Tradimento e perdono
Posted: Sat Sep 17, 2011 12:06 pm
In questi giorni mi stavo interrogando sulle dinamiche matrimoniali conseguenti alla scoperta di un tradimento, e mi sono ritrovata a fare delle riflessioni ad ampio spettro.
Premetto che, per fortuna, io non ci sono passata, e mi auguro di non doverlo mai sperimentare, ma quello che è successo ad una mia amica mi ha portato a riflettere.
Anche io, come tante donne, mi sono sempre interrogata sul "come" avrei reagito ad una tale eventuale scoperta (o anche solo confessione), e fin da quando non ero ancora sposata.
Oggi ho scoperto che le mie posizioni intransigenti di allora si sono senz'altro ammorbidite, vuoi per la maturità acquisita, vuoi perché oggi sono consapevole che la "quesione", anche se intimamente legata alla "coppia", riguarda l'intera famiglia e coinvolge delle anime innocenti che ho chiamato io alla vita e verso le quali devo essere responsabile di ogni mia scelta, tanto più di quelle così delicate da influire sul loro equilibrio, presente e futuro, sulla loro stabilità e sui loro legittimi punti di riferimento.
Ma se oggi, a differenza di ieri, non sarei più così categorica da buttarlo via di casa (e scaraventare le valigie dal balcone deliberatamente sopra la sua autovettura), quel su cui ho ancora una minima certezza è che sicuramente un eventuale tradimento sarebbe un trauma tale che, se mai il mio matrimonio dovesse resistere e superarlo, sarebbe comunque necessario un faticosissimo e pr nulla semplice periodo di rielaborazione del dolore, e di lenta costruzione di un nuovo equilibrio.
Insomma, per farla breve, IO non saprei, nè riuscirei anche sforzandomi, ad essere quella di prima, almeno non nell'immediato.
Riconosco di avere un forte "amor proprio", insegnatomi dai miei genitori, e quel che è certo è che dovrà essere LUI a fare anche l'impossibile per dimostrarmi il suo pentimento, il suo amore e la sua comprensione, per aiutarmi a buttare giù le mura di cinta che inevitabilmente io ergerei (ed anche in questo caso non sono sicura che riuscirei a farcela, però, come dtto prima, dovrei trovarmici nella situazione).
Dico questo perché sono rimasta estremamente "colpita" dal modo in cui questa mia amica sta affrontando il tradimento del compagno.
E sono ancor più esterefatta perchè lo ha subito in un periodo "delicatissimo" per lei, in cui forse avrebbe avuto ancor più bisogno della vicinanza, del sostegno e della comprensione del compagno.
C'è di mezzo un bimbo di 3 anni, ma se pure ammiro la volontà di buttarsi tutto alle spalle per il bene di questo bambino, non capisco come possa comportarsi come se "nulla" fosse successo.
La cosa è davvero freschissima, ma lei non gli ha fatto nessuna scenata, nessuna recriminazione, nessun rancore.
Ha chiesto solo a lui cosa intendeva fare, e lui, pur con qualche titubanza, ha deciso di restare.
Ora sembrano più innamorati di prima, lei lo chiama "amore" e lo riempie di mille attenzioni.
Ecco, io guardandola rimango "basita", perché io proprio non ce la farei, ed ho quasi l'impressione che sia quasi un voler mettere la testa sotto la sabbia.
mi sembra impossibile poter superare un tale trauma in questo modo.
però questa è la MIA ottica, derivante da quella che è la MIA idea di amore, di coppia, di fiducia e, soprattutto, di amor proprio.
E mi sono ritrovata a chiedermi se non sia io troppo dura, e se non sia lei da "ammirare".
E se l'idea di amore che lei ha non fosse più genuino e meno egoistico di quella che ho io, perchè le da la forza di mettere di concentrarsi meno sul "io" e più sulla "coppia"?
Io invece parto dal presupposto che non ci possa essere coppia solida se non c'è prima un io che si vuol bene, che si rispetti, e che chieda all'altro uguale affetto e rispetto.
Quale solidarietà ed affetto ha per me mio marito se, nel momento di maggiore mia fragilità emotiva, pensa bene di concentrarsi sul suo egoistico bisogno di avere attenzioni e le va a ricercare dalla prima che capita?
e si sente anche giustificato perché sua moglie, ripeto in un momento di durissima prova emotiva e psicologica (su cui non posso entrare ma che vi assicuro è di quelle che non augureresti alla tua peggior nemica), lo ha "trascurato" :eeeeeeeeeee. ??????????
Per me sarebbe un'aggravante pesantissima, per lei un'attenuante!
Lo so che non sono affari miei, e che se è contenta lei, buon per loro, ma la riflessione più generale su quale sia l'idea di amore più "elevata" me la sono posta anche in virtù di quello che, volente o nolente, trasmetterò ai miei figli.
e qualche dubbio sulla "giustezza" del mio punto di vista me lo sono posto. :mumble:
Premetto che, per fortuna, io non ci sono passata, e mi auguro di non doverlo mai sperimentare, ma quello che è successo ad una mia amica mi ha portato a riflettere.
Anche io, come tante donne, mi sono sempre interrogata sul "come" avrei reagito ad una tale eventuale scoperta (o anche solo confessione), e fin da quando non ero ancora sposata.
Oggi ho scoperto che le mie posizioni intransigenti di allora si sono senz'altro ammorbidite, vuoi per la maturità acquisita, vuoi perché oggi sono consapevole che la "quesione", anche se intimamente legata alla "coppia", riguarda l'intera famiglia e coinvolge delle anime innocenti che ho chiamato io alla vita e verso le quali devo essere responsabile di ogni mia scelta, tanto più di quelle così delicate da influire sul loro equilibrio, presente e futuro, sulla loro stabilità e sui loro legittimi punti di riferimento.
Ma se oggi, a differenza di ieri, non sarei più così categorica da buttarlo via di casa (e scaraventare le valigie dal balcone deliberatamente sopra la sua autovettura), quel su cui ho ancora una minima certezza è che sicuramente un eventuale tradimento sarebbe un trauma tale che, se mai il mio matrimonio dovesse resistere e superarlo, sarebbe comunque necessario un faticosissimo e pr nulla semplice periodo di rielaborazione del dolore, e di lenta costruzione di un nuovo equilibrio.
Insomma, per farla breve, IO non saprei, nè riuscirei anche sforzandomi, ad essere quella di prima, almeno non nell'immediato.
Riconosco di avere un forte "amor proprio", insegnatomi dai miei genitori, e quel che è certo è che dovrà essere LUI a fare anche l'impossibile per dimostrarmi il suo pentimento, il suo amore e la sua comprensione, per aiutarmi a buttare giù le mura di cinta che inevitabilmente io ergerei (ed anche in questo caso non sono sicura che riuscirei a farcela, però, come dtto prima, dovrei trovarmici nella situazione).
Dico questo perché sono rimasta estremamente "colpita" dal modo in cui questa mia amica sta affrontando il tradimento del compagno.
E sono ancor più esterefatta perchè lo ha subito in un periodo "delicatissimo" per lei, in cui forse avrebbe avuto ancor più bisogno della vicinanza, del sostegno e della comprensione del compagno.
C'è di mezzo un bimbo di 3 anni, ma se pure ammiro la volontà di buttarsi tutto alle spalle per il bene di questo bambino, non capisco come possa comportarsi come se "nulla" fosse successo.
La cosa è davvero freschissima, ma lei non gli ha fatto nessuna scenata, nessuna recriminazione, nessun rancore.
Ha chiesto solo a lui cosa intendeva fare, e lui, pur con qualche titubanza, ha deciso di restare.
Ora sembrano più innamorati di prima, lei lo chiama "amore" e lo riempie di mille attenzioni.
Ecco, io guardandola rimango "basita", perché io proprio non ce la farei, ed ho quasi l'impressione che sia quasi un voler mettere la testa sotto la sabbia.
mi sembra impossibile poter superare un tale trauma in questo modo.
però questa è la MIA ottica, derivante da quella che è la MIA idea di amore, di coppia, di fiducia e, soprattutto, di amor proprio.
E mi sono ritrovata a chiedermi se non sia io troppo dura, e se non sia lei da "ammirare".
E se l'idea di amore che lei ha non fosse più genuino e meno egoistico di quella che ho io, perchè le da la forza di mettere di concentrarsi meno sul "io" e più sulla "coppia"?
Io invece parto dal presupposto che non ci possa essere coppia solida se non c'è prima un io che si vuol bene, che si rispetti, e che chieda all'altro uguale affetto e rispetto.
Quale solidarietà ed affetto ha per me mio marito se, nel momento di maggiore mia fragilità emotiva, pensa bene di concentrarsi sul suo egoistico bisogno di avere attenzioni e le va a ricercare dalla prima che capita?
e si sente anche giustificato perché sua moglie, ripeto in un momento di durissima prova emotiva e psicologica (su cui non posso entrare ma che vi assicuro è di quelle che non augureresti alla tua peggior nemica), lo ha "trascurato" :eeeeeeeeeee. ??????????
Per me sarebbe un'aggravante pesantissima, per lei un'attenuante!
Lo so che non sono affari miei, e che se è contenta lei, buon per loro, ma la riflessione più generale su quale sia l'idea di amore più "elevata" me la sono posta anche in virtù di quello che, volente o nolente, trasmetterò ai miei figli.
e qualche dubbio sulla "giustezza" del mio punto di vista me lo sono posto. :mumble: