Nuovo su NoiMamme — il Calcolatore Percentili aggiornato. Provalo →
Noi Mamme
Seguici sui social

Adolescenti e genitori: non vogliono scappare di casa, chiedono solo di essere ascoltati

Quante volte, davanti a una porta chiusa o a un silenzio ostinato, abbiamo pensato che nostro figlio adolescente volesse solo allontanarsi da noi? Una ricerca appena presentata racconta una storia diversa: i ragazzi non stanno chiedendo di essere lasciati soli. Stanno chiedendo di essere ascoltati davvero.

È il cuore dell’indagine “Ascoltare l’identità. Come Gen Alpha e Gen Z costruiscono oggi sé stessi”, promossa da Webboh e Studenti, media partner del Paranoia Festival 2026, il movimento culturale che mette al centro il benessere mentale dei giovani. Lo studio, elaborato da Webboh Lab insieme all’Istituto di Ricerca Sylla, ha coinvolto oltre 3.000 ragazze e ragazzi under 19 e raccolto più di 2.300 testimonianze anonime indirizzate dai giovani ai propri genitori. I risultati saranno al centro del talk “Ascoltare l’identità”, in programma sabato 12 settembre a BASE Milano.

Cosa dicono davvero i ragazzi

I numeri smentiscono i luoghi comuni sull’adolescente isolato, chiuso nella sua stanza e disinteressato al rapporto con gli adulti. La grande maggioranza dei giovani intervistati cerca una connessione autentica con mamma e papà, e vorrebbe parlare di più di alcuni temi molto concreti:

  • Futuro personale: 77,4%
  • Propria sfera emotiva: 71,8%
  • Gestione del tempo e delle proprie passioni: 71,8%
  • Amicizie: 70,4%

Il dato sul futuro è quello che colpisce di più. Quasi otto ragazzi su dieci vorrebbero parlarne di più con i propri genitori. Non è una richiesta di distanza, è una richiesta di accompagnamento. Come ha spiegato il professor Furio Camillo, responsabile scientifico di Webboh Lab, «questi ragazzi non ci stanno dicendo “lasciateci soli”. Ci stanno dicendo qualcosa di molto diverso: ascoltateci, fidatevi di noi e cercate di capire chi stiamo diventando».

Non conta solo il “se”, conta il “come”

Se il desiderio di dialogo c’è, il punto è la qualità di quel dialogo. Alla domanda su cosa vorrebbero cambiare nel rapporto con i genitori, le risposte indicano due direzioni precise: più ascolto (24,6%) e meno giudizio (23,6%).

Emerge anche una fotografia ambivalente, che molte mamme e papà riconosceranno: il 42,6% dei ragazzi dichiara “mi vogliono bene ma non mi capiscono”. Un amore percepito, insomma, ma che non sempre si traduce in comprensione. Nelle risposte aperte, il 39,5% ribadisce la necessità di “parlare di più e meglio”. E anche nei momenti di conflitto il legame affettivo con la famiglia resta solido per il 27,4% dei partecipanti.

Il messaggio per chi educa è chiaro: non serve essere genitori perfetti, né avere sempre la risposta giusta. Serve creare lo spazio perché quella conversazione accada. Quando ai ragazzi viene data la possibilità di parlare, parlano — e hanno molto da dire.

Come trasformare i dati in gesti quotidiani

La ricerca non è un manuale, ma offre alcuni spunti concreti che si possono provare a casa fin da subito.

1. Aprire il tema del futuro senza trasformarlo in un interrogatorio

Il futuro è la conversazione che i ragazzi desiderano di più, ma spesso diventa un momento di pressione su scuola, scelte, risultati. Proviamo a cambiare il tono: invece di “cosa vuoi fare da grande?”, possiamo chiedere “cosa ti incuriosisce in questo periodo?”. Una domanda aperta invita a parlare, una domanda chiusa invita a chiudersi.

2. Accogliere le emozioni prima di correggerle

Quasi tre ragazzi su quattro vorrebbero parlare di più della propria sfera emotiva. Spesso, però, quando un figlio racconta rabbia, delusione o paura, la prima reazione adulta è rassicurare o minimizzare. Provare a dire “capisco che sia stato pesante” prima di qualsiasi consiglio può fare una grande differenza.

3. Lasciare spazio alle passioni

Tempo e passioni sono un altro grande tema. Sport, musica, videogiochi, serie tv, progetti creativi: interessarsi davvero a ciò che appassiona nostro figlio, senza giudicarlo, è uno dei modi più semplici per restare in contatto.

4. Ridurre il giudizio, non le regole

Meno giudizio non significa meno limiti. Significa separare il comportamento dalla persona: si può dire no a un’uscita, senza far sentire nostro figlio sbagliato o inadeguato. È una distinzione piccola ma potentissima nella relazione quotidiana.

Un tema su cui i genitori non sono soli

Parlare di relazioni, salute e benessere con gli adolescenti è una sfida che molte famiglie sentono forte. In questo senso, iniziative come l’evento di Verona dedicato alle relazioni e alla salute degli adolescenti mostrano quanto sia utile confrontarsi, informarsi e non restare soli davanti a domande grandi.

La ricerca presentata al Paranoia Festival lascia un messaggio incoraggiante. Non esiste una “fuga dalla famiglia”: esiste, piuttosto, una richiesta di presenza diversa. Meno controllo, più ascolto. Meno giudizio, più fiducia. La porta chiusa della stanza di un adolescente, spesso, non è un muro: è solo una porta che aspetta qualcuno disposto a bussare con calma.

Leggi anche

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ogni giorno con noi

Seguici sui social per non perderti nessuna storia

Instagram