Una storia d'amore e di due uomini e di tre figlie
Posted: Fri Oct 11, 2013 7:21 pm
E' ottobre, il tempo è uggioso.
Non piove, ma nemmeno c'è il sole. Anzi no, un pò piove. Anzi no, c'è il sole.
Umiditàumiditàumidità.
Tre sorelle sono nella stessa auto. Una guida, una si lamenta, l'altra cerca di tenere a bada l'ansia pensando che passerà in fretta tutto quanto. Corrono entro i limiti di velocità lungo l'autostrada e parlano, parlano, parlano. Parlano fors'anche per scacciare la malinconia che presto le assalirà.
Troppi cantieri, troppi lavori in corso. Arriveranno tardi, accidenti. Non possono permetterselo. Le indicazioni però sono precisissime e la Basilica, comunque, si staglia verde e magnifica appena sopra le loro teste: non sarà difficile raggiungerla in fretta.
Sono in orario, ci sarebbe anche il tempo per un caffè o un succo o qualcosa di simile visto che nessuna di loro tre ha pranzato. Comunque non lo fanno, e proseguono. Entrano nell'imponente chiesa, praticamente vuota eccezion fatta per tre anzianissime signore che fingono di pregare invece, inginocchiate, chiacchierano tra di loro.
Le tre sorelle si posizionano un pò distanti dai primi banchi, quelli saranno per i familiari più stretti e loro non sono familiari stretti e loro non vogliono invadere, loro vogliono solo esserci.
Il tempo passa e loro sorridono, il loro papà come al solito le ha gabbate. Ha detto loro un orario sbagliato per non rischiare che arrivassero in ritardo. Tipico suo. Quindici minuti di anticipo. Scuotono la testa, intenerite.
Arriva il parroco, arriva altra gente, poi la bara.
Loro vedono la bara, vedono la gente, vedono i fiori, vedono il parroco, ma vedono soprattutto lui, alto e bello e terribilmente triste avvolto in un cappotto invernale blu scuro. Ha le spalle che cadono, gli occhi rossi dal pianto, il bel viso chiazzato di rosso. Le tre ragazze non reggono, il cuore si spacca. "Ehi, quell'uomo è mio padre, è mio padre! Lui non deve soffrire, non deve soffrire, avete capito bene???". La figlia più piccola sente nelle orecchie uno strano ronzio. Sa benissimo che le due sorelle stanno pensando la stessa cosa. Lo sa perchè lo sente e più tardi, in auto, ne avrà conferma. C'è qualcosa di più terribile che vedere un padre piangere di pura sofferenza? L'ultima volta che lo hanno visto così risale a dieci anni prima, quando morì la loro mamma, la sua ex moglie.
Ora ha perso uno dei suoi più cari amici, un mentore, un fratello maggiore, una guida. Aveva 85 anni, e una vita meravigliosa alle spalle fatta di sorrisi, di positività, di voglia di fare e di costruire.
Era. Ma sarà ancora.
La funzione prosegue e loro, da dietro, seguono ogni movimento del padre. Le spalle paiono incurvarsi ogni secondo di più e per un secondo non si alza dalla panca insieme agli altri ma con un pò di ritardo.
La moglie di quello che era e non è più si aggrappa al padre delle ragazze e piange fortissimo, è molto anziana anche lei, e per 60 anni l'ha avuto accanto. Mi sento sola - dice - mi sento sola.
Ripete il suo nome e piange, piange fortissimo.
Alla fine riconosce le tre sorelle, piange ancora più forte squassata da singhiozzi potenti. Riaffiorano ricordi, si aggrappa, si fa sostenere.
E poi di nuovo in auto, ancora lontano, per salutarlo l'ultima volta, per ricordare insieme a qualche amico qualche aneddoto divertente, perchè vedere quei mattoni che coprono la bara fa male ed è uno spettacolo che un uomo non dovrebbe vedere. La figlia minore pensa che certe cose siano inutili sofferenze, inutili clichè, inutili modi di fare, lei che al cimitero non va mai e che non trova pace nel guardare del marmo e una foto che nulla a che vedere con la persona che era.
Si stringono attorno al padre che a sua volte si stringe attorno alla moglie, fanno cerchio: lui attorno a lei, loro attorno a lui. Non ti lasceremo - pensano - tu devi essere forte per lei, noi lo saremo per te.
E sono fuori, lontano dalle cappelle di famiglia, dai fiori, dal profumo di pino, fuori sotto ad un cielo che ricorda un armageddon, striato di mille colori con nuvole dalle forme strane e vagamente angoscianti.
Sono tutti stanchi, svuotati. Lui per se stesso, loro per lui.
Ma trovano il modo di fermarsi in un bar, di stare insieme, di scacciare un pò quella malinconia cattiva, bevono qualcosa di non alcolico, ricordano altre cose, le tre sorelle stanno insieme al loro papà finalmente senza sette figli intorno che si contendono il nonno, ridono, lo toccano, e domani lui non ci sarà già più, sarà già a casa sua all'estero e lo rivedranno dopo dieci giorni e sarà già diverso, sarà già più lui, sarà già un caos di piccole voci, piccole manine, piccoli rituali domenicali, il profumo del brodo, dei tortellini, del grana grattugiato di fresco, della carne lessata e del - se la figlia minore è fortunata - mascarpone appena fatto.
Intanto però sono lì. Insieme. In quel bar. Si sono sostenuti a vicenda. Hanno pianto insieme. Si sono mostrati fragili insieme.
Si possono fidare, si possono affidare.
Domani andrà meglio.
Non piove, ma nemmeno c'è il sole. Anzi no, un pò piove. Anzi no, c'è il sole.
Umiditàumiditàumidità.
Tre sorelle sono nella stessa auto. Una guida, una si lamenta, l'altra cerca di tenere a bada l'ansia pensando che passerà in fretta tutto quanto. Corrono entro i limiti di velocità lungo l'autostrada e parlano, parlano, parlano. Parlano fors'anche per scacciare la malinconia che presto le assalirà.
Troppi cantieri, troppi lavori in corso. Arriveranno tardi, accidenti. Non possono permetterselo. Le indicazioni però sono precisissime e la Basilica, comunque, si staglia verde e magnifica appena sopra le loro teste: non sarà difficile raggiungerla in fretta.
Sono in orario, ci sarebbe anche il tempo per un caffè o un succo o qualcosa di simile visto che nessuna di loro tre ha pranzato. Comunque non lo fanno, e proseguono. Entrano nell'imponente chiesa, praticamente vuota eccezion fatta per tre anzianissime signore che fingono di pregare invece, inginocchiate, chiacchierano tra di loro.
Le tre sorelle si posizionano un pò distanti dai primi banchi, quelli saranno per i familiari più stretti e loro non sono familiari stretti e loro non vogliono invadere, loro vogliono solo esserci.
Il tempo passa e loro sorridono, il loro papà come al solito le ha gabbate. Ha detto loro un orario sbagliato per non rischiare che arrivassero in ritardo. Tipico suo. Quindici minuti di anticipo. Scuotono la testa, intenerite.
Arriva il parroco, arriva altra gente, poi la bara.
Loro vedono la bara, vedono la gente, vedono i fiori, vedono il parroco, ma vedono soprattutto lui, alto e bello e terribilmente triste avvolto in un cappotto invernale blu scuro. Ha le spalle che cadono, gli occhi rossi dal pianto, il bel viso chiazzato di rosso. Le tre ragazze non reggono, il cuore si spacca. "Ehi, quell'uomo è mio padre, è mio padre! Lui non deve soffrire, non deve soffrire, avete capito bene???". La figlia più piccola sente nelle orecchie uno strano ronzio. Sa benissimo che le due sorelle stanno pensando la stessa cosa. Lo sa perchè lo sente e più tardi, in auto, ne avrà conferma. C'è qualcosa di più terribile che vedere un padre piangere di pura sofferenza? L'ultima volta che lo hanno visto così risale a dieci anni prima, quando morì la loro mamma, la sua ex moglie.
Ora ha perso uno dei suoi più cari amici, un mentore, un fratello maggiore, una guida. Aveva 85 anni, e una vita meravigliosa alle spalle fatta di sorrisi, di positività, di voglia di fare e di costruire.
Era. Ma sarà ancora.
La funzione prosegue e loro, da dietro, seguono ogni movimento del padre. Le spalle paiono incurvarsi ogni secondo di più e per un secondo non si alza dalla panca insieme agli altri ma con un pò di ritardo.
La moglie di quello che era e non è più si aggrappa al padre delle ragazze e piange fortissimo, è molto anziana anche lei, e per 60 anni l'ha avuto accanto. Mi sento sola - dice - mi sento sola.
Ripete il suo nome e piange, piange fortissimo.
Alla fine riconosce le tre sorelle, piange ancora più forte squassata da singhiozzi potenti. Riaffiorano ricordi, si aggrappa, si fa sostenere.
E poi di nuovo in auto, ancora lontano, per salutarlo l'ultima volta, per ricordare insieme a qualche amico qualche aneddoto divertente, perchè vedere quei mattoni che coprono la bara fa male ed è uno spettacolo che un uomo non dovrebbe vedere. La figlia minore pensa che certe cose siano inutili sofferenze, inutili clichè, inutili modi di fare, lei che al cimitero non va mai e che non trova pace nel guardare del marmo e una foto che nulla a che vedere con la persona che era.
Si stringono attorno al padre che a sua volte si stringe attorno alla moglie, fanno cerchio: lui attorno a lei, loro attorno a lui. Non ti lasceremo - pensano - tu devi essere forte per lei, noi lo saremo per te.
E sono fuori, lontano dalle cappelle di famiglia, dai fiori, dal profumo di pino, fuori sotto ad un cielo che ricorda un armageddon, striato di mille colori con nuvole dalle forme strane e vagamente angoscianti.
Sono tutti stanchi, svuotati. Lui per se stesso, loro per lui.
Ma trovano il modo di fermarsi in un bar, di stare insieme, di scacciare un pò quella malinconia cattiva, bevono qualcosa di non alcolico, ricordano altre cose, le tre sorelle stanno insieme al loro papà finalmente senza sette figli intorno che si contendono il nonno, ridono, lo toccano, e domani lui non ci sarà già più, sarà già a casa sua all'estero e lo rivedranno dopo dieci giorni e sarà già diverso, sarà già più lui, sarà già un caos di piccole voci, piccole manine, piccoli rituali domenicali, il profumo del brodo, dei tortellini, del grana grattugiato di fresco, della carne lessata e del - se la figlia minore è fortunata - mascarpone appena fatto.
Intanto però sono lì. Insieme. In quel bar. Si sono sostenuti a vicenda. Hanno pianto insieme. Si sono mostrati fragili insieme.
Si possono fidare, si possono affidare.
Domani andrà meglio.