Il figlio immaginato!
Posted: Thu Jun 25, 2009 9:15 pm
Ora che ho decisamente superato la cosa e posso dirmi follemente innamorata del mio bambino, vorrei raccontare di uno stato d'animo che mi ha accompagnato per i primi mesi di gravidanza e mi ha procurato enormi "sensi di colpa", e capire se a qualcun 'altra è successo qualcosa di simile.
Non appena scoprii di essere incinta ero al settimo cielo (gravidanza desiderata e cercata), e da subito cominciai a fantasticare sul mio fagiolino.
Ed ovviamente - come credo valga per tutte - cominciai a chiedermi se si trattasse di un maschietto o di una femminuccia, sino ad assaporare il pensiero che fosse una "femminuccia" (era tanto il desiderio che cominciai a convincermene).
In realtà erano diversi i motivi per cui avrei voluto un fiocco rosa: ho una nipotina che considero mia "figlia" e mi piaceva pensare che sarebbero potute crescere come "sorelle" come io e la sua mamma - alias mia sorella; poi proprio mia sorella avrebbe potuto passarmi tanti completini "sfiziosissimi" e "carinissimi" ancora nuovi; per non parlare del "caratterino" delle bambine - obiettivamente diverso da quello dei maschietti -; infine, ed egoisticamente, pensavo che solo una figlia mi sarebbe rimasta veramente vicina quando sarebbe cresciuta ed avrebbe lasciato il nido.
Avevo anche scelto il suo nome (Miriam), mentre avevo preso in considerazione quelli maschili solo moltoooo svogliatamente.
Arriva l'eco morfologica, sono emozionatissima e tesissima
(credo sappiate bene a cosa mi riferisco).
certo l'ansia era maggiormente legata alla paura che il feto potesse presentare un problema qualsiasi, ma non nego che era anche tanto il desiderio e la paura di scoprire il sesso del mio bimbo.
Durante tutto l'esame faccio mille domande alla dott.ssa ed analizzo ogni sua espressione per paura che notasse qualcosa che non andava, poi.....quando mi dice che è tutto OK e che il mio piccolo cresce bene e regolarmente, prendo coraggio e le faccio la fatidica domanda: riesce a vedere il sesso?????
Lei sorride e mi dice che era sorpresa non l'avessi chiesto prima, mi chiede qualche secondo perchè voleva ricontrollare per essere sicura del responso e quei secondi mi sono sembrati un'eternità.
La mia testa fissava le sue labbra ed aspettava il fatidico annuncio :"è femmina", invece......secca mi dice "è un maschietto".
Rimango di sasso, guardo mio marito, vedo i suoi occhi luccicare (lo stesso avrebbe fatto in caso di femminuccia perchè, lui sì, non aveva preferenza alcuna) e sento di non provare la stessa gioia: MI SENTO UN VERME
Continuo a sentirmi così anche nei giorni successivi, e più sentivo la delusione più mi sentivo intimamente "indegna" di quel dono.
Continuavo a ripetermi che ero una STUPIDA per quei brutti pensieri, che non erano giusti nei confronti delle tante donne in cerca disperata della cicogna o di quelle che devono affrontare la realtà di un figlio "malato".
Soprattutto mi sentivo in colpa nei confronti del mio piccolo, che continuava a scalciare, ma non meritava una mamma che non era stata in grado di amarlo perchè era "lui" e nessun altro.
Confesso che ci ho messo qualche mese a perdonarmi e riappacificarmi con me stessa, nonchè a stabilire un intimo legame con il mio AMORE che era dentro di me e meritava di essere amato infinitamente.
Quando è nato l'ho guardato negli occhi, l'ho riconosciuto come MIO FIGLIO, CARNE DELLA MIA CARNE, ed ogni residuale amarezza è scomparsa improvvisamente.
oggi ho ancora il desiderio di una feminnuccia ma solo a completamento del "cerchio", e se Dio vorrà donarmela la gioia sarà identica a quella che provo ora (anche perchè non credo si possa provare più grande di quella che ho ora)!
Non appena scoprii di essere incinta ero al settimo cielo (gravidanza desiderata e cercata), e da subito cominciai a fantasticare sul mio fagiolino.
Ed ovviamente - come credo valga per tutte - cominciai a chiedermi se si trattasse di un maschietto o di una femminuccia, sino ad assaporare il pensiero che fosse una "femminuccia" (era tanto il desiderio che cominciai a convincermene).
In realtà erano diversi i motivi per cui avrei voluto un fiocco rosa: ho una nipotina che considero mia "figlia" e mi piaceva pensare che sarebbero potute crescere come "sorelle" come io e la sua mamma - alias mia sorella; poi proprio mia sorella avrebbe potuto passarmi tanti completini "sfiziosissimi" e "carinissimi" ancora nuovi; per non parlare del "caratterino" delle bambine - obiettivamente diverso da quello dei maschietti -; infine, ed egoisticamente, pensavo che solo una figlia mi sarebbe rimasta veramente vicina quando sarebbe cresciuta ed avrebbe lasciato il nido.
Avevo anche scelto il suo nome (Miriam), mentre avevo preso in considerazione quelli maschili solo moltoooo svogliatamente.
Arriva l'eco morfologica, sono emozionatissima e tesissima
(credo sappiate bene a cosa mi riferisco).certo l'ansia era maggiormente legata alla paura che il feto potesse presentare un problema qualsiasi, ma non nego che era anche tanto il desiderio e la paura di scoprire il sesso del mio bimbo.
Durante tutto l'esame faccio mille domande alla dott.ssa ed analizzo ogni sua espressione per paura che notasse qualcosa che non andava, poi.....quando mi dice che è tutto OK e che il mio piccolo cresce bene e regolarmente, prendo coraggio e le faccio la fatidica domanda: riesce a vedere il sesso?????
Lei sorride e mi dice che era sorpresa non l'avessi chiesto prima, mi chiede qualche secondo perchè voleva ricontrollare per essere sicura del responso e quei secondi mi sono sembrati un'eternità.
La mia testa fissava le sue labbra ed aspettava il fatidico annuncio :"è femmina", invece......secca mi dice "è un maschietto".

Rimango di sasso, guardo mio marito, vedo i suoi occhi luccicare (lo stesso avrebbe fatto in caso di femminuccia perchè, lui sì, non aveva preferenza alcuna) e sento di non provare la stessa gioia: MI SENTO UN VERME

Continuo a sentirmi così anche nei giorni successivi, e più sentivo la delusione più mi sentivo intimamente "indegna" di quel dono.
Continuavo a ripetermi che ero una STUPIDA per quei brutti pensieri, che non erano giusti nei confronti delle tante donne in cerca disperata della cicogna o di quelle che devono affrontare la realtà di un figlio "malato".
Soprattutto mi sentivo in colpa nei confronti del mio piccolo, che continuava a scalciare, ma non meritava una mamma che non era stata in grado di amarlo perchè era "lui" e nessun altro.
Confesso che ci ho messo qualche mese a perdonarmi e riappacificarmi con me stessa, nonchè a stabilire un intimo legame con il mio AMORE che era dentro di me e meritava di essere amato infinitamente.
Quando è nato l'ho guardato negli occhi, l'ho riconosciuto come MIO FIGLIO, CARNE DELLA MIA CARNE, ed ogni residuale amarezza è scomparsa improvvisamente.
oggi ho ancora il desiderio di una feminnuccia ma solo a completamento del "cerchio", e se Dio vorrà donarmela la gioia sarà identica a quella che provo ora (anche perchè non credo si possa provare più grande di quella che ho ora)!
