Una casa vuota, le contrazioni che si fanno improvvise, poi la rottura delle acque. È la cronaca di un parto d’urgenza avvenuto a Gradoli, in provincia di Viterbo, dove una giovane mamma alla seconda gravidanza si è ritrovata completamente sola proprio nel momento in cui la sua bambina decideva di nascere. A salvare madre e figlia è stato Federico Santilli, medico anestesista reatino dell’ospedale de Lellis, in servizio sull’elisoccorso Ares 33, insieme a un’équipe che ha lavorato in perfetta sinergia. Una storia a lieto fine, raccontata dal Messaggero, ma anche un promemoria su quanto il parto resti un momento delicato e su quanto conti la preparazione di chi interviene.
Un parto sul pavimento, prima che arrivassero i soccorsi
La donna ha avvertito prima le contrazioni, poi la rottura delle acque. Da sola in casa, ha chiamato il 112. Quando l’elicottero è atterrato e i sanitari sono entrati nell’abitazione, il parto era già avvenuto: la neonata era venuta alla luce sul pavimento, sopra delle coperte, con la mamma ancora sola accanto a lei.
Un dettaglio che fa capire quanto sia stato stretto il margine di tempo: tra la richiesta di aiuto e l’arrivo dei soccorsi, la natura aveva già fatto il suo corso. E a quel punto ogni minuto contava davvero.
La scelta più difficile: restare o trasferire
«La neonata era appena uscita», ha spiegato il dottor Santilli. Serviva decidere, e in fretta. Due le opzioni: trasferire madre e figlia sull’elicottero ancora unite dal cordone ombelicale, oppure intervenire subito sul posto. Il medico ha scelto la seconda strada: taglio del cordone e poi una vecchia manovra ostetrica per favorire la fuoriuscita della placenta.
È il cosiddetto secondamento, la fase in cui la placenta e le membrane fetali vengono espulse dall’utero. Un momento altamente critico, perché tra i rischi c’è anche l’inversione dell’utero. «Di parto si può morire, la donna in questi casi corre rischi altissimi come lo shock emorragico», ha sottolineato l’anestesista. A questo si aggiungono i pericoli per la neonata, come l’ipotermia, considerando che sull’elisoccorso non c’era una culla termica.
La decisione presa è stata quella di fare tutto in casa, compresa la manovra di Credè, ovvero la compressione manuale del corpo dell’utero attraverso la parete addominale, dopo aver separato madre e figlia. «La scelta migliore è quella che viene dettata dall’esperienza, dalla pratica, dalla tua professione», ha aggiunto il medico, che è stato anestesista per dieci anni in sala parto. «Ho agito secondo il principio del primum non nocere, perseguire il bene del paziente».
Con lui la dottoressa Tatyana Popovic e gli infermieri Chiara Perandria, Ugo Biribicchi e Angelica Niri. Poi, insieme all’infermiera Monica Caiello, le procedure delicate per preparare mamma e neonata al trasferimento in elisoccorso. All’ospedale di Viterbo il ginecologo ha visitato e lavato la neonata: tutto bene.
Perché un parto in casa può diventare un’emergenza
Vale la pena distinguere due situazioni molto diverse. Un parto in casa programmato, con un’ostetrica presente e un percorso di assistenza costruito nei mesi, è una scelta seguita e organizzata. Un parto in casa improvviso, senza nessuno accanto, è invece un’emergenza vera, in cui mancano presidi, farmaci e strumenti che in ospedale sono la norma.
Proprio per questo, in una situazione del genere, la cosa più importante è chiamare subito il 112 e restare in contatto con l’operatore, che può guidare passo per passo in attesa dei soccorsi. Non è un dettaglio da poco: la voce dall’altra parte del telefono diventa, nei fatti, il primo presidio di assistenza disponibile.
Cosa può fare una mamma se il parto arriva prima del previsto
Nessun genitore può prevedere l’imprevedibile. Ma qualche accortezza può aiutare a vivere quei minuti con un po’ più di ordine:
- Chiamare il 112 subito e non riagganciare, seguendo le indicazioni dell’operatore.
- Farsi aprire la porta di casa, se c’è qualcuno nelle vicinanze: i soccorritori devono poter entrare senza ostacoli.
- Preparare coperte e asciugamani puliti e asciutti, per coprire la mamma e la neonata.
- Tenere la bambina o il bambino a contatto pelle a pelle con la mamma, coperto e al caldo: la dispersione di calore è uno dei rischi concreti per un neonato appena nato.
- Non tagliare il cordone ombelicale: è una manovra che spetta ai sanitari.
- Non tirare il cordone e non forzare nulla, limitandosi ad aspettare l’arrivo dei soccorsi.
- Avvisare una persona di fiducia, che possa restare presente e aiutare in casa.
Sono indicazioni semplici, ma che in un momento di panico è facile dimenticare. Conoscerle in anticipo aiuta.
La fiducia: la parte invisibile di un salvataggio
C’è un ultimo elemento, forse il più umano di tutta la vicenda. «La donna era contenta e molto emozionata, si è fidata e affidata», ha raccontato il dottor Santilli. In un’emergenza, la fiducia non è un dettaglio emotivo: è ciò che permette a chi soccorre di lavorare e a chi è soccorso di collaborare, anche quando si è spaventati e si prova dolore.
Se stai preparando la nascita e vuoi arrivare al parto con più consapevolezza, può essere utile leggere questa guida completa per una nascita consapevole, con informazioni sul parto naturale e su come orientarsi tra le scelte possibili.
Una storia che finisce bene
Una mamma sola in casa, una neonata appena venuta alla luce, un elicottero che atterra nel momento più critico e un medico che sceglie di restare, invece di rischiare un trasferimento. È andata bene: madre e figlia stanno bene e il ginecologo dell’ospedale di Viterbo ha solo visitato e lavato la bambina.
Dietro il lieto fine c’è una competenza costruita in anni di sala parto e una squadra che ha lavorato in sintonia. E c’è anche un messaggio per tutte le famiglie in attesa: informarsi, prepararsi, sapere chi chiamare e cosa fare sono gesti che non eliminano l’imprevisto, ma possono fare la differenza il giorno in cui l’imprevisto arriva.