Diciamo che non ho fatto scena muta, come temevo, nonostante la voce mi si sia incrinata anche solo per confermare che sì, ci siamo sposati nel ’97 e sì, abbiamo già due figli!
Sono veramente pessima.
Ma, insomma, per lo meno non sono scoppiata a piangere, è già un successo!
In realtà è stato un colloquio tranquillo, e abbastanza generico, per una prima conoscenza superficiale e per rompere un po’ il ghiaccio.
C’era solo la psicologa perché l’assistente sociale è in ferie, molto succintamente ci ha chiesto cosa facciamo, quando/dove/come ci siamo conosciuti, le famiglie di origine, i bambini, perché abbiamo scelto la strada dell’adozione e se abbiamo scartato quella “naturale” oppure no, cosa pensiamo dell’adozione di bimbi di altre etnie, delle malattie, del rischio giuridico, se abbiamo informato i bambini, quali informazioni abbiamo sull’itere sulle problematiche dei bimbi adottati.
Una rapida carrellata di quanto sarà poi trattato meglio nei prossimi colloqui.
E poi la spiegazione di come funzionano le cose qui*:
un colloquio generico iniziale, due colloqui individuali a testa, poi visita domiciliare dell’assistente sociale, seconda visita domiciliare con sia psicologa che assistente sociale per conoscere i bambini e ultimo colloquio tutti insieme in cui si tirano le somme. Se non ci sono intoppi dovremmo finire per dicembre.
Poi loro scrivono la relazione da inviare al tribunale e in primavera colloquio con il giudice, atto finale di questa prima parte.
Prossimo colloquio io da sola l’8 settembre…
* Una delle cose che più mi ha stupito, e non positivamente, all’addentrarmi nel mondo dell’adozione, è che in Italia non esiste una procedura standard, con un iter uguale per tutti.
A partire dalla legge nazionale, molto generica, ogni Tribunale dei Minori si crea le proprie regole e le cose possono variare tantissimo a seconda del luogo di residenza:
a Bologna bisogna frequentare un corso prima di poter presentare i documenti, in altre regioni durante e in altre ancora non importa; a Torino richiedono una lunga serie di esami medici approfonditi mentre a Milano bastano pochi certificati generici; a Milano il bambino deve avere per forza almeno due anni meno dei fratelli già presenti in famiglia, mentre altrove può essere pure più grande; a Trento ci mettono pochi mesi per concludere l’iter e a Bologna due anni; in caso di gravidanza a Torino ti dicono di tornare quando il piccolo avrà due anni, mentre a Firenze puoi fare il colloquio con il giudice anche con il pancione,
e così all’infinito, per le 21 regioni e i 23 Tribunali dei Minori esistenti in questo Paese.
E se questo non bastasse, ogni ASL a sua volta segue procedure diverse (corsi obbligatori, corsi facoltativi o nessun corso, quattro-sei-otto-dodici e più colloqui, test psicologici e giochi di ruolo oppure semplici chiacchierate)
Alla faccia dell’unità nazionale!