Ci sono ragazzi che a 15 anni hanno già perso la strada: la scuola li ha lasciati indietro, la famiglia fatica, il quartiere non offre molto. Per loro esiste ora un progetto nuovo e concreto, sostenuto da 3 milioni di euro. Si chiama SPIGA – Servizi di Prossimità Integrati per la Giustizia Minorile ad Alta Intensità Socio-Educativa ed è stato annunciato a Milano in occasione del decennale di Fondazione Deloitte, insieme all’impresa sociale Con i Bambini e alla Fondazione Don Calabria per il Sociale ETS.
L’obiettivo è chiaro e ambizioso: accompagnare minori e giovani adulti autori di reato verso percorsi di formazione, tirocinio e inserimento lavorativo, per ridurre il rischio di recidiva e restituire loro un’opportunità di crescita. Una notizia che riguarda da vicino anche le famiglie, perché parla di quel legame tra scuola, comunità e genitorialità che tiene insieme il futuro dei nostri ragazzi.
Che cosa prevede il progetto SPIGA
Il progetto nasce dall’esperienza di Cambio Rotta, il programma promosso da Con i Bambini, e punta a trasformarlo in un modello stabile, sostenibile e replicabile in tutta Italia. L’intervento durerà 36 mesi e si svilupperà in tre regioni: Veneto, Toscana e Sicilia.
Il finanziamento complessivo è di 3 milioni di euro, sostenuti in parti uguali da Fondazione Deloitte e da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
900 ragazzi tra i 14 e i 21 anni
I destinatari sono circa 900 giovani tra i 14 e i 21 anni, segnalati soprattutto dagli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM), dalle scuole e dalle reti educative locali. Per ciascuno è previsto un percorso personalizzato, costruito sulla persona e non sul reato.
In concreto, il progetto mette in campo:
- attività educative e di responsabilizzazione;
- orientamento scolastico e professionale;
- percorsi di giustizia riparativa;
- tirocini e altre opportunità di inclusione lavorativa;
- formazione e confronto metodologico per gli operatori del settore.
Il punto centrale è la collaborazione tra giustizia minorile, servizi sociali, scuola, Terzo settore e comunità territoriali. Nessuno lavora da solo: le misure giudiziarie diventano così occasioni reali di crescita e reinserimento, non soltanto sanzioni.
I numeri che spiegano perché serve un intervento così
Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini, ha ricordato i dati dell’Osservatorio #conibambini-Openpolis: in Italia ci sono circa 1,2 milioni di bambini e ragazzi in povertà assoluta e quasi 2 milioni in povertà relativa. L’8,2% dei ragazzi lascia la scuola in anticipo e un ulteriore 9% impara molto poco. Il 13,3% delle persone tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non si forma.
Sono numeri che raccontano disuguaglianze profonde, più forti nelle periferie e nel Mezzogiorno. E raccontano anche una cosa semplice: contrastare la povertà educativa significa costruire intorno ai ragazzi opportunità concrete, relazioni positive e reti capaci di accompagnarli nel tempo.
Il ruolo delle famiglie: un alleato, non uno spettatore
Nel progetto le famiglie non sono lasciate ai margini. Il raccordo costante con i Tribunali per i Minorenni e con gli USSM passa anche attraverso il coinvolgimento dei genitori, chiamati a sostenere il percorso di responsabilizzazione dei figli.
Per chi vive una situazione difficile, questo è un messaggio importante: chiedere aiuto ai servizi sociali o alla scuola non è un’ammissione di fallimento, ma il primo passo per costruire un’alternativa. Un ragazzo che rientra in formazione o in tirocinio ha meno probabilità di ricadere negli stessi errori, e tutta la comunità ne guadagna.
Cosa possono fare i genitori, in pratica
Non tutti i lettori hanno un figlio segnalato dai servizi. Ma molte dinamiche riguardano tutte le famiglie, e vale la pena tenerle a mente:
- Osservare i segnali. Ritiro improvviso, abbandono scolastico, compagnie che cambiano: sono campanelli d’allarme da non ignorare.
- Chiedere presto. Scuola, pediatra di famiglia, servizi territoriali e sportelli di orientamento sono porte a cui bussare prima che la situazione si complichi.
- Valorizzare i percorsi non lineari. Un tirocinio, un corso professionale o un apprendistato possono essere la strada giusta per un ragazzo che non si riconosce nella scuola tradizionale.
- Fare rete con il territorio. Oratori, associazioni, biblioteche e centri sportivi sono presidi educativi preziosi, spesso gratuiti.
Esperienze come quella di Legnano, diventata Città amica dei bambini Unicef, mostrano quanto conti un territorio che si organizza per i più piccoli. E anche gesti semplici, come destinare il 5×1000 a progetti per l’infanzia, contribuiscono a sostenere reti di sostegno durature.
Un investimento che guarda al futuro
Fondazione Deloitte compie dieci anni e ha scelto di festeggiarli investendo in progetti con un impatto concreto. Da oggi a oggi sono oltre 50 i progetti sostenuti in ambito cultura ed educazione, con più di 4.500 volontari coinvolti. SPIGA si inserisce in questo percorso con un’idea precisa: la prevenzione è più efficace della repressione, e ogni ragazzo accompagnato bene è un pezzo di società che sta meglio.
Per le famiglie, la notizia si traduce in una consapevolezza in più: quando scuola, servizi, giustizia minorile e Terzo settore parlano la stessa lingua, anche i percorsi più complicati possono cambiare direzione.