Care lettrici, oggi affrontiamo un tema un po’ diverso dal solito, ma estremamente urgente: una questione che tocca da vicino il futuro del pianeta su cui cresceranno i nostri figli, la bellezza della natura che amiamo esplorare con loro e, soprattutto, la sicurezza delle nostre uscite in famiglia.
L’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ha lanciato un forte allarme: il Disegno di Legge 1552 AC 2984 — già tristemente ribattezzato “Caccia selvaggia” o “DDL Sparatutto” — è stato approvato al Senato ed è ora in discussione alla Camera. Se dovesse passare definitivamente, smantellerà le attuali tutele della fauna selvatica nel nostro Paese.
Vediamo insieme cosa prevede questo provvedimento e perché riguarda direttamente ciascuna di noi.

Cosa prevede davvero il DDL “Caccia selvaggia”?
I punti del provvedimento delineano uno scenario decisamente preoccupante per l’ambiente e la biodiversità:
- Abbattimenti durante la riproduzione: Sarà possibile cacciare un numero maggiore di specie anche durante le fasi delicate di migrazione e riproduzione, quando i piccoli dipendono ancora completamente dai genitori per sopravvivere.
- Meno aree protette, più spari nei boschi: È prevista una riduzione obbligatoria dei parchi e delle zone protette, che verrebbero aperte all’attività venatoria. Sarà inoltre consentito sparare anche nel demanio forestale.
- Stagioni venatorie più lunghe: Viene cancellato il limite del 10 febbraio, prolungando di fatto il periodo dell’anno in cui si potrà cacciare.
- Ingresso nei terreni privati e richiami vivi: Ritorna l’uso dei richiami vivi e viene mantenuto l’articolo 842 del Codice Civile, che consente ai cacciatori di accedere alle proprietà private anche senza il consenso dei proprietari.
Non solo animali: a rischio c’è la sicurezza dei nostri figli
Oltre all’impatto devastante su specie animali già classificate in grave declino dalla comunità scientifica (come anatre, tordi e tortore selvatiche), c’è un risvolto pratico che riguarda la nostra incolumità quotidiana.
Riconvertire aree finora protette e boscaglie pubbliche in zone di caccia significa esporre a un rischio concreto tutte le famiglie, i bambini, i camminatori e i turisti che desiderano semplicemente fare una passeggiata nella natura durante il fine settimana.
Per giustificare queste misure è stata introdotta la figura del cacciatore come “bioregolatore”, un termine che la comunità scientifica considera del tutto privo di fondamento: la gestione e la conservazione degli ecosistemi dovrebbero essere affidate agli scienziati, non a chi pratica la caccia per intrattenimento.
Una grande mobilitazione: come fare la nostra parte?
I richiami della Commissione Europea, gli appelli del mondo scientifico, l’opposizione delle associazioni e persino gli interventi di personalità della cultura come Alessandro Gassmann si stanno moltiplicando contro questo testo. Ma anche la nostra voce di genitori e cittadini può fare una grande differenza.
Cosa possiamo fare subito? Possiamo far sentire la nostra voce sui social: basta dedicare un pensiero, una riflessione o una breve frase a tutela degli animali e dei nostri spazi naturali pubblicandola con l’hashtag #IoMiOppongo.
Insegnare ai nostri figli il rispetto per la vita e la natura passa anche da questi piccoli gesti di tutela concreta del loro domani.