativa Solidarietà. «Vedete quella pila di carte sul tavolo? - chiede Crosta -. Sono tutte persone che mi chiedono lavoro. Io questi imprenditori che delocalizzano in Cina non li capisco. O meglio, li capirei se vendessero poi a 10 quello che importano da là; e invece lo mettono sul mercato a 1.000, esattamente come prima, e in più lasciano la gente in mezzo a una strada. E a che scopo? Arricchirsi? Mi fanno venire in mente i Faraoni che quando morivano si facevano seppellire con i loro tesori». Claudio Del Frate La cooperativa IL PROTAGONISTA Lorenzo Crosta, 53 anni, ex operaio dell' Alfa Romeo, è il protagonista della sfida che lo ha portato a realizzare a Vedano Olona la «Cooperativa Solidarietà». Impiega oltre 500 lavoratori, due terzi dei quali sono giovani affetti dalla sindrome di Down, disabili psichici, malati di Aids IN TELEVISIONE La strada tracciata a Vedano Olona è talmente convincente che l' anno scorso i ragazzi di Lorenzo Crosta sono stati scelti come testimonial di una Pubblicità Progresso in televisione. Era quella in cui un ragazzo Down pronunciava lo slogan: «Io mi chiamo Ciccio. E allora?»
Del Frate Claudio
Pagina 46
(27 marzo 2005) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2005 ... 7045.shtml
http://www.clonline.org/artext/szIlGrnl120308.pdf
Affidereste un tornio ad un disabile?
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