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Virus respiratorio sinciziale, al via la settimana di sensibilizzazione: i 7 consigli dei pediatri ai genitori

Da lunedì 2 a venerdì 6 novembre 2026 si tiene la settimana di sensibilizzazione sul virus respiratorio sinciziale (VRS), il virus che nei primi mesi di vita è la causa più frequente di bronchiolite. Per l’occasione la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) ha diffuso sette consigli per i genitori, che riassumiamo qui sotto. La campagna è promossa dall’Osservatorio VirusRespiratori ed è stata rilanciata da Il Giorno, insalutenews e Prima Notizie.

Il virus respiratorio sinciziale visto al microscopio elettronico
Il virus respiratorio sinciziale visto al microscopio elettronico. Foto: CDC, Public Health Image Library (PHIL 2175), via Wikimedia Commons, pubblico dominio

Perché se ne parla proprio adesso

Il VRS circola soprattutto tra autunno e inverno. Secondo i dati diffusi con la campagna, più del 60% dei bambini lo prende nei primi 12 mesi e quasi tutti l’hanno incontrato entro i 2 anni (fonte: Il Giorno). Non riguarda solo i bambini: in Europa colpisce ogni anno circa un anziano su 20 e causa circa 158.000 ricoveri di adulti all’anno nell’Unione europea.

Per l’Italia, uno studio pubblicato nel 2024 sull’Italian Journal of Pediatrics e basato sui ricoveri tra il 2010 e il 2018 ha stimato tra 175 e 195 ricoveri per VRS ogni 100.000 bambini sotto i 5 anni all’anno, con un picco tra 689 e 806 ogni 100.000 nel primo anno di vita. Circa l’85% dei bambini ricoverati non aveva malattie preesistenti (Dovizio et al., 2024; alcuni autori sono dipendenti di un’azienda farmaceutica). A livello mondiale, una stima pubblicata su The Lancet per il 2019 colloca il VRS tra le principali cause di infezione respiratoria grave sotto i 5 anni (Li et al., 2022).

«Il VRS viene ancora percepito come un problema esclusivamente pediatrico, ma può circolare tra persone di ogni età», ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco. «La settimana di sensibilizzazione è un’occasione per imparare a riconoscere i sintomi, evitare di esporre neonati e persone fragili quando si hanno disturbi respiratori e chiedere al medico quali strumenti di prevenzione siano indicati» (fonte: insalutenews).

I 7 consigli della SIAIP per i genitori

Abbiamo riassunto con parole nostre le indicazioni dei pediatri della SIAIP:

  1. Un raffreddore che peggiora. Nei lattanti l’infezione spesso comincia con naso chiuso e tosse e può scendere verso i bronchi nel giro di pochi giorni.
  2. Guardate come respira. I campanelli d’allarme sono un respiro veloce, un fischio o un sibilo, la pelle tra le costole o sotto lo sterno che “rientra” a ogni respiro (rientramenti).
  3. Controllate se mangia e beve. Se il bambino si stanca durante la poppata, mangia molto meno del solito o bagna meno pannolini, va sentito il pediatra.
  4. Fate caso al comportamento. Se è più abbattuto, meno reattivo del solito o difficile da svegliare, chiedete subito aiuto.
  5. Attenzione ai bambini più fragili. I nati prematuri e i bambini con malattie del cuore, dei polmoni o del sistema immunitario sono più a rischio, ma le forme gravi possono colpire anche neonati sani.
  6. Igiene e ambienti. Lavarsi le mani, arieggiare le stanze, evitare il fumo in casa e tenere lontano dal neonato chi ha tosse e raffreddore.
  7. Parlate con il pediatra della prevenzione. Oggi esistono gli anticorpi monoclonali per il neonato e la vaccinazione in gravidanza: il pediatra sa quale protezione è prevista per il vostro bambino.

«Nei lattanti un’infezione che inizia come un raffreddore può evolvere rapidamente in bronchiolite», ha detto Gian Luigi Marseglia, presidente SIAIP e docente all’Università di Pavia. «I genitori devono osservare soprattutto come il bambino respira, se riesce ad alimentarsi e se mantiene la consueta vivacità. Oggi possiamo affiancare a questa attenzione nuove possibilità di prevenzione delle forme gravi. Il pediatra è il riferimento per capire quale protezione sia prevista per il proprio bambino» (fonte: insalutenews). Se volete capire meglio la differenza tra bronchite e bronchiolite, ne abbiamo parlato in questa guida.

Anticorpi monoclonali: cosa sta succedendo nelle Regioni

La campagna di immunizzazione dei neonati è partita il 1° ottobre. Il 3 ottobre i pediatri di famiglia (FIMP), la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno spiegato in una nota congiunta che, in genere, i bambini nati tra il 1° ottobre e il 31 marzo ricevono l’anticorpo nel punto nascita, mentre quelli nati tra il 1° aprile e il 30 settembre lo ricevono dal pediatra di famiglia o nei centri vaccinali, con differenze da Regione a Regione. Le tre società raccomandano anche la seconda stagione con nirsevimab per i bambini sotto i 24 mesi nati prima della 32ª settimana o con particolari fragilità. «La prevenzione contro il VRS non può dipendere dal luogo o dal momento in cui nasce un bambino», si legge nel comunicato FIMP-SIP-SIN.

Un esempio concreto arriva dall’Emilia-Romagna. Nella stagione 2025/26 la Regione ha immunizzato l’88% dei neonati e ha registrato il 76% di ricoveri in meno nel primo anno di vita. Una sola dose protegge per circa 5-6 mesi, e quest’anno sono disponibili due anticorpi, nirsevimab e clesrovimab. La Regione ricorda che gli anticorpi monoclonali non sono vaccini: danno al bambino una protezione “già pronta”, cioè un’immunizzazione passiva (fonte: Regione Emilia-Romagna, 9/10/2026). Per il quadro epidemiologico nazionale c’è la pagina dell’Istituto Superiore di Sanità (EpiCentro). Calendari e modalità cambiano da Regione a Regione: per sapere come funziona dove abitate, chiedete al vostro pediatra o al punto nascita.

Anche gli adulti: over 60 e persone fragili

«Disponiamo oggi di vaccini che consentono di valutare una protezione specifica negli adulti di età superiore a 60 anni e negli adulti di età superiore a 18 anni con condizioni di fragilità o patologie croniche», ha spiegato Enrica Intini dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO-ITS/ETS). Il comunicato precisa che gratuità e rimborsabilità dipendono dalle regole nazionali e regionali (fonte: insalutenews). Per le famiglie questo conta: nonni e adulti con tosse e raffreddore possono trasmettere il virus a un neonato.

Trasparenza: la settimana di sensibilizzazione è promossa dall’Osservatorio VirusRespiratori con il supporto di CSL Seqirus e GSK, aziende che producono vaccini (fonte: comunicato stampa Vox Company del 2/11/2026).

Le informazioni di questo articolo non sostituiscono il parere del pediatra. Se il bambino fatica a respirare, ha le labbra bluastre o è difficile da svegliare, chiamate il 112 o andate al pronto soccorso.

Fonti: insalutenews (2/11/2026), Il Giorno (2/11/2026), Prima Notizie (2/11/2026), FIMP-SIP-SIN (3/10/2026), Regione Emilia-Romagna (9/10/2026), ISS EpiCentro, Ital J Pediatr 2024, The Lancet 2022.

Foto in evidenza: Basile Morin / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 (File: Young mother smiling while holding her baby in Laos.jpg, ritagliata). Foto nel corpo: CDC, Public Health Image Library (PHIL 2175), pubblico dominio.

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