Un neonato trovato in strada, ancora vivo, e una mamma che non si trova. È la storia che arriva da Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, dove nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre un piccolo appena nato è stato ritrovato abbandonato in un sacchetto di plastica. Il bambino è ricoverato all’ospedale Niguarda e, secondo i medici, è fuori pericolo. Ora la Squadra Mobile cerca la madre, e l’ipotesi su cui lavorano gli investigatori è che il parto sia avvenuto in casa, a pochi minuti di distanza dal luogo del ritrovamento.
Cosa sappiamo finora
Secondo la prima ricostruzione, il neonato è stato lasciato in un sacchetto di plastica con alcune coperte. A trovarlo è stata una donna che stava passeggiando con il cane, all’angolo tra via Monte Ortigara e via Pasubio. Il sacchetto era probabilmente annodato, ma in modo blando: un dettaglio che, secondo la polizia, ha evitato che il piccolo soffocasse.
Un altro elemento ha aiutato il bambino a superare le prime ore fuori casa: secondo i medici sarebbe nato al termine dei nove mesi. Un neonato a termine ha infatti maggiori riserve per affrontare il freddo e l’attesa. I sanitari ipotizzano che il piccolo possa essere di origine straniera, forse sudamericana, ma gli accertamenti sono ancora in corso.
Le ricerche della mamma e i video delle telecamere
Gli investigatori della Squadra Mobile, diretti da Emanuele Fattori, stanno concentrando le ricerche nel quartiere intorno a via Monte Ortigara. L’idea è che la donna abbia partorito in casa e si sia allontanata subito dopo, a piedi, per pochi minuti. Per questo il lavoro si svolge anche attraverso le comunità straniere presenti nella zona, un canale spesso più rapido per raggiungere chi vive ai margini o ha paura delle istituzioni.
Al setaccio anche le immagini delle telecamere di sorveglianza. Alcune sono già state analizzate e non hanno ripreso il punto esatto dell’abbandono. La speranza è che altre possano ricostruire il percorso della donna. La ricostruzione completa della vicenda è disponibile su Corriere Milano.
Perché una mamma può arrivare a questo punto
Non conosciamo la storia di questa donna e non spetta a noi giudicarla. Sappiamo però che il periodo che segue il parto è uno dei più delicati della vita di una donna. Il corpo cambia, gli ormoni cambiano, il sonno manca e le responsabilità si moltiplicano in poche ore.
Quando a tutto questo si aggiungono solitudine, paura, difficoltà economiche, una gravidanza vissuta di nascosto, una relazione violenta o la lontananza dalla propria famiglia e dal proprio Paese, la sensazione di non farcela può diventare schiacciante. Il disagio psichico perinatale esiste ed è più comune di quanto si pensi: non è una colpa, né una debolezza. È una condizione che va riconosciuta e curata, come spieghiamo anche in questo approfondimento sulla salute dopo il parto e su quanto un aiuto concreto possa cambiare l’umore e la vita quotidiana di una neomamma.
Chiedere aiuto è possibile, anche in anonimato
In Italia una donna che non può o non vuole tenere il bambino ha delle strade previste dalla legge. La più conosciuta è il parto in anonimato: in ospedale si può partorire senza essere nominata, e il neonato non viene riconosciuto. Esistono poi le cosiddette culle per la vita, strutture che permettono di lasciare un neonato in un luogo sicuro e in modo riservato.
I punti di accesso più semplici sono il consultorio, il pronto soccorso e i servizi sociali del Comune. Nessuno di questi sportelli esiste per giudicare: esistono per dare una mano.
Cosa possiamo fare noi, come genitori e come comunità
Chi sta accanto a una donna incinta o a una neomamma può fare molto con gesti semplici:
- chiedere come sta davvero, senza fermarsi alle risposte di circostanza;
- offrire un aiuto pratico: una spesa, un’ora di sonno, un passaggio dal medico;
- non minimizzare frasi come «non ce la faccio» o «non mi sento una brava madre»;
- accompagnarla al consultorio o dal medico di base se il disagio dura più di qualche giorno;
- evitare il giudizio, che allontana proprio le persone che avrebbero più bisogno di avvicinarsi.
Il neonato di Cinisello Balsamo oggi sta bene, ed è la notizia più importante. Accanto a lui c’è ora una rete di persone che si prende cura di lui e cerca la madre. Perché anche lei, qualunque cosa sia accaduta, è una persona da trovare e da ascoltare.