Federica, 30 anni, mamma di una bambina di 7, non si è arresa dopo aver perso un figlio a causa di una rarissima malattia immunologica. Grazie alla determinazione e alle cure del reparto di Ostetricia e Ginecologia 4 dell’ospedale Sant’Anna di Torino, oggi può stringere tra le braccia il suo secondo bambino. Una storia che dimostra quanto la ricerca e la specializzazione possano fare la differenza anche nelle situazioni più critiche.
Che cos’è la GALD, la malattia che ha messo a rischio la gravidanza
La GALD (Gestational Alloimmune Liver Disease) è una patologia rarissima in cui il sistema immunitario della mamma produce anticorpi che attaccano le cellule del fegato del feto, provocando insufficienza epatica e, a catena, il cedimento di altri organi. Nel caso di Federica, la malattia era stata scoperta solo dopo la perdita del primo bimbo, avvenuta all’ottavo mese di gravidanza. Il tasso di ricorrenza nelle gravidanze successive è altissimo, ma la letteratura medica indicava una possibile via d’uscita: somministrare immunoglobuline umane per via endovenosa alla futura mamma già dal terzo mese di gestazione.
Una terapia pionieristica: le immunoglobuline endovena
La terapia, tentata solo due volte al mondo prima di Federica, prevede una flebo settimanale di immunoglobuline, dal mattino alla sera, per tutta la durata della gravidanza. L’obiettivo è bloccare la risposta immunitaria materna prima che possa danneggiare il fegato del feto. Nonostante le incertezze, Federica e il compagno Luca hanno deciso di provarci. “Sognavamo un fratellino o una sorellina per Ludovica”, hanno raccontato. La gravidanza è iniziata a fine 2025 e Federica è stata presa in carico dall’Ambulatorio Gravidanze a rischio del Sant’Anna. Dal febbraio 2026 ha iniziato il ciclo di immunoglobuline, sotto stretto monitoraggio.
Il parto e la nascita: un lieto fine
Il monitoraggio costante ha permesso di intervenire tempestivamente al minimo segnale di sofferenza fetale. Alla fine, il cesareo programmato ha portato alla nascita di un bambino sano, senza segni di danno epatico. “È stato un percorso difficile, ma oggi siamo felici”, hanno dichiarato i genitori. I medici dell’équipe multidisciplinare – ginecologi, ostetrici e neonatologi – hanno sottolineato l’importanza della diagnosi precoce e della collaborazione tra specialisti.
Cosa significa per le future mamme
Sebbene la GALD sia estremamente rara, la vicenda di Federica insegna che non bisogna mai perdere la fiducia nella scienza. Per le mamme che hanno già avuto una perdita in gravidanza, è fondamentale rivolgersi a centri specializzati come il Sant’Anna di Torino, dove è possibile accedere a terapie sperimentali e a un’assistenza personalizzata. La diagnosi precoce, grazie a esami specifici dopo un lutto perinatale, può fare la differenza nelle gravidanze successive. “Non esistono certezze, ma abbiamo dato a Federica e Luca una possibilità”, hanno spiegato i medici.
La storia di questa famiglia è un esempio di coraggio e di quanto la medicina possa avanzare anche nelle situazioni più complesse. Per tutte le mamme che affrontano una gravidanza a rischio, il messaggio è chiaro: non siete sole, e la ricerca continua a fare passi da gigante.