Dopo quasi dieci anni di chiusura, a Ivrea ha riaperto i battenti lo storico asilo nido voluto da Adriano Olivetti, tornato a vivere nella sua sede originale di via Camillo Olivetti 34. Non un semplice recupero edilizio, ma una vera restituzione alla città: l’edificio torna a essere quello che era stato pensato per essere, un luogo dove architettura, natura e pedagogia dialogano tra loro. Per le famiglie del territorio significa una cosa molto concreta: un posto in più, in pieno centro, dove lasciare i propri bambini in mani sicure mentre si va al lavoro.
La riapertura conclude un intervento di ristrutturazione da 4,6 milioni di euro, di cui 3 coperti da fondi Pnrr, come racconta la cronaca di Repubblica Torino. Un investimento importante, che dice molto su come una comunità può scegliere di guardare all’infanzia.
Un asilo che ha 85 anni di storia
Adriano Olivetti aprì questo asilo nel 1941 per i figli dei dipendenti, in un’epoca in cui gli asili pubblici non esistevano ancora: sarebbero arrivati solo tra il 1968 e il 1971. Per decenni, generazioni di bambini eporediesi sono cresciute tra queste mura, mentre i genitori lavoravano a pochi passi, nella fabbrica di mattoni rossi.
Tra loro c’è Reginaldo Palermo, 76 anni, che ricorda ancora l’odore dell’olio di fegato di merluzzo somministrato prima di pranzo e la gioia dei giochi in legno, il Matador su tutti. «Erano giochi di ispirazione montessoriana, in cui si lasciava ai bambini lo spazio di creare e immaginare», ha raccontato. Una pedagogia che, a distanza di decenni, resta sorprendentemente attuale e che oggi torna a disposizione delle famiglie.
Un edificio pensato per i bambini, non adattato
Uno degli aspetti più interessanti di questa storia è che l’asilo non è stato ricavato da un edificio qualsiasi. Era già un luogo progettato per l’infanzia, dagli architetti Figini e Pollini, e il restauro ha scelto di conservarne il più possibile le soluzioni originali.
Il risultato è un equilibrio curioso tra passato e presente. Da una parte il pavimento in mosaico degli anni ’40 e i vasini in ceramica ergonomici; dall’altra pannelli fonoassorbenti che sembrano oblò di cielo sul soffitto, un impianto di riscaldamento e climatizzazione a vista e tende elettriche. Dettagli che fanno la differenza nella quotidianità di un nido, dove il comfort acustico e la qualità dell’aria contano davvero.
E poi c’è il giardino, con piccole ruspe cavalcabili, tricicli e ciotole. Oltre le linee dell’edificio si vedono le ciminiere della centrale elettrica, i tetti della Ico e la dorsale di via Jervis, oggi patrimonio Unesco. Uno sguardo che tiene insieme la fabbrica e i bambini, il lavoro e la famiglia.
La creatività si impara giocando
Dentro il nido i bambini montano, smontano, chiudono, aprono, cercano. C’è un grande cesto con le ruote, restaurato e tra i giochi più amati, dentro cui i piccoli ridono e si spingono a vicenda lungo il corridoio: ha 85 anni e continua a funzionare benissimo. È un’immagine semplice di cosa significa imparare facendo, con le mani e con il corpo.
Per i genitori è uno spunto utile anche a casa: non servono giocattoli complicati o costosi per nutrire la creatività di un bambino. Spesso bastano materiali poveri, spazio libero e il tempo per esplorare senza che un adulto corregga o indirizzi ogni mossa. L’approccio che ispirava questo asilo è lo stesso che anima tante esperienze educative di oggi, come i percorsi di arteterapia che usano la creatività come strumento di benessere, anche in gravidanza.
Allo stesso modo, questa riapertura ricorda quanto contino gli spazi pensati su misura per i più piccoli: ambienti accoglienti, a portata di bambino, dove ci si possa muovere, toccare e sperimentare in libertà. Un principio che vale in un nido come in un museo, proprio come accade nei luoghi culturali a misura di bambino.
Cosa sapere se abiti a Ivrea: posti, rette e visite
Il nido è comunale e in questo momento conta 65 bambini iscritti, ma la capienza potenziale arriva a 96: le iscrizioni sono ancora aperte. La retta è quella di un asilo comunale, quindi proporzionata all’Isee, e si parte da circa 30 euro al mese. C’è la mensa interna, con cucina dedicata ai più piccoli.
Un altro elemento da non sottovalutare per chi vive in zona: l’amministrazione sta lavorando anche a un percorso più ampio legato al patrimonio Olivetti, con l’obiettivo di restituire alla città altri spazi storici e creare un indotto turistico. Sono state appena inaugurate un visitor centre e visite guidate che includono l’asilo e diversi ambienti dell’ex complesso industriale.
Perché questa notizia riguarda tutte le famiglie
Non tutti vivono a Ivrea, ma la storia del nido Olivetti parla a ogni genitore. Ricorda tre cose semplici e preziose: che i servizi per la prima infanzia sono infrastrutture sociali, non un lusso; che gli spazi hanno un valore educativo, non solo estetico; e che lasciare i figli in un luogo di qualità mentre si lavora non è una questione privata da risolvere da soli.
C’è poi una frase incisa su un pannello all’uscita di via Olivetti 34, che vale la pena portarsi a casa: «Le grandi idee sembrano idee semplici una volta formulate, come questa dell’asilo nata dall’idea che per costruire una comunità a misura d’uomo, bisogna progettare luoghi a misura di bambini. Luoghi per crescere e fantasticare». Ottantacinque anni dopo, è ancora un ottimo punto di partenza.