Una madre e il figlio poco più che ventenne sono stati trovati senza vita nella loro abitazione di Partinico, in provincia di Palermo. Secondo le prime ricostruzioni diffuse dagli organi di informazione, a ucciderli sarebbero state le esalazioni provenienti dalla cantina, dove era in corso la fermentazione del mosto d’uva. Una tragedia che riporta l’attenzione su un rischio poco conosciuto, silenzioso e invisibile, che ogni autunno riguarda moltissime famiglie italiane: quello dei locali chiusi dove si produce o si conserva il vino. Per chi ha figli, sapere come funziona questo pericolo è il primo passo per evitarlo. Maggiori dettagli sulla vicenda si trovano nella cronaca di Fanpage.
Cosa è successo a Partinico
La madre e il figlio vivevano nella stessa casa. È stato proprio il legame quotidiano tra i due, e il silenzio improvviso attorno a loro, a far scattare l’allarme: quando nessuno è riuscito più a contattarli, è stata chiamata la polizia, che ha trovato i corpi all’interno dell’abitazione. Accanto alla casa c’era una cantina con il mosto d’uva in piena fermentazione, attività tipica del periodo della vendemmia.
Le indagini sono ancora in corso e sarà l’autorità giudiziaria a stabilire con certezza le cause. Quello che però gli esperti ripetono da anni è che la fermentazione del mosto in un ambiente chiuso può diventare letale, e che succede più spesso di quanto si immagini, quasi sempre in Sicilia, in Puglia, in Veneto, in Toscana, ovunque ci sia una cantina di famiglia.
Perché il mosto d’uva può uccidere
Durante la fermentazione, gli zuccheri dell’uva si trasformano in alcol e in anidride carbonica. L’anidride carbonica è un gas inodore, incolore e più pesante dell’aria: non si vede, non si sente, non si annusa. In un locale chiuso si accumula dal basso verso l’alto, come un liquido invisibile che riempie la stanza, e progressivamente sostituisce l’ossigeno disponibile.
Il corpo umano, in un ambiente povero di ossigeno, non lancia un allarme chiaro. Non si ha la sensazione di soffocare, perché non manca l’aria da respirare: manca l’ossigeno dentro quell’aria. È questo che rende il pericolo così subdolo, soprattutto in cantina, in un seminterrato o in un garage, magari di notte, mentre tutti dormono nella casa sopra.
I segnali da non ignorare
Quando l’ossigeno in un ambiente chiuso comincia a scarseggiare, il corpo reagisce con sintomi che spesso vengono confusi con altro: mal di testa, capogiri, nausea, stanchezza improvvisa, sonnolenza, difficoltà a concentrarsi, respiro corto. In molti casi la persona non collega il malessere alla cantina e si siede, o si addormenta, proprio dove il rischio è più alto.
La regola è semplice e va ripetuta anche ai ragazzi più grandi: se entrando in un locale chiuso, in particolare in un seminterrato o in una cantina durante la vendemmia, si avverte uno di questi sintomi, si esce subito all’aria aperta e si chiama il 112. Non si scende a controllare da soli, non si prova a “resistere un minuto” per finire un lavoro. E se qualcuno viene trovato privo di sensi in un ambiente sospetto, non si entra senza protezione: si chiamano immediatamente i soccorsi, perché chi entra per primo rischia di diventare la seconda vittima.
Come proteggere la casa e la famiglia
La prevenzione, in questi casi, è fatta di gesti concreti e poco costosi. Ecco i più importanti.
Arieggiare sempre, anche di notte
Durante la fermentazione, la cantina va tenuta aperta e ventilata il più possibile. Se il locale è collegato alla casa da una porta, questa va mantenuta chiusa, con una guarnizione che non lasci passare aria verso le stanze in cui si vive e si dorme.
Non dormire sopra o accanto alla cantina
Se nella stanza sopra la cantina c’è una camera da letto, e in cantina c’è mosto in fermentazione, il consiglio è di cambiare stanza per quei giorni. Di notte il rischio aumenta, perché non ci si accorge dei sintomi.
Installare un rilevatore di CO2
Esistono dispositivi economici, simili ai rilevatori di monossido di carbonio, che suonano quando la concentrazione di anidride carbonica sale. In una casa con cantina o con un locale interrato è una precauzione ragionevole, come avere un estintore in cucina.
Fare i lavori in due, mai da soli
Chi scende in cantina per travasi, pulizie o controlli non dovrebbe mai essere solo, e dovrebbe avvisare qualcuno prima di entrare. Bastano pochi minuti perché la situazione degeneri.
Una perdita che lascia il segno
Partinico è una comunità di poche decine di migliaia di abitanti, dove le notizie di questo tipo non restano mai confinate dentro una cronaca: diventano un lutto collettivo. Una madre e un figlio che muoiono insieme, nella loro casa, è una di quelle storie che colpiscono ogni genitore, perché parlano di un legame che finisce nel modo più impensabile, dentro le mura domestiche.
Anche per questo vale la pena parlarne in famiglia, senza allarmismo ma con chiarezza. Il dolore per perdite improvvise e incomprensibili è qualcosa che molte comunità italiane hanno conosciuto da vicino: è accaduto anche a Veroli, dove una mamma e il suo neonato sono morti per complicanze in gravidanza, lasciando un’intera città senza parole.
Quello che possiamo fare, da genitori
Non possiamo controllare tutto, ma possiamo conoscere i rischi di casa nostra. Se abbiamo una cantina, un garage, un seminterrato o anche solo una stanza poco ventilata dove si produce qualcosa che fermenta, vale la pena fermarsi dieci minuti e chiedersi: l’aria circola? La porta verso le camere è chiusa? I ragazzi sanno che non si scende da soli? Sono domande semplici, che non tolgono nulla alla tradizione della vendemmia e alla gioia di fare il vino in famiglia. Aggiungono solo un po’ di consapevolezza. E a volte è esattamente ciò che fa la differenza.
Alla famiglia di Partinico va il pensiero di chi, come noi, sa quanto la casa sia il luogo in cui si costruisce tutto ciò che conta.