Ciao a tutte.
Quando fu aperta questa sezione "promisi" a Rie di portare la mia testimonianza. Ci ho messo un pò di tempo per decidermi perchè non è affatto facile raccontare quello che sto per scrivere.
E' una storia pesante dal punto di vista psicologico: il mio intento non è quello di mettere ansia o creare allarmismi in chi sente nascere dentro il disagio dovuto al parto e al puerperio.
Anche perché si riferisce a fatti lontani nel tempo in cui la rete sociale e sanitaria non era ancora strutturata come quella attuale e in cui la "sensibilità familiare" non era ancora così attenta a queste tematiche.
Voglio solo portare un'esperienza, che dopo anni sono riuscita finalmente ad elaborare anche se non fino in fondo.
Vogliate perdonarmi se a volte posso eccedere con interpretazioni psicologiche dei fatti, ma psicologa cllinica sono in realtà ... e quindi è più forte di me...
Comincio.
Mia madre ha cercato la mia gravidanza per qualche anno, nonostante la giovane età, e finalmente dopo non so quale cura ormonale, è rimasta incinta. Una gravidanza difficile che l'ha vista immobile a letto per gli ultimi mesi.
Poi nasco e da subito qualcosa non funziona tra noi: non ne voglio sapere di essere allattata e il latte che riesce a darmi non "mi sfama", continuo a calare di peso. Vengo ricoverata una ventina di giorni in ospedale e lei intanto dona il suo latte alla banca del latte perchè, paradossalmente, per gli altri bimbi risulta nutriente.
Mia madre comincia, fin da subito, ad accusare la situazione di stress, la difficoltà sua e "mia" di instaurare un relazione, la lontananza emotiva dei suoi familiari, mio padre sempre fuori per lavoro. Insomma, si ritrova sola con una bimba che lei percepisce come ostile a ogni contatto materno.
Comincia la depressione vera e propria, cominciano i ricoveri nelle cliniche private e io, a pochi mesi, vengo affidata a parenti vari.
Nel corso dei miei primi 6 anni di vita, i suoi ricoveri si sono susseguiti molto frequenti anche a seguito dei suoi 3 tentativi di suicidio.
Io ho vissuto quegli anni cresciuta da mio padre e mia nonna, in maniera comunque abbastanza serena, con la "paura" per quella madre un pò strana e sempre assente.
A 6 anni, una mattina mi sveglio. Mia madre è rientrata a casa da qualche giorno dopo l'ennesimo ricovero. E' tardi, dovrei essere già a scuola. La chiamo. Non risponde. La cerco per casa senza trovarla. Entro nella mia stanza dei giochi, vedo un tavolino sotto la finestra. Mi sporgo, guardo giù e la vedo. In una pozza di sangue, in una posa innaturale. Mi guarda. E geme.
(Questo momento e i momenti successivi sono stati avvolti in una nube molto fitta finché non ho compiuto 21 anni. Avevo rimosso tutto l'accaduto. Ma poi tutti i dettagli sono tornati alla memoria, fin troppo vividi.)
Si salva anche stavolta ma passa più di un anno ingessata dal collo ai piedi...
Dopo qualche anno i miei si separano, ricominciano le sue crisi. Ne so poco di quel periodo perchè avevo il terrore di lei.
So vagamente di spese folli, viaggi, compagnie poco "raccomandabili", ecc.
Io intanto continuo a vivere con mio padre che fa i salti mortali per farmi vivere una vita il più possibile "normale", e in qualche modo, ci riesce: sono una bimba, sì timida, ma molto brava a scuola e con tanti amici.
Verso i miei 13-14 anni avviene un riavvicinamento tra me e mia madre.
Poco alla volta cominciamo a conoscerci. Lei si cura e ha un umore più o meno stabile e una vita regolare.
Poi si riavvicinano anche i miei genitori. Si rimettono insieme e dopo qualche anno nasce mia sorella.
E ricomincia il turbinio.
Altro parto, altra crisi, altri ricoveri.
Ho quasi 17 anni. Ora riesco a capire meglio quello che sta succedendo. I medici finalmente si accorgono che esiste anche una figlia (anzi 2) oltre che una madre in difficoltà. Mi viene raccontata la "storia clinica" di mia madre e finalmente conosco la diagnosi di quegli "esaurimenti nervosi" che la colpiscono.
Sindrome bipolare, dovuta alla depressione post-partum mal seguita e mai "curata". E dovuta anche alla familiarità presente nella sua famiglia per i disturbi dell'umore.
Le crisi sembrano attenuarsi come numero. La successiva avviene dopo circa 5 anni.
Mia madre delira, è aggressiva sia verso di me che verso mio padre (fortunatamente non se la prende con mia sorella). Da questo momento in poi, i suoi deliri paranoici riguardano me, colpevole di chissà cosa mi chiedevo io.
E vado in crisi anch'io. Depressione reattiva, mi dicono (fortunatamente dopo un mese mi sono ristabilita e non ho più avuto problemi).
Mi tornano alla mente tutti i ricordi di quel giorno di 15 anni prima e vado in tilt... e decido che NON VOGLIO AVERE BAMBINI perchè non voglio diventare come lei.
Dopo questo episodio, il rapporto già precario, tra me e mia madre cambia notevolmente. Io la rifiuto, non la considero più mia madre.
Nonostante io, all'epoca, stia studiando psicologia clinica, non voglio rendermi conto che tutto quello che è successo non era dovuto alla sua cattiveria ma a qualcosa che non funzionava nella chimica del suo cervello. (E non riesco, fino in fondo, a scindere le due cose nemmeno ora).
Intanto io mi laureo, comincio a lavorare in una struttura psichiatrica e inizio il tirocinio post-laurea. Il mio tutor mi propone un lavoro su di me, oltre che sui casi. Comincio, per la prima volta seriamente, a elaborare tutto quello che è successo e finalmente a farmene una ragione e a capire.
Dopo qualche anno mi sposo e nel 2006 nasce Tommaso.
Avevo allertato mio marito. Gli avevo descritto i sintomi prodromici, i segnali a cui avrebbe dovuto stare attento. Fortunatamente sono sempre stata bene. La depressione post-partum "mi ha scansata" (per forza di cose, ho una personalità più forte di quella di mia madre, mio marito mi ama alla follia ed è stato molto presente).
Dopo quella crisi sono passati un bel pò di anni con lei che più o meno stava bene, anche se la sua patologia si è incistata in un disturbo di personalità che rende davvero difficile convivere e avere a che fare con lei.
L'ultima è avvenuta la scorsa estate.
Stavolta il bersaglio delle sue crisi è stata mia sorella adolescente. Mia madre è riuscita a superarla con fatica.
Mia sorella ha vissuto per la prima volta le emozioni e i tormenti dai quali io e mio padre l'avevamo protetta nel corso degli anni. Ma è una ragazzina forte e ne è uscita bene, mi dico, grazie anche al mio amore (la considero più mia figlia che mia sorella data la differenza di età che c'è tra noi e l'amore che ci lega dovuto anche al fatto che, in qualche modo, l'ho cresciuta più io che mia madre).
E ora?
Il rapporto tra me e mia madre è di difficile "definizione".
Io continuo a non considerarla mia madre.
Dico la verità, non le voglio bene come una figlia dovrebbe volerlo alla propria madre.
La considero più una "figlia" nel senso che lei cerca in me quelle rassicurazioni, quei consigli e quell'affetto che dovrei io cercare in lei. In qualche modo, la sopporto...
So che non è bello quello che ho appena scritto, ma nonostante il lavoro psicologico che ho fatto su di me, credo che non riuscirò mai a superare del tutto quello che quella terribile malattia mi ha fatto vivere.
Perchè mi sono sentita tradita dalla persona che non avrebbe mai dovuto tradirmi, che per definizione, non avrebbe mai dovuto tradirmi.
Sono però una persona equilibrata e "sana", riconosco i miei limiti e le mie debolezze.
Amo mio figlio come nessun altro al mondo, e in tal modo amerò la piccola che nascerà tra qualche settimana.
Insomma, sono riuscita, nonostante tutto, a costruirmi una vita serena e piena di amore.
Grazie per lo sfogo...
Mia madre e la sua depressione post-partum (lungo)
- Rie
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- Joined: Fri Dec 15, 2006 4:51 pm
Elisa, grazie per questa tua testimonianza, così intima e commovente.
Sei stata davvero forte come figlia, e sei una mamma che ha saputo andare oltre l'angoscia del suo passato per costruire qualcosa di nuovo e di bello!
Grazie ancora e un abbraccio.
Sei stata davvero forte come figlia, e sei una mamma che ha saputo andare oltre l'angoscia del suo passato per costruire qualcosa di nuovo e di bello!
Grazie ancora e un abbraccio.
"Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono... Ci sono bambini a zigzag"
(David Grossman)
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- Lupina
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- Joined: Wed Mar 19, 2008 10:45 pm
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E' una testimonianza davvero forte. Non si può fare a meno di leggerla col groppo in gola.
Voglio farti i complimenti per come hai saputo spezzare la catena del rancore familiare e della paura di cadere in questo vortice, probabilmente i tuoi studi ti hanno aiutata, ma molto lo devi anche alla tua sensibilità, sia di adulta che di bimba.
E non immagini come questa tua testimonianza possa aiutare le tantissime mamme che stanno affrontando questo mostro terribile che mina certezze e affetti.
Grazie. Grazie davvero di cuore.
Voglio farti i complimenti per come hai saputo spezzare la catena del rancore familiare e della paura di cadere in questo vortice, probabilmente i tuoi studi ti hanno aiutata, ma molto lo devi anche alla tua sensibilità, sia di adulta che di bimba.
E non immagini come questa tua testimonianza possa aiutare le tantissime mamme che stanno affrontando questo mostro terribile che mina certezze e affetti.
Grazie. Grazie davvero di cuore.
