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Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa
Posted: Wed Feb 23, 2011 8:32 pm
by ginger
Apro volutamente qui in Agorà questa discussione per poter avere un confronto sulle dinamiche del dolore e delle paure che si annidano nella ricerca di una gravidanza che si fa attendere.
Nel raccontare le mie vicende personali ho avuto modo di vedere che quasi tutti quelli che ci sono passati hanno provato momenti di sconforto, ansia, paura, depressione.
Lo scopo non è ricevere abbracci, non perché non siano apprezzati, ma perché vorrei davvero provare a sviscerare certe dinamiche di pensiero. Magari resterà uno sfogo collettivo, magari avrà un effetto catartico che permetterà di vivere tutto con più leggerezza, magari riusciremo a mettere a nudo qualche meccanismo di pensiero autolesionista per imparare a difenderci.
Ovviamente sono bene accetti gli interventi di tutti, non solo di chi condivide o ha condiviso questo percorso. Anzi, a volte certe dinamiche sono più comprensibili dall’esterno che non da chi ci sbatte la testa contro quotidianamente.
Posted: Wed Feb 23, 2011 8:33 pm
by ginger
Vado di pensieri sparsi.
La cosa più dolorosa per me è fare i conti col pensiero di una vita senza figli. Ho fatto molte scelte in funzione dell’essere madre, scelte di vita e di lavoro. Queste scelte, senza dei figli, mi sembrerebbero un grosso sbaglio e questo pensiero mi destabilizza completamente. Non che non sia felice della mia vita, ma se non avessi avuto un forte desiderio di famiglia probabilmente avrei fatto scelte di vita meno “stabili”.
Altra cosa dolorosissima è attendere ogni mese con ansia e speranza, per poi rimanere costantemente delusa. Ci sono stati mesi che per sintomi e segni, nonché brevi ritardi ci ho creduto davvero. E quel ciclo era un addio a quel pensiero di bimbo già così tanto reale.
Un mese confesso che abbiamo proprio evitato i giorni fertili, per poter avere almeno un mese di tregua, per sapere che il ciclo sarebbe arrivato ed essere per un mese di nuovo persone normali.
A breve inizieremo accertamenti per capire le cause di questa pancia vuota. Ne abbiamo parlato e riparlato, che in ogni caso siamo una famiglia e i problemi saranno comunque nostri, però io non so come reagiremo davanti ai fatti. Penso che se sono io ad avere dei problemi dovrei lasciarlo cosicché possa farsi la sua vita senza tanta fatica. Mi chiedo se davvero saprò affrontare una sua eventuale sterilità. Mi chiedo se sopravvivremo a tutto questo come coppia. Me lo chiedo e so benissimo che non posso avere le risposte in anticipo, ma tutto questo aumenta il clima di incertezza.
Altra cosa che a volte è sfiancante è la ricerca dei rapporti mirati. Niente sesso nei giorni precedenti, poi tutti i giorni o a giorni alterni secondo quanto stick comanda. Ci sono delle volte che è anche pesante, che viene voglia di lasciare perdere, perché il sesso dovrebbe essere spontaneità e allegria e non è sempre facile crearla in queste condizioni. Magari per chi non ci è passato sembra esagerato, ma quando l’attesa è lunga la paura di sprecare un’occasione è tanta, perché vuol dire perdere un altro mese, vedere la propria felicità allontanarsi di nuovo. E allora qualche volta si fa anche se si avrebbe voglia di dormire, se la giornata è stata nera o magari si è anche litigato e persino il sudoku sembra un modo più interessante di passare il tempo. In questo come coppia se ne esce a giorni a pezzi, altri più uniti che mai nel comune desiderio e speranza. E non sempre i momenti coincidono, non sempre ci si trova in sintonia.
E in tutto questo, quando sento parlare delle difficoltà ad avere figli con superficialità mi monta una rabbia che a malincuore tengo a freno, perché voglio credere nella buona fede di chi proprio non capisce che non per tutti è facile. Che essere inseminatori infallibili non è una qualità di cui vantarsi perché è solo questione di culo. Che decidere di avere un figlio non equivale ad averlo. Che scopare tanto non dà nessuna certezza. Perché davvero sono sempre più convinta che sia solo una questione di culo.
La rabbia la tengo a freno, ma la voglia di isolarsi aumenta sempre di più. A volte ho una paura irrazionale che qualche amico a cena possa in buona fede fare qualche domanda che bruci come sale in una ferita aperta.
Verrebbe voglia di ritrovarsi solo con chi ha le stesse difficoltà, ma mi sembra ci sia un forma di pudore nel non parlarne per non rinnovarsi a vicenda un pensiero che si cerca di fuggire il più possibile.
Per ora direi che ho già buttato fuori un bel po’, ma sono sicura che leggendo altre esperienze mi riconoscerò in altri mille stati d’animo.
Si può uscire da tutto questo?
Si può viverlo solo come una bella avventura verso ciò che di più bello si possa desiderare?
Ci si può calmare senza ricorrere per forza al lexotan?
Posted: Wed Feb 23, 2011 8:41 pm
by betty matteo
io non so davvero cosa dire ogni parola sarebbe sbagliata ma ti posso raccontare la storia di mia cugina veronica
ha spostao suo marito un'ottima persona uno splendido matrimonio, molto cattolici, praticanti sempre attivi in chiese oratori e sono pure catechisti.
dopo anni e anni di tentativi scoprono che lui nn puo' avere figli per un infezione avuta da bambino.
lui e' andato in crisi si chiedeva di continuo come potesse sua moglie amarlo , lui nn poteva dargli cio' per cui avevano cominciato a costruire nel matrimonio.
non poteva dargli la gioia di essere madre , di crescere un figlio insieme di amarlo insieme.
te lo racconto non perche' e' mia cugina ma perche' per me e' una storia toccante.
e loro partecipano pure ai corsi prematrimoniali per fare testimonianza
un bel giorno chiacchierando con il parroco decidono di intrapprendere una lunga strasa l'adozione.
dopo tre anni di cammino vanno in brasile la bimba e' pronta ma devono stare la per farsi conoscere per abituarla a loro per farla sentire amata.
lei vive in simbiosi con il fratello ...loro decidono che nn possono staccarla.
o gli permattono di adottare pure lui o nn se la sentono di porarla via
risultato tornano in quattro.
per me e' una storia d'amore a nche questa nel senso, mia cugina ha sempre vissuto l'attesa dell'attesa con la fede, sara' per il mese prossimo io sapevo che stava male davvero la si vedeva ma superava ma credo sia la prova piu' dura di un matrimonio, nonostante la brutta storia la loro ha avutoun finale da favola come questi due bimbi che ora riempono le loro giornate