Adwa, Etiopia: Un’esperienza di vita indimenticabile

Visitare un paese come l’Etiopia, e in particolare soggiornare in una missione di suore, è un’esperienza che ti cambia profondamente. Ma nulla può prepararti al “miracolo della vita” vissuto ad Adwa.

L’incontro con Suor Laura

Non erano passate 24 ore dal nostro arrivo ad Adwa quando Suor Laura ci chiamò con urgenza:

“Alejandra, Daniela, ho bisogno di voi! Dobbiamo andare in ospedale, una ragazza sta partorendo, ma non vuole tenere il bambino.”

La domanda sorse spontanea: come può una madre non voler tenere il proprio figlio?

Suor Laura spiegò che la giovane mamma aveva solo 15 anni, viveva in condizioni di estrema povertà e, spaventata, si era rivolta a loro qualche mese prima lamentando dolori addominali. In realtà, era già incinta di cinque mesi.

Durante il tragitto verso l’ospedale, Suor Laura ci raccontò della difficile condizione delle donne in Etiopia e dei loro continui sforzi per garantire loro un’adeguata istruzione e una formazione professionale. Se sei interessato ad approfondire le storie di donne coraggiose, potresti trovare ispirazione in questi libri.

La situazione in ospedale

Arrivammo in ospedale. Suor Laura ci avvertì delle precarie condizioni igieniche e ci raccomandò di non toccare nulla. In fondo al corridoio, vedemmo la futura mamma, che sembrava stare bene, nonostante avesse già rotto le acque.

Suor Laura parlò con il dottore in tigrino. Non capivamo le loro parole, ma dai loro gesti intuimmo che c’erano dei problemi. La discussione si fece sempre più animata. Il nostro sguardo si concentrò sulla ragazza, il cui volto esprimeva solo paura, un’angoscia profonda che sfociava in un pianto silenzioso e carico di dolore.

Avremmo voluto dirle: “Stai tranquilla, andrà tutto bene.” Ma cosa sarebbe andato bene? Partorire in un ambiente così precario? Abbracciare un bambino frutto di una possibile violenza?

Suor Laura interruppe i nostri pensieri: “Dobbiamo trovare un chirurgo, un anestesista e far nascere subito questo bambino con un parto cesareo. Qui in ospedale non faranno nulla prima di lunedì prossimo (era giovedì e la ragazza aveva già rotto le acque).”

La nascita di Daniel-Alexander

Dopo una corsa contro il tempo per recuperare l’anestesista, il chirurgo e l’assistente sociale, tornammo in ospedale. Suor Laura ci chiese di aspettare in macchina.

Poco dopo, un’infermiera ci fece segno di avvicinarci. Era Suor Laura, che, togliendosi la mascherina, ci disse: “Tieni, questo lo portiamo a casa.”

Ci ritrovammo tra le mani un fagottino di pochi minuti di vita.

Tornammo alla Missione e le suore ci affidarono Daniel-Alexander per i pochi giorni che rimanemmo con loro, per poi trasferirlo dalle Suore di Madre Teresa ad Addis Abeba per l’adozione internazionale.

Daniel-Alexander, speriamo che il tuo viaggio sia leggero, che la vita ti doni sempre gioia e coraggio, la stessa gioia e lo stesso coraggio che ci hai fatto provare quando ti abbiamo stretto al petto e abbiamo sentito il battito del tuo piccolo grande cuore.

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