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Elettra - 14 gennaio 2009

Posted: Sat Jan 31, 2009 2:12 pm
by Marì
UN PARTO VIOLENTO PER UN ARRIVO SOFFICE

13 GENNAIO 2009 ORE 22,00:

Distesa nel letto, demoralizzata per un’altra giornata passata ad attendere il fatidico momento giusto, cerco conforto da un’amica via sms.

Colgo al volo il suo consiglio e mi faccio preparare da Fabrizio, una calda tisana rilassante.

Mi addormento, effettivamente rilassata.

14 GENNAIO 2009:

Risveglio brusco all’una e mezza: CI SIAMO.

Il tempo di una doccia e di chiamare la nonna per Glauco e via, si parte.

Arriviamo in ospedale alle 3.

Mi attaccano al monitoraggio per mezz’ora.

Poi la dottoressa mi visita e, rivolgendosi all’ostetrica, sentenzia: “Prepara pure la cartella, siamo già a 8/9 centimetri!”

Le contrazioni effettivamente sono belle forti e ravvicinate, ma non credevo di essere così a buon punto.

Stupita, ma contenta comincio a rispondere malvolentieri a una raffica di domande su gravidanza e dintorni.

Le contrazioni incalzano.

L’ostetrica, giovanissima, della quale non ricordo nemmeno il nome, ci accompagna verso le sale parto.

Mentre camminiamo, lei continua a parlare di fogli, di ricovero, di quello che avremmo dovuto fare noi genitori il giorno dopo, come se il parto fosse l’ultimo dei suoi pensieri.

Notte movimentata: tutte le sale parto occupate.

Tutte tranne la rosa.

Se fossero state tutte libere avremmo scelto proprio la stanza rosa, di fronte alla stanza azzurra dove nacque Glauco.

Mi convinco che la stanza rosa stava aspettando noi.

Mi infilo svelta la camicia da parto.

I dolori sono fortissimi.

La pausa tra l’uno e l’altro, brevissima.

Fabrizio agitato, spiazzato dalla velocità con cui procede tutto, non sa cosa fare.

Reclamo un massaggio dei suoi alla schiena, mentre ho i dolori, ma mi accorgo subito che mi infastidisce essere toccata.

Si offre di darmi la mano durante le contrazioni, come aveva fatto sino a quel momento, ma sento che non serve più, che devo fare da sola.

Sembro un animale, una gatta che deve partorire.

All’arrivo della doglia mi alzo dalla sedia, giro come una trottola per la stanza, mi piego, mi appoggio al letto e respiro profondamente, roteando il bacino.

L’ostetrica è inesistente, anzi, fastidiosa, invadente.

Durante le minuscole pause che mi permettono di riacquistare le forze, si presenta con fogli su fogli da firmare: “Ti dispiace se ti chiedo una firma qui? E una qui?”

L’avrei potuta insultare, ma lì per lì, mentre metto queste benedette firme, l’unica cosa che riesco a pensare è che un giorno, probabilmente anche lei diventerà mamma; allora capirà e sarà tutto diverso.

Intanto si avvicinano le cinque e sento una gran voglia di spingere.

Il sacco è ancora integro e teso, troppo teso.

Per facilitare le spinte, l’ostetrica mi rompe le acque.

Mentre quel caldo liquido sgorga fuori penso alla mia bimba, a Elettra, che sta affrontando la mia stessa fatica e sorrido, pronta ad aiutarla.

Iniziano spinte violentissime e lunghissime.

Mi sento in balia degli eventi, come se niente dipendesse da me. Tutto sa di miracolo. Il miracolo della natura.

Esce la testa: attimi di smarrimento.

Istintivamente stringo quella testolina, come se volessi riportarla dentro.

Poi sento la dottoressa, arrivata da pochi minuti, che mi grida: “No, non stringere, spingi! Ultima spinta, vai!”

Mi riprendo, spingo e finalmente quel corpicino che srotola fuori, quella sensazione di svuotamento, quei secondi infiniti in cui non la senti piangere e guardi preoccupata il papà, che guarda lei.

Ore 5 e 7 minuti.

Piange. Piango.

Avvolta in un lenzuolino bianco, adagiata sul mio petto, Elettra si calma al suono della mia voce.

Mi guarda con occhioni spalancati, aperti sul mondo rotondo.

Guardo papà Fabri ed è meraviglioso, ancora una volta, scorgere nei suoi occhi le mie stesse emozioni, la mia stessa gioia.

Insieme guardiamo lei, frutto dei nostri desideri, del nostro amore.

Le offro il seno e lei lo annusa, lo lecca, lo cerca.

La natura continua a fare il suo corso.

Image

Elettra, dolce Melina tonda con il mento a punta, hai scelto lo stesso giorno del nonno Andrea per venire al mondo.

Un nonno che se n’è andato quando la sua nipotina, Marianne, aveva solo 3 anni.

Un nonno del quale abbiamo avvertito la presenza in questo meraviglioso giorno.

Sarà il tuo angelo custode e veglierà su di te, dolce melina dorata.

E Andrea sarà il tuo secondo nome.



La prima notte con te è stata lunga e densa di emozioni.

Il mio corpo adrenalinico e la mia mente zeppa di immagini e pensieri non mi hanno fatto chiudere occhio.

Ho pianto calde lacrime al pensiero di te dentro la mia pancia fino a qualche ora prima, ed ora appoggiata su di me, con la testolina sul mio cuore, calma, tranquilla come se fossi ancora dentro.

E quasi ti sento ancora dentro; è un riflesso, lo so, ma sento ancora i tuoi piedini che si muovono dentro di me, sempre nello stesso punto.

E invece sei qui ed io respiro il tuo respiro.

Mentre passeggio, con te sempre sigillata sul mio cuore, mi accorgo che, diversamente dalla notte precedente, tutte le sale parto sono libere.

Mi soffermo a lungo a guardare la stanza azzurra e la stanza rosa, l’una di fronte all’altra.

La stanza azzurra, più vissuta, più impressa nella memoria in ogni suo piccolo particolare.

La stanza rosa, più sfuggente, ma non meno intensa.

E di nuovo quelle calde lacrime rigano il mio viso.

Glauco ed Elettra.

Elettra e Glauco.

Posted: Sat Jan 31, 2009 2:26 pm
by Solange
Santo cielo che tenerezza Mari', hai scritto un racconto meraviglioso.

Che coincidenza meravigliosa quella che ha visto nascere Elettra nello stesso giorno di nonno Andrea.

A volte ci speriamo anche noi che Sveva o Tommy si facciano aspettare qualche giorno per nascere nel giorno di Nonno Aldo e Nonna Maria. Chissa'...

Un bacio

Posted: Sat Jan 31, 2009 3:24 pm
by arancina
mamma quanto mi stai facendo emozionare e piangere Mari'.
Un racconto stupendo: ero li' con te leggendolo. Ti vedevo, ti stringevo la mano, mandavo a quel paese l'ostetrica stupida.
Siete bellissime... La tua Elettra e' uno splendore.
Brava, brave!