Silvana, l'ostetrica, lo diceva già da tempo che al termine secondo lei non ci saremmo arrivati. La pancia si presentava grossina e poi lei certe cose "le sente".
Per questo, quando esattamente due settimane prima della DPP, un sabato pomeriggio, ho cominciato a sentire delle contrazioni ero convinta potesse essere il momento giusto.
Abbiamo caricato Arianna in macchina e portata dalla nonna (era più agitata lei di noi: "Mamma, papà, daale, niino!"). Ora che siamo arrivati in ospedale i dolori cominciano ad essere più leggeri. Il tracciato lo conferma, ma anche la visita conferma che le contrazioni precedenti avevano fatto il loro lavoro: 4 cm. Decidono quindi di darmi un letto e cominciamo ad attendere. Ma niente si muove, Marco va a casa a dormire, e la domenica me ne torno a casa pure io, un po' stranita e speranzosa.
I giorni successivi però tutto tace.
Giovedì mattina, ormai arrivato dicembre, decido di chiedere a Silvana se ha tempo per visitarmi in consultorio. Fortuna vuole che quella mattina non ha appuntamenti, perché deve sistemare un po' di carte e burocrazia.
Arrivo lì in tarda mattinata, mi visita con calma e a lungo. La dilatazione è stabile a 4 cm (e ammetto che l'idea di aver fatto giorni così mi fa strano), il sacco è tesissimo, la testa di Ettore è lì pronta... E finita la visita, comincia qualche dolorino. Ci facciamo compagnia a vicenda, resto lì un'oretta, e notiamo come i dolori siano regolari, ogni 5 minuti. Leggeri, ma persistenti. Troppo leggeri perché io possa credere che servano a qualcosa, troppo persistenti perché Silvana non insista a dirmi che devo chiamare mio marito e farlo venire a casa.
Lei mi guarda di sottecchi e ride. Le chiedo cosa c'è. Mi risponde "Hai troppo la faccia da mamma, oggi. Vedrai che ora di sera hai partorito. E poi, perché saresti venuta da me oggi se non avessi sentito qualcosa dentro di te che era il momento giusto?".
E Silvana, la mia "strega", ci vede lungo.
Verso le 3 del pomeriggio le cose cominciano a farsi più evidenti, tanto che decido di andare a fare un giro in ospedale, meglio uno in più che in meno, no? Tanto Marco è a casa e Arianna ancora al nido, con la nonna pronta ad andare a prenderla.
La visita non mostra nulla di nuovo, 4-5 cm, contrazioni presenti ma leggere. Mi fanno capire però che ormai si aspettano la rottura del sacco da un momento all'altro e che in ogni caso il mio bimbo sarebbe nato a breve. Non me ne rendevo ancora conto, ma ormai c'eravamo.
Un altro letto in una stanza tranquilla. Poco dopo arriva un'altra coppia, entrambe siamo in un travaglio leggero, tranquille e con i propri mariti.
Verso le 18 mi rivisitano, tutto ancora uguale a prima. Mi dicono che a breve avremmo deciso se rompere il sacco in modo da velocizzare un po' le cose. Io concordo, se ormai è il momento, è giusto che qualcosa facciamo per dare la spintarella.
La mia compagna di stanza inizia l'induzione (aveva rotto le acque ed erano tinte) e va nella sala travaglio/parto 1, dove ho partorito Arianna, l'unica con la vasca. Peccato, penso tra me e me, non poterla usare. Non mi rendevo conto che non ne avrei nemmeno avuto il tempo, in pratica.
Alle 20 mi chiamano in sala 2, una stanza piccolina con le pareti arancioni e disegni di girasole. Ci prepariamo a rompere il sacco. Marco rimane fuori intanto. Arrivano le due ostetriche e due ginecologi. Mi metto a ridere vedendo il ginecologo che mi ha fatto sgusciare fuori Arianna con la manovra di Kristeller. Gli dico "Sa, mi ricordo di lei!" "Oddio, cos'ho fatto?!" Glielo racconto, si guarda con l'altra ginecologa, mi assicura che da allora ne avrà fatte forse altre 3, e addirittura si scusa per ciò che è successo. Gli dico che non c'è alcun problema.
L'atmosfera è allegra e tranquilla, le ostetriche si complimentano con me per la mia serenità. La ginecologa infila un bacchettino e rompe il sacco, che inonda non solo la padella, ma il lettino e la ginecologa di liquido caldo. Tra le risate, mi accorgo che le cose sono cambiate immediatamente, la testa di Ettore è lì, preme. Mi assicurano che avremmo cominciato a ballare molto presto.
20.20, Marco entra in sala e mi fa compagnia. Io sono sdraiata sul lettino con il monitoraggio, finché i dolori non si fanno forti non mi dà fastidio. Le contrazioni cominciano ad arrivare. Non sono molto dolorose, tanto che chiacchiero tranquillamente con lui e con chi passa di lì.
Alle 21 c'è il cambio turno, qualche minuto prima passano le ostetriche che se ne vanno a salutarmi. Le nuove ostetriche mi danno un po' meno fiducia delle due precedenti: una tirocinante e una un po' più avanti con gli anni, un po' sbrigativa ma pur sempre simpatica.
Qualche minuto dopo avverto che devo alzarmi, i dolori cominciano a farsi insistenti. Mi staccano dal monitoraggio e resta con noi la tirocinante.
Al ché le cose hanno cominciato a farsi... interessanti.
Non riesco a stare ferma, cammino in giro per la stanza.
Ad intervalli di un po' di minuti arrivano ondate di dolore, forte, deciso, sconvolgente nella sua forza.
La tirocinante non sa cosa fare, la vedo che si sente "di troppo". Non mi lascio coinvolgere dai suoi discorsi, non capisce che SO ciò che ho da fare, consigliandomi addirittura di sdraiarmi. Io invece resto in piedi, mi appoggio al lettino con i gomiti quando arriva la contrazione.
E il mio corpo e la mia mente si isolano.
Sto attraversando il ruscello che separa il bosco in cui sono stata per tutti questi mesi a guardare, camminando o stando seduta su un grosso tronco caduto, il campo di grano e papaveri che avrebbe significato avere mio figlio accanto a me, dove poi avremmo corso insieme sotto al sole. Sì, questo era il mio mondo parallelo che mi serviva per concentrarmi sulla mia gravidanza e che mi ero lentamente costruita per il travaglio. Stavo arrivando al campo, sotto un cielo in tempesta. I papaveri si stavano aprendo, come il mio corpo. Come la mia voce, che esprimeva con suoni a metà tra un canto e un urlo la potenza di ciò che stava accadendo.
Sono poche queste contrazioni, non saprei dire quante, ma sicuramente meno di una decina. E tutto ad un tratto, Ettore è lì, pronto, lo sento. Mi sembra impossibile, ricordo di aver immaginato che ognuna di queste contrazioni mi abbia aperto di quasi un centimetro alla volta e mi fa quasi impressione. E al contempo ne sono contenta, perché essendo così funzionali sono state anche fortissime, e mi sembrava impossibile poter sopportare tutto QUEL dolore per molte altre volte.
Chiamo urlando l'altra ostetrica, avverto che DEVO spingere. Pensavo di voler partorire in piedi, invece voglio mettermi a carponi. Ma l'ostetrica non capisce la mia necessità impellente e dice di volermi visitare. Non c'è tempo, non c'è tempo, ma lei non ci crede. Mi fa sdraiare sul lettino, vuole sapere se la dilatazione è completa. Ma se ne accorge senza visitarmi. Perché alla contrazione successiva io spingo, mio figlio deve uscire, è giunto il suo momento. La sua testa si incorona, l'ostetrica mi intima di smettere, perché la contrazione è passata, di attendere. E' vero, aspetto. Ma ecco che arriva, l'ondata successiva. E sento il mio corpo trasformarsi, un dolore bruciante, ma la testa è lì, tutta fuori. E le ostetriche si guardano, e ridono. Mi dicono che non hanno mai visto nulla del genere: Ettore è lì, ad occhi aperti, a muovere la testa e a mugolare. E il resto del corpo è ancora dentro. Ma non per molto, perché basta solo un'altra contrazione, un'altra spinta, e sguscia fuori. Alle 21.50, dopo poco più di un'ora e mezza dalla rottura del sacco.
E come l'altra volta, non sento più nulla. Ogni dolore è passato, e rimane solo l'incredulità di ciò che è accaduto. Ettore è sul lettino, tutto ricoperto di vernice. Gliene tolgono un po', gli mettono un cappellino di garza, gli appoggiano una coperta e me lo mettono sul petto.
Mi assicuro che attendano a tagliare il cordone. Lui nemmeno piange.
Tutto ciò che accade nell'ora e mezza successiva in cui siamo rimasti in sala è ovattato. Il secondamento, i soli due punti, l'attacco al seno, la nostra conoscenza a 3...
Qui sta facendo le prime prove: http://youtu.be/M8cH_mq6jQshttp://www.youtube.com/watch?v=gQ3qDGHfFm4
Marco accompagna il bimbo al lavaggio e alle misurazioni (3.550 g per 51 cm... a 38+5), io aspetto l'ostetrica per la visita prima di poter tornare in stanza. Ma un crampo terrificante ad un polpaccio mi fa saltare dal lettino. Combino un disastro di sangue in giro ovunque, l'ostetrica non sa se ridere o sgridarmi. Vorrebbero accompagnarmi con la sedia in stanza, ma io cammino e quasi saltello, sto talmente bene e sono così felice che mi dicono ridendo "Potrebbe persino andare già a casa!". Se avessero saputo che quel parto in realtà si doveva svolgere proprio a casa...
Come la sorella anche Ettore ha una canzone "di nascita".
Per Arianna durante il travaglio ricordo benissimo che ci hanno messo Somewhere over the rainbow (http://www.youtube.com/watch?v=PSZxmZmBfnU), e questa volta c'era Green Leaves (http://www.youtube.com/watch?v=gQ3qDGHfFm4), canzone a cui sono molto affezionata (la suonavo con il flauto).
L'arrivo del pacato guerriero Ettore
- Sheireh
- Ambasciatore

- Posts: 17185
- Joined: Tue Feb 26, 2008 4:35 pm
L'arrivo del pacato guerriero Ettore


"Mi viene in mente solo un'espressione leggendoti: pacha mama ossia madre terra in lingua quechua" - Marylizard

- Agnese G. Pupa
- Ambasciatore

- Posts: 2014
- Joined: Tue Mar 29, 2011 1:03 am
BELLISSIMO.... 
<a href="http://lilypie.com/"><img src="http://lb2f.lilypie.com/P8q8p1.png" width="400" height="80" border="0" alt="Lilypie Second Birthday tickers" /></a>
E' nato Niccolò 02/01/2012 :wub:
E' arrivata Anita 18/02/2012 :wub:
"In ogni caso la causa della rivolta è l'ineguaglianza"
Aristotele
"La legge è fatta esclusivamente per lo sfruttamento di coloro che non la capiscono, o ai quali la brutale necessità non permette di rispettarla"
B. Brecht
E' nato Niccolò 02/01/2012 :wub:
E' arrivata Anita 18/02/2012 :wub:
"In ogni caso la causa della rivolta è l'ineguaglianza"
Aristotele
"La legge è fatta esclusivamente per lo sfruttamento di coloro che non la capiscono, o ai quali la brutale necessità non permette di rispettarla"
B. Brecht
- Apetta
- Ambasciatore

- Posts: 2263
- Joined: Fri Jan 22, 2010 11:36 am
Oddio Ilaria...quasi m'hai fatto venir voglia di un parto naturale !!!!
<img src="http://www.mammole.it/forum-gravidanza/ticker/tickers/5avst3z50ho4gp38.png" alt="www.mammole.it Ticker" border="0"/>
<img src="http://www.mammole.it/forum-gravidanza/ticker/tickers/p1fko5btiei5k39r.png" alt="www.mammole.it Ticker" border="0"/>

Leo sa benissimo che tu ci sei, che il tuo amore e la tua presenza sono una roccia, per questo cammina un pò distante, perchè le tue braccia sono un porto sicuro dove tornare (Chiccha)
<img src="http://www.mammole.it/forum-gravidanza/ticker/tickers/p1fko5btiei5k39r.png" alt="www.mammole.it Ticker" border="0"/>

Leo sa benissimo che tu ci sei, che il tuo amore e la tua presenza sono una roccia, per questo cammina un pò distante, perchè le tue braccia sono un porto sicuro dove tornare (Chiccha)